Sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 dicembre e il 31 dicembre 2017 (dalla n. 745 alla n. 816)

 88) continua la pubblicazione dell'elenco sommario delle decisioni (sentenze e ordinanze collegiali) pronunciate dal Tar Umbria; la pubblicazione, ha cadenza mensile.
 Dal mese di febbraio 2013 la pubblicazione - alla quale si provvede sulla base di quanto risulta dal "Registro dei Provvedimenti Collegiali" conservato nella Segreteria Generale del Tar, Ufficio pubblicazione - è curata dalla redazione di “Avvocati Amministrativisti in Umbria

 

Tar Umbria, 5 dicembre 2017, n. 747, sull’inammissibilità di una memoria depositata il giorno stesso dell’udienza pubblica per la discussione e la decisione del ricorso, stante la perentorietà dei termini previsti all’art. 73 c.p.a.; sulla natura dell’interdittiva prefettizia antimafia che costituisce una misura preventiva volta a colpire l’azione della criminalità organizzata impedendole di avere rapporti contrattuali con la pubblica amministrazione; sull’applicazione di un’interdittiva antimafia anche in assenza di accertamenti in sede penale definitivi e certi sull’esistenza della contiguità dell’impresa con organizzazione malavitose e, quindi, con il condizionamento in atto dell’attività di impresa, essendo sufficienti elementi sintomatici ed indiziari del pericolo che possa verificarsi il tentativo di ingerenza nell’attività imprenditoriale della criminalità organizzata; sulla discrezionalità della valutazione della P.A. che può essere assoggettata al sindacato del G.A. sotto il profilo della sua logicità in relazione alla rilevanza dei fatti accertati; sui presupposti su cui il Prefetto può basare l’emissione del provvedimento; sulla necessità (in relazione al caso di specie), motivata in considerazione dell’ampiezza di discrezionalità del Prefetto e della stessa incertezza del quadro indiziario, della comunicazione di avvio del procedimento al fine di consentire l’audizione dell’interessato (prevista come facoltà dal Codice antimafia, nonché stabilita dall’art. 41 della Carta di Nizza); sull’inammissibilità della domanda risarcitoria per genericità;

Tar Umbria, 5 dicembre 2017, n. 749, sul diniego di rilascio di permesso per soggiornanti di lungo periodo che deve essere sorretto da un giudizio di pericolosità sociale dello straniero, con motivazione articolata e non solo con riguardo alla circostanza dell’intervenuta condanna, dovendo tenere anche conto della durata del soggiorno in Italia, dei precedenti penali, dell’inserimento sociale, familiare e lavorativo dello straniero;

Tar Umbria, 11 Dicembre 2017, n. 756, motiva nel merito circa la fondatezza di un ricorso proposto per l’annullamento del provvedimento con il quale l’Ente Territoriale ha ritirato in autotutela un’autorizzazione a svolgere attività associativa nel territorio regionale, essendo escluso che per operare in materia di affidi internazionali l’associazione - già iscritta nel registro di altra Regione - debba essere iscritta al registro delle organizzazioni internazionali di cui all’art. 371 e ss. della L.R. n. 11/2015;

Tar Umbria, 11 Dicembre 2017, n. 757, motiva nel merito circa la fondatezza del ricorso proposto per l’annullamento del decreto del Viceprefetto di divieto rivolto al ricorrente di detenzione di armi e munizioni, nonché del decreto del Questore di sospensione della licenza di porto di fucile uso caccia in conseguenza del citato decreto prefettizio;

Tar Umbria, 11 Dicembre 2017, n. 758, motiva nel merito circa la fondatezza del ricorso per l’annullamento del provvedimento che ha disposto l’incameramento da parte di A.g.e.a. - in luogo del ricorrente - del contributo comunitario previsto dal regolamento CE n. 2848/98 in ragione di presunte irregolarità nel percepimento del contributo che avevano dato seguito ad un procedimento penale per il reato di truffa aggravata ai danni dell’Unione Europea e falsa fatturazione conclusosi con sentenza di non luogo a procedere perché il fatto non sussiste;

Tar Umbria, 11 Dicembre 2017, n. 759, sul reato di furto di energia che, ai sensi dell’art. 43, comma 1, t.u.l.p.s., impone il diniego al rinnovo della licenza di porto di fucile per uso venatorio, anche nel caso in cui intervenga la riabilitazione o la condanna sia risalente nel tempo, avendo il legislatore preventivamente escluso ogni ulteriore valutazione, ritenendo che coloro che sono stati dichiarati colpevoli di quei reati di particolare allarme sociale non diano sufficienti garanzie sulla circostanza del non abuso di armi di cui venissero eventualmente in possesso; sulla riabilitazione ex art. 178 c.p. che “estingue le pene accessorie e ogni altro effetto penale della condanna”, ma non cancella il reato quale fatto storico nella sua oggettività ed imputabilità a chi lo ha commesso, rimanendo così ininfluente ai fini dell’automatismo preclusivo di cui all’art. 43, comma 1, t.u.l.p.s. (contra Cons. Stato, Sez. III, 4 marzo 2015, n. 1072; nonché, ex multis, Cons. Giust. Amm. 29 luglio 2014, n. 463; Cons. Stato, sez. III, 7 giugno 2013, n. 3719);

Tar Umbria, 12 Dicembre 2017, n. 782, sul corretto iter procedimentale da attivare (PAS o VIA) e sull’autorità competente cui trasmettere il progetto preliminare per la realizzazione di un impianto microeolico di altezza al mozzo del rotore minore o uguale a 33,5 m. e potenza elettrica di 60 kW all’interno di un’area priva vincoli, ai sensi dell’art. 7, comma 4, d.lgs. n. 152 del 2006 e dell’art. 3, Reg. Reg. n. 7 del 2011;

Tar Umbria, 12 Dicembre 2017, n. 784, sull’obbligo inderogabile di denuncia di armi detenute nella propria abitazione che è finalizzata a rendere possibile quel controllo che l’Autorità di Pubblica sicurezza ha facoltà di eseguire ai sensi dell’art. 38, ultimo comma, del r.d. n. 773 del 1931; sulla scadenza del termine per effettuare la denuncia di possesso di armi da sola sufficiente, affinché operi il provvedimento importante il divieto di detenzione delle armi in quanto l’omessa denuncia nei termini è considerato un comportamento di per sé contro la legge denotante possibilità di abuso e giustificativo della potestà dell’Amministrazione di vietare la detenzione delle armi medesime;

Tar Umbria, 12 dicembre 2017, n. 785, sull’idoneità del mendacio a consentire in ogni tempo l’esercizio del potere di vietare la prosecuzione dei lavori o di rimuoverne gli effetti dannosi in quanto condizione sufficiente e necessaria perché al privato possa essere consentita la trasformazione edilizia sono la completezza e la veridicità delle dichiarazioni, in mancanza delle quali l’Amministrazione ha la facoltà ed il potere di inibire l’attività, di sospendere i lavori e di avvalersi, ove possibile dell’autotutela in presenza di provvedimenti su cui intervenire (motiva in fatto sull’illegittimità di un’ordinanza di demolizione);

Tar Umbria, 13 dicembre 2017, n. 786, sulla configurabilità della disparità di trattamento basata, nell’ambito dell’impugnazione di strumenti urbanistici, sulla comparazione della destinazione impressa agli immobili adiacenti all’area oggetto di impugnazione (motiva nel merito con riferimento alla legittimità dei provvedimenti impugnati);

Tar Umbria, 13 dicembre 2017, n. 787, sull’opportunità di rinviare l’udienza che spetta solo al Giudice, giacché solo in presenza di situazioni particolarissime, direttamente incidenti sul diritto di difesa delle parti, il rinvio dell’udienza è obbligatorio (ad es. nei casi di impedimenti personali del difensore o della parte, nonché quelli in cui, per effetto delle produzioni documentali effettuate dall’Amministrazione occorra riconoscere alla parte che ne faccia richiesta il termine per la proposizione dei motivi aggiunti); sul concetto di perequazione urbanistica per il quale si intende quel sistema di disciplina dello ius aedificandi, da attuarsi mediante uno specifico piano attuativo, per il quale ciascun proprietario di un’area edificabile, seppur titolare del diritto di costruire - non può sfruttare in concreto il proprio diritto all’edificazione, e ciò in quanto l’area soggetta a perequazione non raggiunge il limite minimo dell’indice di edificabilità previsto; sul carattere squisitamente discrezionale di modalità, consistenza ed esercizio dello ius aedificandi che anche nella formazione di un comparto perequativo sono sindacabili solo per errori di fatto, violazioni procedimentali, o conflitto con particolari aspettative o situazioni qualificate, o abnormi illogicità; sulla motivazione delle scelte urbanistiche che non necessitano di particolari giustificazioni se non nell’ipotesi in cui la scelta vada ad incidere negativamente su posizioni giuridiche differenziate;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017, n. 788, sull’opportunità di rinviare l’udienza che spetta solo al Giudice, giacché solo in presenza di situazioni particolarissime, direttamente incidenti sul diritto di difesa delle parti, il rinvio dell’udienza è obbligatorio (ad es. nei casi di impedimenti personali del difensore o della parte, nonché quelli in cui, per effetto delle produzioni documentali effettuate dall’Amministrazione occorra riconoscere alla parte che ne faccia richiesta il termine per la proposizione dei motivi aggiunti); sull’improcedibilità del ricorso proposto avverso gli atti di adozione delle scelte pianificatorie ove sia poi intervenuta l’approvazione del piano regolatore, fonte autonoma di lesione, concentrandosi ogni interesse della parte ricorrente all’esame delle doglianze mosse avverso l’atto di approvazione; sulle decisioni di pianificazione urbanistica che appartengono alla sfera degli apprezzamenti di merito dell’Amministrazione avverso i quali non sono ipotizzabili censure di disparità di trattamento, fondate sulla comparazione con la destinazione impressa ad altri immobili, eccetto che nell’ipotesi in cui si riesca a dimostrare l’assoluta omogeneità delle aree la cui disciplina pianificatoria viene comparata; sull’onere di motivazione della destinazione delle singole aree che non necessita di particolari giustificazioni se non nell’ipotesi in cui la scelta vada ad incidere negativamente su posizioni giuridiche differenziate; sulla aspettativa alla non “reformatio in peius” o alla “reformatio in melius” delle destinazioni di zona che è posizione sostanziale sfornita di tutela, in quanto del tutto cedevole dinanzi alla discrezionalità del potere pubblico di pianificazione urbanistica;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017, n. 789, sull’opportunità di rinviare l’udienza che spetta solo al Giudice, giacché solo in presenza di situazioni particolarissime, direttamente incidenti sul diritto di difesa delle parti, il rinvio dell’udienza è obbligatorio (ad es. nei casi di impedimenti personali del difensore o della parte, nonché quelli in cui, per effetto delle produzioni documentali effettuate dall’Amministrazione occorra riconoscere alla parte che ne faccia richiesta il termine per la proposizione dei motivi aggiunti); sull’improcedibilità del ricorso proposto avverso gli atti di adozione delle scelte pianificatorie ove sia poi intervenuta l’approvazione del piano regolatore, fonte autonoma di lesione, concentrandosi ogni interesse della parte ricorrente all’esame delle doglianze mosse avverso l’atto di approvazione; sulle decisioni di pianificazione urbanistica che appartengono alla sfera degli apprezzamenti di merito dell’Amministrazione avverso i quali non sono ipotizzabili censure di disparità di trattamento, fondate sulla comparazione con la destinazione impressa ad altri immobili, eccetto che nell’ipotesi in cui si riesca a dimostrare l’assoluta omogeneità delle aree la cui disciplina pianificatoria viene comparata; sull’onere di motivazione della destinazione delle singole aree che non necessita di particolari giustificazioni se non nell’ipotesi in cui la scelta vada ad incidere negativamente su posizioni giuridiche differenziate; sulla aspettativa alla non “reformatio in peius” o alla “reformatio in melius” delle destinazioni di zona che è posizione sostanziale sfornita di tutela, in quanto del tutto cedevole dinanzi alla discrezionalità del potere pubblico di pianificazione urbanistica; sull’inesistenza di un obbligo specifico di motivazione anche per le osservazioni presentate al P.R.G., le quali devono considerarsi alla stregua di semplici apporti collaborativi ed il loro rigetto o il loro accoglimento non richiede una motivazione analitica, essendo sufficiente che esse siano state esaminate e confrontate con gli interessi generali dello strumento pianificatorio;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017, n. 791, sui presupposti necessari alla concessione del rinvio dell’udienza di discussione domandata dalla parte al dichiarato fine di presentare di motivi aggiunti e sul potere del Giudice di verificare la fondatezza dell’istanza di rinvio formulata; sull’improcedibilità del ricorso proposto avverso gli atti di adozione delle scelte pianificatorie ove sia successivamente intervenuta l’approvazione dello strumento di pianificazione, in quanto fonte autonoma di lesione; sui limiti del sindacato del Giudice Amministrativo nei confronti delle decisioni di pianificazione urbanistica, quali apprezzamenti di merito dell’Amministrazione; sulle eccezionali ipotesi in cui è possibile dedurre censure fondate sulla comparazione tra la destinazione attribuita all’area del ricorrente e quella impressa ad altri immobili con essa confinanti; sulla non necessità di una specifica motivazione in merito alla destinazione conferita alla singola area, con la sola eccezione delle ipotesi in cui quella determinata scelta incida negativamente su posizioni giuridiche differenziate; sulla non necessità di una specifica motivazione anche in relazione al rigetto delle osservazioni presentate nel procedimento di formazione dello strumento urbanistico; sull’efficacia del decorso del termine previsto dall’art. 9, comma 2, della l.r. n. 31 del 1997, per l’esercizio dei poteri di intervento e correzione attribuiti da tale legge all’ente intermedio (Provincia) in sede di pianificazione;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017, n. 792, sui presupposti necessari alla concessione del rinvio dell’udienza di discussione domandata dalla parte al dichiarato fine di presentare di motivi aggiunti e sul potere del Giudice di verificare la fondatezza dell’istanza di rinvio formulata; sull’improcedibilità del ricorso proposto avverso gli atti di adozione delle scelte pianificatorie ove sia successivamente intervenuta l’approvazione dello strumento di pianificazione, in quanto fonte autonoma di lesione; sui limiti del sindacato del Giudice Amministrativo nei confronti delle decisioni di pianificazione urbanistica, quali apprezzamenti di merito dell’Amministrazione; sulle eccezionali ipotesi in cui è possibile dedurre censure fondate sulla comparazione tra la destinazione attribuita all’area del ricorrente e quella impressa ad altri immobili con essa confinanti; sulla non necessità di una specifica motivazione in merito alla destinazione conferita alla singola area, con la sola eccezione delle ipotesi in cui quella determinata scelta incida negativamente su posizioni giuridiche differenziate; sulla non necessità di una specifica motivazione anche in relazione al rigetto delle osservazioni presentate nel procedimento di formazione dello strumento urbanistico; sull’efficacia del decorso del termine previsto dall’art. 9, comma 2, della l.r. n. 31 del 1997, per l’esercizio dei poteri di intervento e correzione attribuiti da tale legge all’ente intermedio (Provincia) in sede di pianificazione;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017, n. 794, sulla natura conformativa della destinazione impressa ad un’area assoggettata unicamente all’insediamento di strutture pubbliche destinate a servizio pubblico, che non consente di attribuire alla stessa natura edificatoria, a prescindere dalla realizzabilità ad iniziativa privata o promiscua (pubblica e privata) delle strutture medesime; sulla non applicabilità della premialità di cui all’art. 38, comma 1, della l.r. n. 1 del 2015, intesa quale modifica della destinazione d’uso dell’area, nelle ipotesi sopra enunciate; sull’esclusione del vizio di violazione delle garanzie procedimentali non potendo il provvedimento impugnato avere un contenuto diverso da quello in concreto adottato;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017, n. 796, sull’improcedibilità del ricorso proposto avverso gli atti di adozione delle scelte pianificatorie ove sia successivamente intervenuta l’approvazione dello strumento di pianificazione, in quanto fonte autonoma di lesione; sui limiti del sindacato del Giudice Amministrativo nei confronti delle decisioni di pianificazione urbanistica, quali apprezzamenti di merito dell’Amministrazione; sulla non necessità di una specifica motivazione in merito alla destinazione conferita alla singola area, con la sola eccezione delle ipotesi in cui quella determinata scelta incida negativamente su posizioni giuridiche differenziate, le quali non sono integrate dalla generica aspettativa alla non “reformatio in peius” o alla “reformatio in melius” della destinazione impressa al proprio immobile; sulla non necessità di una specifica motivazione anche in relazione al rigetto delle osservazioni presentate nel procedimento di formazione dello strumento urbanistico; sull’efficacia del decorso del termine previsto dall’art. 9, comma 2, della l.r. n. 31 del 1997, per l’esercizio dei poteri di intervento e correzione attribuiti da tale legge all’ente intermedio (Provincia) in sede di pianificazione;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017, n. 797, sui presupposti necessari alla concessione del rinvio dell’udienza di discussione domandata dalla parte al dichiarato fine di presentare di motivi aggiunti e sul potere del Giudice di verificare la fondatezza dell’istanza di rinvio formulata; sull’improcedibilità del ricorso proposto avverso gli atti di adozione delle scelte pianificatorie ove sia successivamente intervenuta l’approvazione dello strumento di pianificazione, in quanto fonte autonoma di lesione; sui limiti del sindacato del Giudice Amministrativo nei confronti delle decisioni di pianificazione urbanistica, quali apprezzamenti di merito dell’Amministrazione; sulla non necessità di una specifica motivazione in merito alla destinazione conferita alla singola area, con la sola eccezione delle ipotesi in cui quella determinata scelta incida negativamente su posizioni giuridiche differenziate, le quali non sono integrate dalla generica aspettativa alla non “reformatio in peius” o alla “reformatio in melius” della destinazione impressa al proprio immobile; sulla non necessità di una specifica motivazione anche in relazione al rigetto delle osservazioni presentate nel procedimento di formazione dello strumento urbanistico; sull’efficacia del decorso del termine previsto dall’art. 9, comma 2, della l.r. n. 31 del 1997, per l’esercizio dei poteri di intervento e correzione attribuiti da tale legge all’ente intermedio (Provincia) in sede di pianificazione;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017, n. 798, sui presupposti necessari alla concessione del rinvio dell’udienza di discussione domandata dalla parte al dichiarato fine di presentare di motivi aggiunti e sul potere del Giudice di verificare la fondatezza dell’istanza di rinvio formulata; sull’improcedibilità del ricorso proposto avverso gli atti di adozione delle scelte pianificatorie ove sia successivamente intervenuta l’approvazione dello strumento di pianificazione, in quanto fonte autonoma di lesione; sulla legittimità dell’istituto perequativo la cui attuazione è interamente demandata ad un Piano attuativo di iniziativa privata e sull’esclusione di un pregiudizio concreto ed attuale in capo al proprietario dell’area interessata dalla perequazione; sui presupposti identificativi dei vincoli aventi natura ablatoria e sulla natura meramente conformativa della previsione perequativa impressa ad una determinata area; sull’efficacia del decorso del termine previsto dall’art. 9, comma 2, della l.r. n. 31 del 1997, per l’esercizio dei poteri di intervento e correzione attribuiti da tale legge all’ente intermedio (Provincia) in sede di pianificazione; sulla non necessità di una specifica motivazione in relazione al rigetto delle osservazioni presentate nel procedimento di formazione dello strumento urbanistico e sulla loro natura di mero apporto collaborativo e non di rimedio giuridico; sull’esclusione dell’obbligo di VAS per i piani ed i programmi il cui primo atto preparatorio formale sia antecedente alla data di recepimento della direttiva 2001/42/CE, ovvero il 21 luglio 2004;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017, n. 799, sui presupposti necessari alla concessione del rinvio dell’udienza di discussione domandata dalla parte al dichiarato fine di presentare di motivi aggiunti e sul potere del Giudice di verificare la fondatezza dell’istanza di rinvio formulata; sull’improcedibilità del ricorso proposto avverso gli atti di adozione delle scelte pianificatorie ove sia successivamente intervenuta l’approvazione dello strumento di pianificazione, in quanto fonte autonoma di lesione; sui limiti del sindacato del Giudice Amministrativo nei confronti delle decisioni di pianificazione urbanistica, quali apprezzamenti di merito dell’Amministrazione; sulla non necessità di una specifica motivazione in merito alla destinazione conferita alla singola area, con la sola eccezione delle ipotesi in cui quella determinata scelta incida negativamente su posizioni giuridiche differenziate, le quali non sono integrate dalla generica aspettativa alla non “reformatio in peius” o alla “reformatio in melius” della destinazione impressa al proprio immobile; sulla non necessità di una specifica motivazione anche in relazione al rigetto delle osservazioni presentate nel procedimento di formazione dello strumento urbanistico; sull’efficacia del decorso del termine previsto dall’art. 9, comma 2, della l.r. n. 31 del 1997, per l’esercizio dei poteri di intervento e correzione attribuiti da tale legge all’ente intermedio (Provincia) in sede di pianificazione; sulla necessità di notificazione personale del provvedimento con cui l’Amministrazione comunale individua gli immobili qualificabili come “bene culturale sparso” ai sensi dell’art. 8, comma 8, della l.r. n. 53 del 1974, in quanto introduttivo di limiti e vincoli specifici al godimento da parte del proprietario; sui presupposti per la qualificazione di un fabbricato come “bene culturale sparso” ai sensi della medesima disposizione;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017 n. 800, sull’accoglimento della richiesta di rinvio dell’udienza pubblica di trattazione solo in presenza di situazioni particolarissime direttamente incidenti sul diritto di difesa delle parti, quali l’impedimento del difensore o della parte o la necessità di proporre motivi aggiunti; sull’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse del ricorso proposto avverso gli atti di adozione del piano regolatore generale ove nelle more sia intervenuta l’approvazione dello stesso, costituente fonte autonoma di lesività; sull’insindacabilità delle scelte pianificatorie della P.A. e sull’impossibilità di dedurre il vizio di disparità di trattamento in ordine alla destinazione urbanistica di due aree, a meno che il ricorrente non dimostri l’assoluta omogeneità delle aree la cui disciplina viene comparata; sull’insussistenza di un obbligo di motivazione specifica delle scelte pianificatorie se non nell’ipotesi in cui la scelta vada ad incidere negativamente su posizioni giuridiche differenziate; sull’insussistenza di un obbligo di motivazione specifica in ordine al rigetto delle osservazioni proposte dai privati; sull’insussistenza dell’obbligo di redigere due distinte relazioni laddove vengano contestualmente approvate la parte strutturale e la parte operativa del PRG; sull’inammissibilità della censura diretta ad evidenziare la violazione dell’obbligo di astensione dei singoli consiglieri comunali laddove questi ultimi non siano specificamente individuati; sulla perdurante sussistenza del potere del Comune di procedere all’approvazione definitiva del PRG pur se la Provincia adotti gli atti di propria competenza oltre il termine, qualificato come perentorio, di cui all’art. 9, comma 2, della l.r. n. 31/1997;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017 n. 801, sull’accoglimento della richiesta di rinvio dell’udienza pubblica di trattazione solo in presenza di situazioni particolarissime direttamente incidenti sul diritto di difesa delle parti, quali l’impedimento del difensore o della parte o la necessità di proporre motivi aggiunti; sull’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse del ricorso proposto avverso gli atti di adozione del piano regolatore generale ove nelle more sia intervenuta l’approvazione dello stesso, costituente fonte autonoma di lesività; sull’insindacabilità delle scelte pianificatorie della P.A. e sull’impossibilità di dedurre il vizio di disparità di trattamento in ordine alla destinazione urbanistica di due aree, a meno che il ricorrente non dimostri l’assoluta omogeneità delle aree la cui disciplina viene comparata; sull’insussistenza di un obbligo di motivazione specifica delle scelte pianificatorie se non nell’ipotesi in cui la scelta vada ad incidere negativamente su posizioni giuridiche differenziate; sull’insussistenza di un obbligo di motivazione specifica in ordine al rigetto delle osservazioni proposte dai privati; sull’insussistenza dell’obbligo di redigere due distinte relazioni laddove vengano contestualmente approvate la parte strutturale e la parte operativa del PRG; sull’inammissibilità della censura diretta ad evidenziare la violazione dell’obbligo di astensione dei singoli consiglieri comunali laddove questi ultimi non siano specificamente individuati; sulla perdurante sussistenza del potere del Comune di procedere all’approvazione definitiva del PRG pur se la Provincia adotti gli atti di propria competenza oltre il termine, qualificato come perentorio, di cui all’art. 9, comma 2, della l.r. n. 31/1997; comunicazione di avvio del procedimento finalizzato all’adozione del divieto di detenzione di armi e/o munizioni e/o di revoca della licenza di porto d’armi; sulla rilevanza del presupposto della convivenza con altri soggetti al fine dell’adozione del divieto di detenzione di armi e munizioni; sulla sufficienza, ai fini della legittimità del divieto, del presupposto della mera eventualità del pericolo di lesione e della sussistenza di precisi elementi oggettivi a conferma di tale pericolo;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017 n. 802, sull’accoglimento della richiesta di rinvio dell’udienza pubblica di trattazione solo in presenza di situazioni particolarissime direttamente incidenti sul diritto di difesa delle parti, quali l’impedimento del difensore o della parte o la necessità di proporre motivi aggiunti; sulla necessità che, in caso di riassunzione del processo interrotto a cura di un soggetto il quale non sia stato parte del giudizio stesso, il medesimo fornisca la prova della propria legittimazione attiva alla riassunzione; sulla nullità dell’atto di riassunzione, e sulla conseguente pronunzia di estinzione del giudizio, laddove il soggetto interessato, non partecipante alla fase anteriore del giudizio, non fornisca la prova della propria legittimazione attiva a riassumerlo;

Tar Umbria, 13 dicembre 2017 n. 803, sull’accoglimento della richiesta di rinvio dell’udienza pubblica di trattazione solo in presenza di situazioni particolarissime, direttamente incidenti sul diritto di difesa delle parti, quali l’impedimento del difensore o della parte o la necessità di proporre motivi aggiunti; sull’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse del ricorso proposto avverso gli atti di adozione del piano regolatore generale ove nelle more sia intervenuta l’approvazione dello stesso, costituente fonte autonoma di lesività; sul concetto di perequazione urbanistica e sull’attuazione di tale principio mediante la previsione di un comparto (tale per cui tutte le aree in esso inserite sono dotate di un indice perequativo inferiore all’indice fondiario attribuito alle aree destinate all’edificazione, cosicché i proprietari potranno cederle in cambio del raggiungimento della capacità edificatoria mancante e necessaria secondo le previsioni del PRG); sulla riconducibilità della pianificazione urbanistica mediante la previsione di comparti perequativi, se pure alternativa al tradizionale potere conformativo, al governo del territorio; sull’ampia discrezionalità di cui gode la P.A. nell’individuazione dei comparti perequativi (proprio in quanto espressione del potere di pianificazione) e sulla sua sindacabilità solo per errori di fatto, violazioni procedimentali o conflitto con particolari aspettative o situazioni qualificate o abnormi illogicità; sulla non riconducibilità a tali profili della scelta di ridurre l’estensione del comparto e l’indice edificatorio rispetto a quelle stabilite in sede di adozione; sull’insindacabilità delle scelte pianificatorie della P.A. e sull’impossibilità di dedurre il vizio di disparità di trattamento in ordine alla destinazione urbanistica di due aree, a meno che il ricorrente non dimostri l’assoluta omogeneità delle aree la cui disciplina viene comparata; sull’insussistenza di un obbligo di motivazione laddove, all’esito delle osservazioni di privati, la destinazione del comparto muti rispetto a quanto deliberato in sede di adozione del PRG, atteso che pure nel caso di specie deve essere applicato i principi in base al quale, da un lato le scelte urbanistiche non necessitano di motivazione se non laddove vadano ad incidere su posizioni giuridiche differenziate, dall’altro, le osservazioni presentate dai privati in sede di adozione del PRG non richiedono, ai fini dell’accoglimento o del rigetto, di alcuna motivazione, trattandosi di meri apporti collaborativi; sull’impossibilità che il principio di omogeneità della zona (criterio ordinariamente invocabile nella pianificazione generale) possa costituire un ostacolo alla formazione di un comparto perequativo, per la triplice ragione che a) all’interno di una determinata zona di espansione possono essere formati comparti che rispettano tipologicamente le destinazioni annesse, b) l’introduzione di aree destinati a spazi e servizi pubblici è prodromica alla perequazione, c) non sono configurabili censure di disparità di trattamento di dedurre il vizio di disparità di trattamento in ordine alla destinazione urbanistica di due aree, a meno che il ricorrente non dimostri l’assoluta omogeneità delle aree la cui disciplina viene comparata; sull’insussistenza del violazione del principio dell’omogeneità delle zone tra le aree inserite in un comparto e quelle escluse atteso che esse rientrano comunque nell’ampia “zona di espansione dell’aggregato urbano”, nell’ambito della quale la P.A. conserva il potere di regolare le modalità edificatorie ed il rapporto tra le aree destinate all’edificazione e quelle destinate all’uso comune; sulla perdurante sussistenza del potere del Comune di procedere all’approvazione definitiva del PRG pur se la Provincia adotti gli atti di propria competenza oltre il termine, qualificato come perentorio, di cui all’art. 9, comma 2, della l.r. n. 31/1997; sulla possibilità che, in sede di approvazione definitiva, vengano variate le scelte di pianificazione operate in sede di adozione del PRG;

Tar Umbria, 20 dicembre 2017 n. 805, sulla necessità che, ai fini del conferimento del titolo di professore universitario emerito, alla deliberazione del Consiglio di Dipartimento partecipino i soli professori ordinari o straordinari, trattandosi di una valutazione prettamente scientifica; sulla legittimità della partecipazione dei rappresentanti di tutte le categorie rappresentate nel Senato Accademico, e non della sola categoria dei professori, alla deliberazione di tale organo concernente l’attribuzione del titolo di professore universitario emerito, poiché, in questo caso, la valutazione coinvolge un complesso di valori civili e non riguarda il merito specifico;

Tar Umbria, 27 dicembre 2017 n. 813, sulla natura ampiamente discrezionale dei provvedimenti adottati dalla P.A. in materia di detenzione di armi e munizioni; sulla necessità che il porto d’armi sia accordato solamente a persone nei confronti delle quali esista la perfetta e completa sicurezza circa il loro buon uso; sull’irrilevanza, ai fini del giudizio prognostico sul corretto uso delle armi, di una sentenza di non luogo a procedere per intervenuta prescrizione, che non esclude la valutazione del fatto storico contestato nella sua oggettività;

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Si segnala che le sentenze e/o ordinanze relative a giudizi di ottemperanza a seguito di decreto della Corte di Appello in materia di Equa Riparazione nel mese di dicembre 2017 sono: n. 745, dalla n. 750 alla n. 755; dalla n. 761 alla n. 780, n. 790, n. 793, n. 795, n. 806, dalla n. 807 alla n. 812;

si segnala, inoltre, che le sentenze di improcedibilità per cessata materia del contendere e/o sopravvenuta carenza di interesse sono: n. 748, n. 760, n. 783, n. 804, n. 814;

si segnala, infine, che sono stati emanati anche i seguenti ulteriori provvedimenti: due ordinanze dichiarative dell’interruzione (n. 783, n. 815) ed un’ordinanza di mutamento del rito da azione avverso il silenzio a quello ordinario (n. 814).

Si segnalano per la rilevanza ovvero per la novità delle questioni trattate le decisioni numero 791, 798, 801 e 803.

per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 novembre e il 30 novembre 2017

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per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 gennaio e il 31 gennaio 2018

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per gli elenchi delle decisioni degli anni dal 2010 al 2017

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per reperire le decisioni nel sito istituzionale della g.a.

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