Sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 aprile 2015 e il 30 aprile 2015 (dalla n. 152 alla n. 195)

58) continua la pubblicazione dell'elenco sommario delle decisioni (sentenze e ordinanze collegiali) pronunciate dal Tar Umbria; la pubblicazione, ha cadenza mensile.Dal mese di febbraio 2013 la pubblicazione - alla quale si provvede sulla base di quanto risulta dal "Registro dei Provvedimenti Collegiali" conservato nella Segreteria Generale del Tar, Ufficio pubblicazione - è curata dalla redazione di “Avvocati Amministrativisti in Umbria.

 

Tar Umbria, 3 aprile 2015, n. 153, sull’ammissibilità del ricorso avverso il silenzio del Comune - convertito dal Collegio in ricorso per l’ottemperanza ai sensi dell’art. 32, comma 2 C.P.A., con individuazione del commissario ad acta - relativamente alla domanda di autorizzazione all’installazione della recinzione presentata dai ricorrenti in seguito alla sentenza del TAR Umbria che aveva riconosciuto nell’operato del Comune la mancata instaurazione di un contraddittorio predecisorio e vizio motivazionale nel diniego di autorizzazione, non avendo il provvedimento tenuto conto, da un lato, che un precedente provvedimento aveva autorizzato la recinzione per 3.000 mq., e, dall’altro lato, del fatto che il progetto prevedeva che la recinzione fosse mimetizzata da una siepe, sì da limitarne l’impatto paesaggistico;

 

Tar Umbria, 3 aprile 2015, n. 154, sulla dichiarazione di improcedibilità del ricorso con il quale era stato impugnato il parere di congruità reso dal Consiglio dell’Ordine relativamente all’importo per l’attività di assistenza stragiudiziale prestata dal controinteressato al fine di redigere due testamenti olografi, atteso il sopravvenuto difetto di interesse, dal momento che, nel giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo incardinato dinanzi al Tribunale, l’opposto non ha insistito sull’istanza di provvisoria esecuzione del decreto ingiuntivo ex art. 648 C.p.C., unico profilo nel quale avrebbe avuto rilievo il parere di congruità.;

 

Tar Umbria, 3 aprile 2015, n. 156, sulla inammissibilità del ricorso impugnatorio del provvedimento del Questore di rigetto dell’istanza di rinnovo, per motivi di lavoro subordinato, del permesso di soggiorno e recante contestuale ordine di allontanamento dal territorio italiano, fondato sulla condanna inflittagli dal G.I.P. per il reato di tentata estorsione in concorso; sulla irrilevanza della convivenza del ricorrente con un fratello, poiché ai fini dell’applicazione del regime di favore dettato dall’art. 5, comma 5, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286 (T.U. immigrazione), e dunque perché si renda necessaria la valutazione della pericolosità in concreto, superando l’automatismo espulsivo, rilevano solamente i legami familiari previsti dall’art. 29 dello stesso corpus normativo (coniugi, figli minori, figli maggiorenni a carico, genitori a carico), con esclusione di ogni altro vincolo di consanguineità;

 

Tar Umbria, 3 aprile 2015, n. 157, sulla natura di revoca-decadenza del provvedimento di revoca del permesso di soggiorno per soggiornanti UE di lungo periodo in ipotesi di assenza per 12 mesi consecutivi dal territorio dell’Unione, ai sensi dell’art. 9, comma 7, lett. d), del d.lgs. n. 286/1998; sulla necessità della produzione idonea a dimostrare la sussistenza di una patologia tale da impedire il ritorno nel territorio UE al fine di escludere la revoca-decadenza per gravi e documentati motivi di salute, ai sensi dell’art. 9, comma 6, del d.lgs. n. 286/1998; sull’irrilevanza della situazione complessiva e specifica del soggiornante in tale ipotesi di revoca del permesso di soggiorno di lungo periodo; sull’inidoneità della titolarità di una prestazione assistenziale (assegno sociale) a fondare motivo di esclusione della revoca; sulla sufficienza di una assenza superiore alla metà del periodo massimo che sarebbe stato concedibile per tale atto autorizzatorio al fine di escludere la concessione del permesso di soggiorno ad altro titolo ai sensi dell’art. 9, comma 9, del d.lgs. n. 286/1998;

 

Tar Umbria, 7 aprile 2015, n. 158, sulla legittimità del provvedimento di rimpatrio e foglio di via obbligatorio emanato nei confronti di soggetto esercente l’attività di parcheggiatore abusivo, sanzionata esclusivamente sul piano amministrativo, nell’ipotesi in cui tale condotta abbia determinato, nella fattispecie, turbamento dell’ordine e della sicurezza pubblica; sulla necessità che il giudizio di pericolosità si basi sui concreti comportamenti dell’interessato che, ancorché non integranti reato, rendano probabile, secondo il prudente apprezzamento dell’Autorità di polizia, che il soggetta possa in futuro commettere reati;

 

Tar Umbria, 7 aprile 2015, n. 159 sulla legittimità del provvedimento di rimpatrio e foglio di via obbligatorio emanato nei confronti di soggetto esercente l’attività di parcheggiatore abusivo, sanzionata esclusivamente sul piano amministrativo, nell’ipotesi in cui tale condotta abbia determinato, nella fattispecie, turbamento dell’ordine e della sicurezza pubblica; sulla necessità che il giudizio di pericolosità si basi sui concreti comportamenti dell’interessato che, ancorché non integranti reato, rendano probabile, secondo il prudente apprezzamento dell’Autorità di polizia, che il soggetta possa in futuro commettere reati;

 

Tar Umbria, 7 aprile 2015, n. 160, sulla legittimità del provvedimento di rimpatrio e foglio di via obbligatorio emanato nei confronti di soggetto esercente l’attività di parcheggiatore abusivo, sanzionata esclusivamente sul piano amministrativo, nell’ipotesi in cui tale condotta abbia determinato, nella fattispecie, turbamento dell’ordine e della sicurezza pubblica; sulla necessità che il giudizio di pericolosità si basi sui concreti comportamenti dell’interessato che, ancorché non integranti reato, rendano probabile, secondo il prudente apprezzamento dell’Autorità di polizia, che il soggetta possa in futuro commettere reati;

Tar Umbria, 7 aprile 2015 n. 161, sulla sindacabilità del rimpatrio per motivi di sicurezza pubblica unicamente sotto i profili dell’irragionevolezza, dell’incongruenza della motivazione e del travisamento della realtà fattuale; sulla legittimità del rimpatrio con foglio di via obbligatorio anche a fronte della commissioni di fatti non costituenti reati; sulla funzione preventiva del rimpatrio con foglio di via obbligatorio;

 

Tar Umbria, 7 aprile 2015 n. 162, sulla natura vincolata del diniego di nulla osta per l’esercizio di lavoro subordinato da parte di uno straniero laddove non sia stata prodotta la richiesta documentazione integrativa; sull’impossibilità di dedurre la sussistenza del vizio di eccesso di potere a fronte di una atto di natura vincolata.

 

Tar Umbria, 7 aprile 2015 n. 163, sulla verifica della soccombenza virtuale; sul presupposto della sussistenza di una situazione di potenziale pericolo ai fini della revoca dell’autorizzazione al porto d’armi e del divieto di detenzione di armi; sull’impossibilità della condanna alle spese nei confronti anche di un’altra parte laddove il ricorrente abbia rinunziato alla condanna alle spese nei confronti dell’Amministrazione resistente;

Tar Umbria, 7 aprile 2015, n. 164, sul risarcimento dei danni patiti per occupazione “sine titulo” in seguito ad occupazione preordinata all’espropriazione in carenza di decreto di esproprio (illecito di carattere permanente); sulla legittimazione passiva, in tale procedimento, della amministrazione subentrata nella disponibilità dell’area in questione, successivamente alla trasformazione del fondo e alla scadenza dell’efficacia del periodo di occupazione legittima, con impossibilità, da parte della medesima, di procedere alla definizione del procedimento ablatorio (il decreto di esproprio emanato dopo la scadenza del termine di occupazione legittima sarebbe “tam quam non esset”): il Collegio sostiene che la mancata adozione da parte dell’amministrazione subentrata, dall’entrata in vigore del d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327, della sanatoria "atipica" (perchè non retroattiva) dell’occupazione illecita, mediante adozione del provvedimento di acquisizione coattiva, ex art. 43 del T.U. espropriazioni, cit. (poi dell'art. 42-bis introdotto dall'articolo 34, comma 1, legge n. 111 del 2011), sia apprezzabile ai sensi dell’art. 2055 c.c. quale comportamento rilevante a concorrere, sul piano causale, alla produzione dei danni patiti dai ricorrenti (specie in riferimento al danno da mancato godimento del bene), con conseguente responsabilità in solido (sia pure in misura minore) con l'Amministrazione che ha materialmente realizzato l'opera ed omesso di emettere il decreto di espropriazione entro la scadenza del termine dell'occupazione legittima (fermo restando, nei rapporti interni, l’azione di regresso nella misura determinata dal diverso grado di colpa); sulla titolarità, in capo al proprietario espropriando, di un diritto di credito alla conclusione del contratto e sulla inesistenza di alcun obbligo in capo al medesimo di accettazione delle proposte di cessione provenienti dall’autorità espropriante o dall’Amministrazione che utilizza il bene, rientrando tale scelta nella propria sfera di autonomia negoziale, fermo restando il potere dell’autorità espropriante di emanare il decreto di esproprio entro il termine di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità, durante la pendenza delle trattative per la cessione, fatto salvo il diritto dell’espropriato alla percezione delle maggiorazioni spettanti per la manifestata disponibilità alla cessione; sulla necessità di un "passaggio intermedio", necessario e logicamente precedente il momento risarcitorio, consistente nell'assegnazione di un termine all'Amministrazione perché definisca (in via negoziale o autoritativa ex art. 42-bis T.U., cit.) la sorte della titolarità del bene illecitamente appreso, cui segue, in posizione subordinata e condizionata, la condanna risarcitoria, secondo il criterio esaustivo previsto dallo stesso art. 42-bis, ivi inclusa la parte concernente i danni riflessi ed indiretti alla parte reliquata della proprietà privata;  sul carattere solo eventuale del contraddittorio tra verificatore e periti di parte, in sede di verificazione tecnica, e sulla facoltà delle parti di presentare osservazioni in merito alle operazioni e valutazioni ivi effettuate, tramite le memorie di discussione, da depositarsi nel rispetto dei termini perentori di cui all’art. 73 c.p.a.; sulla commisurazione del risarcimento del danno da perdita di terreni espropriati sulla base del valore venale effettivo al momento del trasferimento della proprietà, con il riconoscimento anche delle potenzialità economiche di terreni, non coincidenti con il loro sfruttamento agricolo e non formalmente trasfuse negli strumenti urbanistici mediante l'attribuzione di un indice fondiario, ma comunque compatibili con la tipizzazione da questi impressa ed inoltre non in contrasto con vincoli inderogabili di legge o da questa discendenti; sulla determinazione dell’indennità di esproprio, da parametrarsi al valore di mercato dei beni occupati, sia in riferimento alle aree edificabili che non edificabili, secondo il metodo "sintetico-comparativo", consistente nell'attribuire al bene da stimare il prezzo di mercato di immobili omogenei, con riferimento tanto agli elementi materiali, quali la natura, la posizione, la consistenza morfologica e simili, quanto alla condizione giuridica, fatta comunque salva l'applicazione del metodo analitico - ricostruttivo, che muove dalle caratteristiche specifiche del fondo espropriato; sulla non applicabilità del valore agricolo medio (VAM) ai fini della determinazione dell’indennità di espropriazione e del risarcimento per occupazione illecita; sulla incidenza, ai fini della effettuazione della stima del valore del fondo, della subordinazione della concreta edificabilità del medesimo ad un PPE di esclusiva iniziativa pubblica, ascrivibile a vincolo "di rinvio" o "strumentale", che limita le obiettive ed intrinseche caratteristiche ed attitudini dell'area; sul risarcimento del danno da mancato godimento del bene, decorrente dalla scadenza del termine quinquennale di occupazione legittima, da computarsi assumendo a valore-base (attualizzato annualmente secondo l'indice Istat) quello di mercato del bene e applicando ad esso il tasso d'interesse legale, da ritenersi quale presumibile e normale indice di redditività dell'immobile, in mancanza di una più puntuale dimostrazione dei frutti e di altra utilità perduti; sul danno non patrimoniale, che, in carenza di dimostrazione da parte del danneggiato delle specifiche conseguenze pregiudizievoli patite, è indennizzabile soltanto ove l’Amministrazione opti per l’acquisizione in via autoritativa; sul carattere eccezionale e insuscettibile di applicazione analogica della previsione di cui all’art. 42 c. 1, del T.U. espropriazioni (corresponsione di un indennizzo forfettariamente liquidato nella misura del dieci per cento del valore venale del bene), perchè tale norma risulta in contrasto con il principio del nostro ordinamento, secondo cui i pregiudizi di carattere non patrimoniale, ai sensi dell’art. 2059 c.c., anche se collegati a valori riconosciuti a livello costituzionale, debbono essere risarciti solo a seguito dell'integrale allegazione e prova in ordine alla relativa consistenza e riferibilità eziologica alla condotta del soggetto asseritamente danneggiato;

 

Tar Umbria, 17 aprile 2015, n. 176,  sul rinnovo del permesso di soggiorno e la ponderazione a tale fine della specifica situazione familiare dell’immigrato, ai sensi dell’art. 5 c. 5, del D.lgs. 25 luglio 1998 n. 286, come modificato dall’art. 2 c. 1, del D.lgs. n. 5/2007 di attuazione della Direttiva 2003/109/CE; sulla valutazione comparativa tra le esigenze di ricongiungimento familiare e di tutela dell’ordine pubblico, per cui il rinnovo del permesso di soggiorno non è automaticamente precluso dall’esistenza di una condanna penale in capo allo straniero, ma deve essere il risultato di una valutazione comparativa della relativa pericolosità sociale e dell’inserimento familiare e sociale del medesimo (i fatti oggetto della condanna penale risultavano particolarmente rilevanti nel giudizio di pericolosità sociale, per l'efferatezza della condotta, consistente negli atti di violenza compiuti, di fronte ai quali le esigenze di ricongiungimento familiare sono risultate del tutto recessive); sulla non decisività, ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno, della circostanza della concessione delle circostanze attenuanti generiche e del beneficio della sospensione condizionale della pena da parte del giudice penale, in considerazione del fatto che il giudizio in ordine alla pericolosità e inaffidabilità per la sicurezza pubblica del soggetto richiedente il rinnovo, ha carattere ampiamente discrezionale e tale da potersi esplicare anche indipendentemente dalla condanna penale o dal patteggiamento.

Tar Umbria, 17 aprile 2015, n. 177, sulle ipotesi di competenza territoriale inderogabile di cui all'art. 13 del C.P.A.; sull'onere di motivazione del provvedimento amministrativo anche alla luce del diritto comunitario e della Carta di Nizza; sul necessario contemperamento fra onere motivazionale ed esigenze di tutela dell'ordine pubblico in materia di accesso a documenti coperti da segreto di Stato; sull'esercizio della discrezionalità amministrativa caratterizzante il procedimento di concessione della cittadinanza italiana (il testo del provvedimento è parzialmente oscurato ai sensi dell'art. 52 del decreto legislativo del 30 giugno 2003, n. 196 - Codice in materia di protezione dei dati personali);

 

Tar Umbria, 17 aprile 2015, n. 178, sulla distinzione tra l'istituto della verificazione e quello della consulenza tecnica d'ufficio; sull'inapplicabilità alla verificazione dell'istituto di cui all'art. 196 c.p.c. (rinnovazione delle indagini e sostituzione del consulente) e sulla inoperatività del rinvio esterno di cui all'art. 39 del C.P.A. con riguardo alla verificazione; sui presupposti per il riconoscimento del nesso eziologico fra la patologia lamentata e l'attività svolta nelle controversie per il riconoscimento della causa di servizio; sulla nozione di concausa efficiente e determinante di servizio; sulla natura obbligatoria e vincolante del parere reso dal Comitato di Verifica per le cause di servizio (il testo del provvedimento è parzialmente oscurato ai sensi dell'art. 22 del decreto legislativo del 30 giugno 2003, n. 196 - Codice in materia di protezione dei dati personali);

 

Tar Umbria, 20 aprile 2015, n. 179 (ordinanza), sulla competenza funzionale inderogabile del T.A.R. Lazio, sede di Roma, in ordine alle controversie aventi ad oggetto l'accertamento del rapporto di impiego pubblico in qualità di appartenente ai Servizi di Informazione e Sicurezza, rientrando queste tra le controversie relative al rapporto di lavoro del personale del DIS, dell'AISI e dell'AISE, di cui all'art. 135, comma 1, lett. o) del C.P.A;

 

Tar Umbria, 21 aprile 2015, n. 187, sulla natura vincolata del provvedimento di revoca della patente di guida previsto dall'art. 120, comma 2, del d.lgs. n. 285 del 1992 (Codice della Strada) e sulla non necessità della previa comunicazione di avvio del procedimento in tali ipotesi; sulla non qualificabilità della revoca della patente di guida, di cui all'art. 120 d.lgs. n. 285 del 1992, come sanzione amministrativa accessoria alla violazione di una disposizione in tema di circolazione stradale; sulla idoneità della sentenza di patteggiamento ex art. 444 c.p.p. a spiegare effetti extrapenali nel procedimento amministrativo di revoca della patente di guida;

 

Tar Umbria, 21 aprile 2015, n. 188, sulla carenza di giurisdizione del Giudice Amministrativo rispetto alla controversia avente ad oggetto il concorso pubblico concernente il riconoscimento della funzione di coordinamento, in quanto tale tipo di concorso è diretto alla mera attribuzione di un’indennità, senza che neppure venga in discussione il passaggio da una posizione economica inferiore ad una superiore della stessa area; sulla sussistenza della riserva di giurisdizione amministrativa ex art. 63, comma 4, D. Lgs. n. 165/2001 con esclusivo riguardo ai concorsi pubblici diretti alla costituzione di un nuovo rapporto di lavoro pubblico;

 

Tar Umbria, 21 aprile 2015, n. 189, sulla dimidiazione del termine di centottanta giorni per la presentazione dell’istanza di manifestazione di interesse alla prosecuzione del giudizio, decorrente dalla comunicazione del decreto presidenziale di perenzione del ricorso previsto dall’art. 1 dell’Allegato 3 del Cod. Proc. Amm., in presenza di uno dei riti abbreviati di cui all’art. 119 del Cod. Proc. Amm.; sul venir meno del potere espropriativo alla scadenza del termine di efficacia della dichiarazione di pubblica utilità; sull’illegittimità del provvedimento di esproprio adottato oltre i termini previsti dalla dichiarazione di pubblica utilità;

 

Tar Umbria, 21 aprile 2015, n. 190, sulla cogestione della Regione e della Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggisitici in ordine alla valutazione dell’incidenza sul paesaggio di interventi di attuazione di un piano di recupero; sulla configurabilità del vizio di eccesso di potere per contraddittorietà esclusivamente in presenza di un provvedimento amministrativo affetto da contraddizioni e incongruenze rispetto a precedenti valutazioni e atti provenienti dalla medesima Autorità;

Tar Umbria, 29 aprile 2015, n. 191, sulla conoscibilità da parte del Giudice Amministrativo di una questione relativa alla sussistenza della servitù d’uso pubblico su una strada di proprietà privata, laddove parte ricorrente lamenti l’illegittimità del potere autoritativo di rilascio del richiesto titolo abilitativo (sicuramente riconducibile nella giurisdizione del G.A.), essendo tale questione di carattere preliminare all’azione di annullamento e perciò valutabile incidentalmente ai sensi dell'art. 8 C.P.A.; sulla ratio del principio di alternatività tra ricorso straordinario al Capo dello Stato e ricorso giurisdizionale di cui all’art. 8, D.P.R. 24 novembre 1971, n. 1199 che deve ritenersi sempre operante nei casi in cui le due diverse impugnative siano sostanzialmente caratterizzate dall’identità del contendere e della relativa ratio; sui presupposti necessari affinché una strada possa essere qualificata pubblica; sugli effetti delle sentenze meramente processuali che, non essendo suscettibili di dar vita al c.d. giudicato sostanziale, non recano un accertamento idoneo a far stato ad ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa, secondo quanto previsto dall’art. 2909 Cod. Civ.;

 

Tar Umbria, 30 aprile 2015, n. 192, sulla giurisdizione del G.A. in ordine alle  controversie relative al conferimento di un incarico dirigenziale di cui all’art. 110, comma 1, D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, tramite selezione pubblica (con valutazione comparativa) aperta anche a candidati esterni (motiva diffusamente sul punto, dando atto dei principali orientamenti giurisprudenziali); sulla non conoscibilità da parte del Giudice Amministrativo delle controversie inerenti la validità e/o l’efficacia dei contratti stipulati successivamente alla procedura di assunzione, in quanto attinenti a posizioni di diritto soggettivo che rientrano, invece, nella giurisdizione del Giudice Ordinario; sull’obbligo della P.A. di predeterminare già nell’Avviso pubblico criteri specifici di valutazione dei candidati al fine di delimitare la discrezionalità tecnica della Commissione Valutatrice, in ossequio ai principi di trasparenza, imparzialità e par condicio;  sull’illegittimità dell’operato della Commissione che, recependo acriticamente i criteri forniti dall’Avviso pubblico, in regime di  discrezionalità tecnica assoluta ha stabilito i punteggi da attribuire alla voci di valutazione a termini di presentazione della domande scaduti ed antecedentemente all’apertura dei plichi contenenti i curricula, quest’ultimo comportamento da solo sufficiente a determinarne la potenziale conoscenza del contenuto e, dunque, l’oggettiva possibilità di influenzare la fissazione dei criteri stessi;

 

Tar Umbria, 30 aprile 2015, n. 195, sulla giurisdizione del G.A. in ordine alle  controversie relative al conferimento di un incarico dirigenziale di cui all’art. 110, comma 1, D.Lgs. 18 agosto 2000, n. 267, tramite selezione pubblica (con valutazione comparativa) aperta anche a candidati esterni (motiva diffusamente sul punto, dando atto dei principali orientamenti giurisprudenziali); sull’obbligo della P.A. di predeterminare già nell’Avviso pubblico criteri specifici di valutazione dei candidati al fine di delimitare la discrezionalità tecnica della Commissione Valutatrice, in ossequio ai principi di trasparenza, imparzialità e par condicio; sull’illegittimità dell’operato della Commissione che, recependo acriticamente i criteri forniti dall’Avviso pubblico, in regime di  discrezionalità tecnica assoluta ha stabilito i punteggi da attribuire alla voci di valutazione a termini di presentazione della domande scaduti ed antecedentemente all’apertura dei plichi contenenti i curricula, quest’ultimo comportamento da solo sufficiente a determinarne la potenziale conoscenza del contenuto e, dunque, l’oggettiva possibilità di influenzare la fissazione dei criteri stessi.

si segnala che le sentenze e ordinanze relative a giudizi di ottemperanza a seguito di decreto della Corte di appello in materia di Equa Riparazione nel mese di aprile sono: n. 152, n. 165, n. 166, n. 167, n. 168,  n. 169, n. 170, n. 171, n. 172, n. 175 (ordinanza), n. 181, n. 182, n. 183, n. 184, n. 193 e n. 194.

si segnala che le sentenze di improcedibilità per cessata materia del contendere e  sopravvenuta carenza di interesse sono: n. 155, n. 173, n. 174, n. 185, n. 186;

 

si segnala, infine, che nel mese di aprile è stata emanata la seguente  ordinanza interlocutoria: n. 180.

 

si segnalano per la rilevanza ovvero per la novità delle questioni trattate le decisioni numeri 153, 191192 e 195

 

per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 marzo  e il 31 marzo 2015

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 per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 maggio e il 31 maggio 2015

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per gli elenchi delle decisioni degli anni 2010 - 2011 - 2012 - 2013 – 2014 - 2015

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per reperire le decisioni nel sito istituzionale della g.a.

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