Sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 aprile e il 30 aprile 2016 (dalla n. 297 alla n. 393)

 70) continua la pubblicazione dell'elenco sommario delle decisioni (sentenze e ordinanze collegiali) pronunciate dal Tar Umbria; la pubblicazione, ha cadenza mensile.
 Dal mese di febbraio 2013 la pubblicazione - alla quale si provvede sulla base di quanto risulta dal "Registro dei Provvedimenti Collegiali" conservato nella Segreteria Generale del Tar, Ufficio pubblicazione - è curata dalla redazione di “Avvocati Amministrativisti in Umbria".

Tar Umbria, 1 aprile 2016, n. 297, (sentenza in forma semplificata), sulla legittimazione ad agire di un Ordine professionale (Ordine degli Ingegneri) avverso gli atti di un procedimento per l’affidamento di un incarico di collaudo statico e tecnico amministrativo in corso d’opera dei lavori di mitigazione del rischio idrogeologico con criterio di aggiudicazione del prezzo più basso, dal momento che fra gli interessi istituzionali dell’Ordine vi è anche quello di assicurare il pieno rispetto della par condicio nell’esercizio dell’attività professionale; sulla tipizzazione dei soggetti a cui le stazioni appaltanti possono affidare i servizi tecnici tra cui quello di collaudo prevista dal combinato disposto degli artt. 91, comma 8 e 120 comma 2-bis del D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163; sull’inderogabilità delle norme in materia di affidamento degli incarichi di collaudo contenute nel Codice dei Contratti Pubblici che sono oggetto di riserva legislativa statale in quanto attinenti alla tutela della concorrenza da parte dell’elenco contenuto negli artt. 20 e 21 L.R. Umbria 21 gennaio 2010 n. 3; sulla legittimità dell’esclusione degli ingegneri dipendenti pubblici a tempo pieno dalla partecipazione alla selezione, non potendosi questi ultimi paragonare ai professionisti elencati, dal momento che non possono esercitare la libera professione e, dunque, assumere la qualifica professionale che l’art. 90 D.Lgs. 163 del 2006 richiede per i progettisti esterni;

Tar Umbria, 1 aprile 2016, n. 299, sui presupposti per la sospensione necessaria del processo di cui all’art. 295 c.p.c., per la cui disposizione non risulta sufficiente che tra due liti sussista una mera pregiudizialità logica essendo necessario un rapporto di pregiudizialità giuridica che ricorre solo quando la definizione di una controversia costituisca l’indispensabile antecedente logico giuridico della decisione dell’altra; sulla nozione di controinteressato in senso tecnico, che postula il concorso di due elementi essenziali, uno di tipo formale (espressa menzione o immediata individuabilità nel provvedimento impugnato,) l’altro di tipo sostanziale (interesse giuridico qualificato al mantenimento degli effetti dell’atto in questione); sull’esclusione della qualifica di controinteressato in capo ai residenti in edifici limitrofi all’intervento firmatari di esposti; sulla necessità di invitare, ai fini della convocazione ad una conferenza di servizi decisoria delle amministrazioni interessate ai sensi dell’art. 14, comma 1 L. 7 agosto 1990 n. 241, tutte le Amministrazioni titolari di poteri decisori in materia, al fine di non alterare surrettiziamente l’esito della Conferenza stessa; sulla nozione di volume tecnico, che corrisponde ad un’opera priva di qualsiasi autonomia funzionale, anche solo potenziale, perché destinata a contenere, senza possibilità di alternative e comunque per una consistenza volumetrica del tutto contenuta, impianti serventi di una costruzione principale per essenziali esigenze tecnico funzionali della medesima; sull’esclusione dalla riconducibilità a volume tecnico di quegli impianti necessari per l’utilizzo dell’abitazione ubicati all’interno di questa, come possono essere quelli connessi alla condotta idrica, termica o all’ascensore e simili i quali si risolvono in semplici interventi di trasformazione senza ingenerare aumento alcuno di carico territoriale o di impatto visivo; sulla natura del silos quale struttura di grandi dimensioni ancorata in modo stabile al terreno che costituisce intervento di nuova costruzione; sulla necessità per la realizzazione di un silos, incompatibile con la nozione di volume tecnico, del permesso di costruire; sull’impugnabilità unitamente all’atto applicativo delle prescrizioni di dettaglio contenute nelle norme tecniche di attuazione del P.R.G. aventi natura regolamentare;

Tar Umbria, 1 aprile 2016, n. 300, sulla giurisdizione nelle controversie inerenti la legittimità di procedure selettive svoltesi ai sensi dell’art. 15 ter D.Lgs. n. 502 del 1992 finalizzate al conferimento dell’incarico di direzione di una struttura complessa sanitaria nell’ambito dell’Azienda Ospedaliera; sulla necessità di verificare il concreto atteggiarsi della procedura di conferimento di incarico, con la conseguenza che, ove sia stata adottata una scelta di carattere fiduciario affidata alla responsabilità e alla discrezionalità del direttore generale resta ferma la competenza del giudice ordinario, viceversa qualora l’attività preparatoria si sia tradotta in una valutazione di titoli con attribuzione di punteggi e formazione di una graduatoria o comunque in un’effettiva comparazione del merito, è ravvisabile una procedura selettiva sia sul piano procedimentale che su quello della valutazione dei candidati e pertanto sussiste la giurisdizione del giudice amministrativo; sulla natura assimilabile ad un concorso pubblico della selezione esaminata,  tenuto conto che la commissione di esperti, operando una valutazione comparativa dei candidati, sotto il profilo dei titoli posseduti e sulla base di un colloquio, ha individuato una terna di nominati idonei da proporre al direttore generale, producendo di fatto una graduatoria di merito; sulla natura discrezionale e non fiduciaria del potere di nomina in capo al direttore generale, in quanto limitato dall’obbligo di motivazione in ipotesi di discostamento dalla graduatoria;

Tar Umbria, 1 aprile 2016, n. 301, sull’insussistenza dell’obbligo di  comunicazione ai sensi dell’art. 10-bis della L. n. 241 del 1990 in ipotesi di diniego di riconoscimento dell’equo indennizzo, sia perché il relativo procedimento è ricompreso tra quelli di natura previdenziale, sia perché ricorrono le condizioni previste dall’art. 21-octies l. 241 del 1990, dato che il giudizio espresso dal Comitato di verifica è vincolante per l’Amministrazione, la quale non avrebbe potuto adottare un provvedimento diverso; sulla sufficienza della motivazione per relationem ad altro atto reso disponibile insieme con il provvedimento finale che ad esso si richiama; sull’insussistenza dell’obbligo della P.A. di motivare in ordine alla scelta tra pareri medico legali contrastanti della Commissione Medica Ospedaliera e del Comitato di Verifica sulla dipendenza da causa di servizio dell’infermità contratta dal pubblico dipendente; sulle diverse funzioni della Commissione Medica che ha il compito di verificare la diagnosi sull’infermità, l’indicazione della categoria, il giudizio di idoneità al servizio e del Comitato di verifica che invece ha quello di accertare la riconducibilità ad attività lavorativa delle cause produttive di infermità o lesione e pronunciarsi con parere motivato sulla dipendenza dell’infermità o lesione da causa di servizio; sulla discrezionalità tecnica che connota i giudizi resi dagli organi medico-legali, sicché il sindacato esperibile su di essi dal giudice amministrativo è limitato ai profili di irragionevolezza, illogicità o travisamento dei fatti, ossia ad una valutazione esterna di congruità e sufficienza del giudizio di non dipendenza;

Tar Umbria, 1 aprile 2016, n. 302, sulla necessità in caso di richiesta di permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare che i familiari siano presenti regolarmente sul territorio italiano; sul carattere ostativo al rilascio del permesso di soggiorno di una condanna per un delitto previsto dall’art. 380, commi 1 e 2 c.p.p. (rapina e lesioni aggravate);

Tar Umbria, 1 aprile 2016, n. 304, (sentenza in forma semplificata), sull’obbligo di rigorosa motivazione gravante sul Ministero per i beni culturali nel caso di adozione di un decreto di vincolo indiretto ai sensi dell’art. 45 del Codice dei beni culturali con divieto assoluto di edificazione mediante azzeramento o totale compressione dello ius edificandi; sull’obbligo di compiere un’adeguata istruttoria nell’imposizione del vincolo indiretto vista la natura degli interessi pubblici (tutela del patrimonio artistico) e privati (tutela della proprietà privata) in gioco, entrambi di rango costituzionale; 

Tar Umbria, 1 aprile 2016, n. 306 (sentenza in forma semplificata), sulla sufficienza della presenza di “evenienze archeologiche” a fondare la competenza, per effetto dell’art. 17, comma 3, lettera n), del D.P.R. n. 233 del 2007, della Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici; sull’illegittimità del parere paesaggistico (ovvero del suo annullamento in autotutela) motivato in maniera generica e non contenga i riferimenti in grado di rendere comprensibile al destinatario le eventuali modifiche progettuali idonee a rendere il progetto compatibile con il bene tutelato; sull’illegittimità per contraddittorietà dell’atto di annullamento in autotutela che non evidenzi le ragioni per le quali l’Amministrazione intende discostarsi dalla precedente determinazione favorevole in presenza dei medesimi presupposti di fatto;

Tar Umbria, 1 aprile 2016, n. 307 (sentenza in forma semplificata), sulla natura automaticamente ostativa al rinnovo o rilascio del permesso di soggiorno della sentenza penale di condanna per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti; sulla conseguente non applicabilità delle garanzie di cui all’art. 7 della L. n. 241 del 1990; sull’impossibilità di far valere, nel processo amministrativo di annullamento, elementi di fatto non portati a conoscenza dell’Amministrazione durante il procedimento, fermo restando il potere discrezionale dell’Amministrazione stessa di valutare tali elementi in un eventuale procedimento in autotutela;

Tar Umbria, 4 aprile 2016, n. 326, sulla sussistenza della giurisdizione del G.A. in materia di atti compiuti dai commissari liquidatori di società poste in liquidazione coatta amministrativa; sulla sussistenza della legittimazione passiva del Ministero dello Sviluppo Economico, in qualità di autorità dotata di poteri di vigilanza sulla procedura di liquidazione coatta amministrativa; dichiara improcedibile il ricorso per sopravvenuta carenza di interesse;

Tar Umbria, 7 aprile 2016, n. 327, sulla natura altamente discrezionale dei poteri del Prefetto in materia di valutazione dei fatti presupposti all’emanazione della c.d. interdittiva antimafia; sulla censurabilità di dette valutazioni solamente nei limiti di evidenti vizi di eccesso di potere per manifesta illogicità ed erronea e travisata valutazione dei presupposti; sulla funzione della c.d. interdittiva antimafia di realizzare la massima anticipazione della soglia di tutela di interessi pubblici primari, con conseguente sufficienza, ai fini della sua adozione, di un quadro indiziario che lasci presumere od induca a ritenere “non improbabile” il rischio di coinvolgimento associativo con la criminalità organizzata da parte dell’impresa che è destinataria del provvedimento; sull’utilizzabilità a tal fine di elementi di fatto risalenti nel tempo e delle risultanze di procedimenti penali in corso; sulla ragionevolezza del provvedimento di diniego di annullamento in autotutela della c.d. interdittiva antimafia che faccia riferimento alla marginalità delle azioni intraprese dall’impresa destinataria al fine di eliminare il rischio di infiltrazione; sulla ragionevolezza della scelta di sottoporre a commissariamento la società destinataria della c.d. interdittiva antimafia nell’ipotesi in cui tale scelta sia indviduata come la più idonea a garantire una corretta gestione degli appalti in atto;

Tar Umbria, 7 aprile 2016, n. 332, sulla sussistenza di un interesse pubblico all’annullamento in autotutela delle prove concorsuali nell’ipotesi in cui la proposizione di un ricorso giurisdizionale, non manifestamente infondato, metta a rischio l’intera procedura concorsuale, sussistendo la necessità di garantire, ai sensi dell’art. 97 Cost., la continuità della prestazione professionale dei vincitori del concorso stesso; sulla sussistenza di un preminente interesse pubblico a garantire la trasparenza e l’anonimato delle prove concorsuali; sull’illegittimità di una prova pratica redatta in forma scritta nella quale non sia stato garantito l’anonimato, in conseguenza dell’incomprimibile principio di imparzialità delle procedure concorsuali;

Tar Umbria, 7 aprile 2016, n. 333, sull’ammissibilità dell’impugnazione giurisdizionale dell’atto consequenziale ad atto presupposto impugnato con ricorso straordinario al Presidente della Repubblica, non essendo applicabile il principio di alternatività all’ipotesi di impugnazione di atti diversi; sulla legittimità dell’annullamento in autotutela della PAS per impianto di cogenerazione a biomasse nell’ipotesi in cui il proponente non dimostri la disponibilità delle aree destinate all’impianto di teleriscaldamento; sulla sussistenza di un interesse pubblico in re ipsa all’annullamento di un titolo per la costruzione di un impianto in cogenerazione quando sia dimostrata la possibilità materiale di costruire il solo impianto per la produzione di energia elettrica, atteso il diverso livello di benefici ambientali ed economici derivanti dall’attivazione delle due diverse tipologie di impianti;

Tar Umbria, 7 aprile 2016, n. 334, sul generale divieto, ai sensi dell’art. 3, comma 6, della L. n. 127 del 1997, di prevedere limiti di età per l’accesso a pubblici concorsi; sulla possibilità dell’Amministrazione di derogare a tale divieto solo se giustificate dalla natura del servizio o da oggettive necessità dell’Amministrazione; sul conseguente obbligo dell’Amministrazione di motivare compiutamente in ordine alle ragioni che giustificano la deroga; sull’inammissibilità di un’integrazione postuma della motivazione mediante gli atti difensivi depositati nel corso del giudizio;

Tar Umbria, 13 aprile 2016, n. 336, sulle ipotesi di improcedibilità del ricorso che possono verificarsi nel caso in cui il rapporto giuridico sotteso all’impugnato provvedimento è stato oggetto di una nuova regolamentazione intervenuta in corso di causa e questo ha fatto venire meno gli effetti dell’originario provvedimento, o nel caso in cui l’atto del cui annullamento si discute ha, di fatto, consumato la sua efficacia, con sostanziale sopravvenuta carenza di interesse a coltivare l’impugnativa nel caso in cui nessuna concreta utilitas possa derivare alla parte ricorrente dalla decisione di merito del rimedio giurisdizionale; sull’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata indipendentemente dall’impugnazione dell’atto che implica attuazione di una norma di Legge che si assume contraria al dettato costituzionale, non essendo consentita nel nostro Ordinamento la diretta sollecitazione, nei confronti del Giudice delle Leggi, di una pronuncia di verifica della costituzionalità della norma (in particolare era stata proposta questione di legittimità cost. dell’art. 5, commi 2, 3, e 4 della L.R.U. n. 29 del 2014);

Tar Umbria, 13 aprile 2016, n. 337, sulle ipotesi di improcedibilità del ricorso che possono verificarsi nel caso in cui il rapporto giuridico sotteso all’impugnato provvedimento è stato oggetto di una nuova regolamentazione intervenuta in corso di causa e questo ha fatto venire meno gli effetti dell’originario provvedimento, o nel caso in cui l’atto del cui annullamento si discute ha, di fatto, consumato la sua efficacia, con sostanziale sopravvenuta carenza di interesse a coltivare l’impugnativa nel caso in cui nessuna concreta utilitas possa derivare alla parte ricorrente dalla decisione di merito del rimedio giurisdizionale; sull’inammissibilità della questione di legittimità costituzionale sollevata indipendentemente dall’impugnazione dell’atto che implica attuazione di una norma di Legge che si assume contraria al dettato costituzionale, non essendo consentita nel nostro Ordinamento la diretta sollecitazione, nei confronti del Giudice delle Leggi, di una pronuncia di verifica della costituzionalità della norma (in particolare era stata proposta questione di legittimità cost. dell’art. 5, commi 2, 3, e 4 della L.R.U. n. 29 del 2014);

Tar Umbria, 13 aprile 2016, n. 338, sull’inammissibilità per violazione del ne bis in idem del ricorso che denuncia l’illegittimità di atti già oggetto di precedente gravame e che nell’occasione sono stati giudicati pienamente legittimi; sul  principio del ne bis in idem che è ricavabile dalla disciplina del processo civile (artt. 2909 del C.C. e 324 c.p.c.) ed è applicabile, in quanto compatibile ed espressione di principio generale, alla disciplina del processo amministrativo ai sensi dell’art. 39, comma 1, c.p.a.;

Tar Umbria, 13 aprile 2016, n. 340, sui provvedimenti di D.A.S.P.O. che, poiché protesi alla più efficace tutela dell’ordine pubblico, nonché ad evitare la reiterazione dei comportamenti vietati, ben possono prescindere dal previo coinvolgimento procedimentale del destinatario della misura di prevenzione; sulla natura interdittiva atipica di tali provvedimenti che è connessa ad una situazione di pericolosità espressa solamente in occasione di manifestazioni sportive e che connota la presenza di un’ampia discrezionalità, in considerazione della sua finalità di tutela dell’ordine;

Tar Umbria, 13 aprile 2016, n. 341, sull’accertamento della sussistenza del fatto contenuto in una sentenza penale irrevocabile di condanna che ha efficacia di giudicato nel giudizio per responsabilità disciplinare davanti alla P.A. con la conseguenza che i fatti compiutamente accertati nella sede penale vanno assunti nel procedimento disciplinare senza che sugli stessi l’Amministrazione possa procedere a nuovi e separati accertamenti; sulla preminenza dell’interesse della collettività ad essere difesa dalla pericolosità sociale di un suo membro, allorché questo sia un dipendente dell’ amministrazione di P.S., rispetto all’interesse del singolo alla graduazione della sanzione disciplinare che gli deve essere applicata; sul sistema sanzionatorio delle condotte del personale di polizia non conformi a compiti di servizio (tra cui anche la destituzione ex art. 7, D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737) che prevede regole particolarmente rigorose a presidio della legalità cui tali condotte devono necessariamente ispirarsi, atteso che esse coinvolgono in via diretta ed immediata la dignità, il prestigio e l’immagine dell’Amministrazione, nonché la fiducia del cittadino verso l’Istituzione; sull’insindacabilità da parte del Giudice Amministrativo - fatte salve le ipotesi di manifesta irrazionalità o sproporzione - della scelta dell’Amministrazione di comminare la sanzione della destituzione dal servizio, poiché connotata da ampia discrezionalità relativa alla valutazione dei fatti contestati ai fini della loro rilevanza disciplinare;

Tar Umbria, 13 aprile 2016, n. 342, sulla sussistenza della giurisdizione del solo Giudice Amministrativo alla luce dell’art. 133, comma 1, lett. b, c.p.a. (tenuto conto dei principi costituzionali di cui agli artt. 3, 24 e 111 Cost.), nei giudizi avverso i provvedimenti, comunque denominati, di revoca e/o ritiro e/o di decadenza di pubbliche sovvenzioni che siano riconducibili contemporaneamente al momento genetico ed al momento funzionale del rapporto (si discosta motivatamente dall’indirizzo maggioritario espresso, da ultimo, dal Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria 6/2014); sulla non riconducibilità dell’inciso “canoni ed altri corrispettivi”, contenuto nell’art. 133 c.p.a., in relazione al quale viene espressamente affermata la giurisdizione del Giudice Ordinario, ai finanziamenti pubblici, alla luce dell’interpretazione letterale, da un lato, e logico-sistematica dall’altro; sulla motivazione ob relationem che corrisponde ad una tecnica motivazionale pienamente ammessa dall’art. 3 della Legge 7 agosto 1990 n. 241, specie allorquando il provvedimento sia preceduto da atti istruttori o da pareri e purché l’interessato sia messo in grado di prenderne visione;

Tar Umbria, 13 aprile 2016, n. 344; sul principio generale per cui è insufficiente, ai fini dell’avvalimento, l’esclusiva riproduzione nel testo dei contratti della formula legislativa della messa a disposizione delle “risorse necessarie di cui è carente il concorrente”, o espressioni equivalenti, occorrendo, invece, una precisa indicazione delle risorse e dei mezzi in concreto prestati (il Collegio nel caso di specie ha, tuttavia, ritenuto sufficiente che la specificazione dei requisiti oggetto del trasferimento, come richiesto negli atti di gara, ovvero bilanci, mezzi e personale emergesse da una lettura combinata del contratto di avvalimento con le collegate dichiarazioni sostitutive prodotte dalle imprese del raggruppamento aggiudicatario e delle imprese ausiliarie); sull’applicabilità del soccorso istruttorio anche ai casi di totale carenza del contratto di avvalimento, quale documento da allegare in gara, seppur da intendersi come mera mancata allegazione alla documentazione di gara, con ciò non potendo escludersi la regolarizzazione delle stesse dichiarazioni rese ai sensi dell’art. 49 del Codice; sull’onere motivazionale della Stazione appaltante in caso di valutazione della gravità o meno delle condanne penali riportate dal concorrente (la pronuncia dà atto delle varie tesi giurisprudenziali formatesi sul punto); sulla forma implicita della motivazione che è configurabile soltanto ove le ragioni della stessa siano chiaramente intuibili sulla base del contenuto del provvedimento impugnato, pena la manifesta violazione dell’art. 3, Legge 7 agosto 1990 n. 241; sull’idoneità ad incidere negativamente sul rapporto fiduciario con la Stazione appaltante per la inerenza alla natura delle specifiche obbligazioni dedotte in contratto dei reati in materia di prevenzione degli infortuni sul lavoro e di mancato ripetuto versamento di ritenute operate sulle retribuzioni;

Tar Umbria, 13 aprile 2016, n. 345, sulla legittimità di una ordinanza di demolizione di opere insistenti su area demaniale; sul riparto di giurisdizione tra giudice amministrativo e tribunale superiore delle acque pubbliche; sulla sopravvenuta improcedibilità del ricorso principale avverso l'ordinanza di demolizione in seguito alla presentazione dell'istanza di sanatoria; sui presupposti per l'ammissibilità della richiesta di C.T.U. in relazione all'onere probatorio di cui la parte è gravata; sulla legittimità dell'istituto dell'assorbimento dei motivi nei giudizi aventi ad oggetto l'impugnazione di provvedimenti a c.d. "motivazione plurima";

Tar Umbria, 13 aprile 2016, n. 346, sulla legittimità di una ordinanza di demolizione di opere insistenti su area demaniale; sul riparto di giurisdizione tra giudice amministrativo e tribunale superiore delle acque pubbliche; sulla sopravvenuta improcedibilità del ricorso principale avverso l'ordinanza di demolizione in seguito alla presentazione dell'istanza di sanatoria; sui presupposti per l'ammissibilità della richiesta di C.T.U. in relazione all'onere probatorio di cui la parte è gravata; sulla legittimità dell'istituto dell'assorbimento dei motivi nei giudizi aventi ad oggetto l'impugnazione di provvedimenti a c.d. "motivazione plurima";

Tar Umbria, 13 aprile 2016, n. 347, sui presupposti per l'ammissione dei consorzi stabili di imprese nelle gare d'appalto e sul necessario possesso dei requisiti di qualificazione solo in capo al consorzio e non anche in capo all'impresa consorziata indicata come esecutrice; sull'ipotesi di falsa dichiarazione quale autonoma causa di esclusione dalla procedura di gara; sulle conseguenze della mancata allegazione alla domanda di partecipazione dell'atto costitutivo del consorzio, prescritta dal disciplinare di gara a pena di esclusione, e sul rapporto di tale clausola con il principio di tassatività di cui all'art. 46 comma 1-bis, D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163; sui limiti alla sindacabilità del giudizio di discrezionalità tecnica che caratterizza il sub procedimento di verifica dell'anomalia dell'offerta;

Tar Umbria, 26 aprile 2016, n. 357, sull'ammissibilità di una rettifica delle percentuali di partecipazione al raggruppamento detenute dalla mandante e dalla mandataria di un’A.T.I. orizzontale nel corso di una gara d'appalto da parte delle partecipanti alla gara medesima, in quanto non interferente con il principio di immodificabilità del raggruppamento di cui all'art. 37 del D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163, quando derivi da un mero errore materiale contenuto nella dichiarazione di impegno;

Tar Umbria, 26 aprile 2016, n. 358, sull’integrità del contraddittorio, nell'ambito del giudizio di annullamento del provvedimento di esclusione dalla graduatoria relativa a concorso per l'insegnamento nella Scuola Primaria, anche in ipotesi di mancata intimazione in giudizio dei docenti collocati in graduatoria in posizione successiva alla ricorrente, ove gli stessi siano stati tutti regolarmente assunti; sulla equiparabilità, ai fini della partecipazione ai concorsi per l’insegnamento nelle scuole primarie, del diploma di maturità magistrale a quello di maturità sperimentale “ad indirizzo linguistico”, conseguito presso istituti magistrali di cui all’art. 4 del d.P.R. n. 419 del 1974;

Tar Umbria, 26 aprile 2016, n. 360, sulla compensazione delle spese di lite, in luogo di una pronuncia favorevole, per avere la parte controinteressata tenuto una condotta processuale contraddittoria, annunciando un ricorso incidentale successivamente non concretizzatosi ed avendo così impedito una più celere definizione della controversia;

Tar Umbria, 26 aprile 2016, n. 361, sulla piena conoscibilità del provvedimento ai fini del computo dei termini per la sua impugnazione; sulla non necessità della comunicazione di avvio del procedimento alle altre emittenti operanti su frequenze ravvicinate nella procedura tesa al rilascio del provvedimento di autorizzazione sperimentale e provvisoria al trasferimento di impianto radiofonico; sulla insussistenza di un interesse delle emittenti che operano su frequenze ravvicinate all’impugnazione del provvedimento di autorizzazione sperimentale rilasciato ad altra emittente;

Tar Umbria, 26 aprile 2016 n. 362; sull’ammissibilità del ricorso in ottemperanza per l’esecuzione di provvedimenti giudiziali di liquidazione del compenso per prestazioni professionali fornite a titolo di gratuito patrocinio in favore dello Stato;

 

Tar Umbria, 26 aprile 2016 n. 363; sulla sussistenza della giurisdizione del giudice ordinario nelle controversie in materia di stabilizzazione del personale assunto a tempo determinato laddove il petitum sostanziale non riguardi la correttezza formale della procedura, ma la sussistenza del diritto soggettivo alla partecipazione alla selezione e, attraverso questa, all’assunzione;

Tar Umbria, 26 aprile 2016 n. 364; sulla non riconducibilità degli incarichi professionali per la realizzazione di diagnosi e certificazioni energetiche alla specifica tipologia degli affidamenti dei servizi architettonici ed ingegneristici e delle attività tecnico-amministrative connesse alla progettazione, anche ai fini dell’individuazione dei corrispettivi da porre a base di gara;

Tar Umbria, 26 aprile 2016 n. 365;  sulla sussistenza della giurisdizione del Giudice Amministrativo nelle ipotesi in cui la richiesta di restituzione di somme erogate per contributi e/o sovvenzioni sia fondata sulla non ammissibilità originaria al finanziamento delle somme versate, vertendo il provvedimento di recupero sulla parte “statica” di individuazione dei presupposti per l’erogazione del beneficio e non già sulla parte “dinamica” connessa all’esecuzione; sull’inconfigurabilità dell’istituto della disapplicazione nell’ipotesi di contrasto tra l’atto amministrativo ed il diritto comunitario; sull’inammissibilità del ricorso proposto avverso un atto meramente confermativo di un precedente provvedimento non tempestivamente impugnato;

Tar Umbria, 26 aprile 2016 n. 366; sui criteri di distinzione tra atto di conferma ed atto meramente confermativo; sull’insussistenza di un diritto soggettivo del dipendente al trasferimento del dipendente nella sede di lavoro vicina al luogo di residenza del familiare bisognoso di assistenza; sull’inammissibilità del ricorso proposto avverso un atto meramente confermativo di un precedente provvedimento non tempestivamente impugnato;

 

*   *   *

Si segnala che le sentenze e/o ordinanze relative a giudizi di ottemperanza a seguito di decreto della Corte di Appello in materia di Equa Riparazione nel mese di aprile 2016 sono: dalla n. 308 alla n. 325, dalla n. 328 alla n. 330, dalla n. 348 alla n. 354 e dalla 367 alla 385

si segnala che le sentenze di improcedibilità per cessata materia del contendere e/o sopravvenuta carenza di interesse sono: n. 307, n. 331, n. 335, n. 339, n. 343, n. 359, n. 386, n. 387, n. 388;

infine, sono stati emanate anche sei ordinanze interlocutorie (n. 298; n. 355, n. 356, n. 389, n. 390, n. 391) ed un’ordinanza di autorizzazione alla notifica per pubblici proclami (n. 392).

Si segnalano per la rilevanza ovvero per la novità delle questioni trattate le decisioni numeri 327, 333, 342, 344, 345, 346, 360364365

 

per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 marzo e il 31 marzo 2016

clicca qui

per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 maggio e il 31 maggio 2016

clicca qui

 

per gli elenchi delle decisioni degli anni 2010 - 2011 - 2012 - 2013 – 2014 - 2015 - 2016

clicca qui

 

per reperire le decisioni nel sito istituzionale della g.a.

clicca qui

 

 

Visualizzazioni: 70

Commento

Devi essere membro di Osservatorio degli Avvocati Amministrativisti in Umbria per aggiungere commenti!

Partecipa a Osservatorio degli Avvocati Amministrativisti in Umbria

© 2021   Creato da Osservatorio degli A.A.U..   Tecnologia

Badge  |  Segnala un problema  |  Termini del servizio