Sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 febbraio e il 29 febbraio 2016 (dalla n. 89 alla n. 210)

 68) continua la pubblicazione dell'elenco sommario delle decisioni (sentenze e ordinanze collegiali) pronunciate dal Tar Umbria; la pubblicazione, ha cadenza mensile.
 Dal mese di febbraio 2013 la pubblicazione - alla quale si provvede sulla base di quanto risulta dal "Registro dei Provvedimenti Collegiali" conservato nella Segreteria Generale del Tar, Ufficio pubblicazione - è curata dalla redazione di “Avvocati Amministrativisti in Umbria".

Tar Umbria, 2 febbraio 2016 n. 89, (sentenza breve parzialmente oscurata ai sensi dell’art. 52, comma 1, D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196),  sulla legittimità del foglio di via obbligatorio adottato in presenza di condizioni che facciano ritenere il destinatario, soggetto a precedenti condanne penali, idoneo a reiterare la commissione di reati dello stesso tipo con un certo grado di probabilità, integrando tale motivazione un congruo giudizio prognostico sulla pericolosità sociale dello stesso;

Tar Umbria, 2 febbraio 2016 n. 90, (sentenza breve parzialmente oscurata ai sensi dell’art. 52, comma 1, D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196), sulla legittimità del foglio di via obbligatorio adottato in presenza di condizioni che facciano ritenere il destinatario, soggetto a precedenti condanne penali, idoneo a reiterare la commissione di reati dello stesso tipo con un certo grado di probabilità, integrando tale motivazione un congruo giudizio prognostico sulla pericolosità sociale dello stesso;

Tar Umbria, 3 febbraio 2016 n. 91, sull’ammissibilità del giudizio di ottemperanza per l’esecuzione delle sentenze emesse dall’A.G.O. nei confronti della P.A. e passate in giudicato; sull’incertezza circa la possibilità per l’Amministrazione di procedere ex art. 42-bis del D.P.R. n. 327 del 2001 in presenza di un giudicato civile che la obblighi alla restituzione al privato di area occupata sine titulo; sulla pendenza del giudizio di fronte all’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato circa la possibilità per il giudice dell’ottemperanza di emanare il provvedimento di acquisizione sananate; sull’inidoneità dell’avvio del procedimento ai sensi dell’art. 42-bis del D.P.R. n. 327 del 2001 a costituire sopravvenienza di diritto tale rendere impossibile l’attuazione del giudicato; sull’incompetenza della Giunta comunale per l’adozione degli atti relativi all’esproprio semplificato;

Tar Umbria, 5 febbraio 2016 n. 92, sulla non configurabilità della retrocessione che opera sul relitto non utilizzato nel corso della realizzazione di un’opera pubblica in presenza di una dichiarazione di pubblica utilità, in assenza di vincolo preordinato all’esproprio e nell’ipotesi in cui le aree di cui il Comune chiede la cessione siano state dapprima cedute al privato dallo stesso Comune e poi fatte oggetto di una convenzione di urbanizzazione; sulla libertà dei fini nella stipulazione di contratti ad oggetto pubblico, che presuppongono in ogni caso la sussistenza di obiettivi perseguiti dall’Ente, in assenza dei quali, lo stesso non si sarebbe determinato a contrarre; sull’idoneità del mancato raggiungimento degli obiettivi previsti a costituire causa di risoluzione del contratto da un punto di vista civilistico o presupposto di decadenza della cessione a suo tempo stipulata sotto l’aspetto pubblicistico; sull’obbligo di cessione delle aree individuate dalla convenzione di urbanizzazione anche nell’ipotesi in cui il privato non abbia mai ritirato la concessione edilizia per l’esecuzione delle opere;

Tar Umbria, 11 febbraio 2016 n. 100, sull’ammissibilità del cumulo, ai sensi dell’art. 32 c.p.a., di domanda di annullamento, domanda di accertamento (con subordinata domanda contra silentium) e di domanda di ottemperanza; sulla sussistenza della giurisdizione dell’A.G.O. in ordine alla domanda risarcitoria derivante da mero comportamento asseritamente illegittimo dell’Amministrazione; sull’ammissibilità del ricorso cumulativo, pur caratterizzato da domande di contenuto eterogeneo, nell’ipotesi in cui siano connesse alla tutela della medesima posizione sostanziale; sull’assenza di interesse all’impugnazione di nota comunale volta a riscontrare l’accesso documentale di terzo; sull’idoneità del giudicato a ricomprendere anche atti presupposti, seppur non direttamente contestati nel giudizio, la cui inefficacia costituisca presupposto logico essenziale ed indefettibile della decisione di annullamento; sulla non configurabilità di una violazione od elusione del giudicato in presenza di meri atti che, pur contenendo affermazioni in contrasto con gli accertamenti rinvenibili nel giudicato, risultano diretti nei confronti di soggetti terzi;

Tar Umbria, 15 febbraio 2016 n. 101, (ordinanza collegiale), sulla competenza territoriale del Tribunale amministrativo nella cui circoscrizione ricade la sede dell’Amministrazione cui è rivolta l’istanza di accesso nelle controversie in materia di accesso alla documentazione, proposte ai sensi dell’art. 22 della legge n. 241 del 1990;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016 n. 102, sulla legittimazione a proporre intervento ad opponendum da parte di soggetti aventi un mero interesse di fatto alla reiezione dell’impugnativa; sulla sussistenza dell’interesse al ricorso da parte dei proprietari di aree finitime a quella interessata da piano attuativo in presenza di un potenziale edificatorio delle stesse; sulla legittimità, ai sensi degli artt. 21 e 22 della L.R. n. 11 del 2005, di un piano attuativo ad iniziativa mista proposto dai proprietari del cinquantun per cento del valore catastale degli immobili; sulla legittimità della suddivisione del progetto norma di cui al P.R.G. del Comune di Gubbio in tre aree minime di intervento, purché sia garantita la sussistenza di un comparto che costituisca un’unità funzionale; sulla legittimità ai sensi dell’art. 31 della L.R. n. 11 del 2005 della riperimetrazione delle aree interessate dal piano attuativo, senza ricorrere a variante al P.R.G., in ipotesi di limitata ampiezza delle stesse; sulla non riconducibilità del piano attuativo ai programmi di riqualificazione urbana per cui è richiesta la sollecitazione di un consorzio tra i proprietari ai sensi dell’art. 27 della L. n. 166 del 2002; sull’idoneità della pubblicazione sul B.U.R. della delibera di adozione del piano attuativo ad assolvere gli obblighi di comunicazione del procedimento agli altri proprietari; sulla legittimità dell’esclusione della procedura di VAS nell’ipotesi in cui la competente conferenza di servizi, all’esito della verifica di assoggettabilità a VAS, abbia escluso la necessità di tale incombente; sulla legittimità, ai sensi dell’art. 24 della L.R. n. 11 del 2005, dell’avvio della procedura di VAS dopo l’adozione del piano attuativo; sulla non riconducibilità dei “poli commerciali” ai “centri commerciali” per i quali il D.Lgs. n. 152/2006 prevede l’obbligo di sottoposizione a VAS; sulla legittimità dell’esclusione dal piano attuativo di aree edificabili, in relazione alla facoltà di perequazione di cui all’art. 29 della L.R. n. 11/2005, qualora le stesse presentino una superficie troppo limitata per consentire efficacemente l’operatività del meccanismo perequativo, fermo l’onere risarcitorio; sull’inammissibilità dell’impugnazione di atto preliminare di compravendita tra privati, in quanto la cognizione della controversia è devoluta alla giurisdizione dell’A.G.O.; sull’inammissibilità di censure generiche e prive di specificità; sulla legittimità, anche costituzionale, dell’esclusione dei piani attuativi concernenti “poli commerciali” dalla procedura di VAS ai sensi dell’art. 3 della L.R. n. 12 del 2010; sull’inammissibilità dell’impugnazione del progetto di opera pubblica qualora non sia stata gravata la corrispondente prescrizione del P.R.G. idonea a introdurre il vincolo preordinato all’esproprio;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016 n. 103, sulla necessità che il provvedimento di D.A.SPO., la valutazione dei cui presupposti è comunque connotata da ampia discrezionalità amministrativa, sia caratterizzato da proporzionalità tra i fatti accertati e afflittività della misura per il destinatario, soprattutto qualora emesso sulla base del criterio del preavviso; sulla necessità che la durata della misura di prevenzione sia commisurata all’effettiva condotta del soggetto destinatario;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016 n. 108, sull’individuazione del dies a quo del termine di decadenza per l’impugnazione del permesso di costruire nel momento in cui le opere abbiano raggiunto uno stadio ed una consistenza tali da renderne chiara l'illegittimità e la lesività per le posizioni soggettive del confinante; sulla sussistenza dell’interesse ad agire del terzo nell’ipotesi in cui l'atto gravato si configuri idoneo ad alterare le caratteristiche urbanistiche della zona ed a ledere le situazioni di interesse legittimo del soggetto residente alla conservazione delle preesistenti condizioni di aria, luce, visuale ed altro; sull’inammissibilità dell’eccezione di tardività del deposito di atti meramente confermativi di quelli impugnati; sulla legittimità dell’esclusione dal calcolo dell’altezza degli edifici degli extraspessori dei solai di copertura per un massimo di 15 cm, ai sensi dell’art. 37 della L.R. n. 1 del 2004; sulla non computabilità a fini volumetrici del sottotetto; sulla non sanzionabilità delle opere difformi al permesso di costruire che non eccedano il limite del 2% delle misure progettuali; sulla non computabilità degli extraspessori a fine di risparmio energetico nel calcolo dell’altezza massima degli edifici; sulla legittimità di un mutamento della sagoma dell’edificio oggetto di ristrutturazione edilizia ai sensi dell’art. 3 del D.P.R. n. 380 del 2001; sulla possibilità per la normativa regionale di derogare ai requisiti previsti nel D.P.R. n. 38 del 2001 per la qualificazione degli interventi come di ristrutturazione edilizia; sulla legittimità di un mutamento del volume dell’edificio oggetto di ristrutturazione edilizia ai sensi dell’art. 13 della L.R. n. 1 del 2004; sull’inammissibilità delle censure volte a denunciare la violazione delle norme sulle distanze qualora non sia indicato in quale entità tali norme si assumono violate;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016 n. 109, sull’immediata impugnabilità di un atto che, sebbene impropriamente qualificato come diffida, vieta in maniera definitiva lo svolgimento di una determinata attività; sui presupposti necessari per la legittima utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento al fine di evitare sovrapposizioni o contemporanee utilizzazioni dei medesimi terreni; sull’insussistenza della competenza esclusiva della Regione nell’individuazione della disciplina dell’attività di utilizzazione agronomica degli effluenti da allevamento; sulla non riconducibilità, in linea generale, del digestato alla categoria dei sottoprodotti;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016 n. 110, sul diritto dei professori universitari già in servizio alla data di entrata in vigore della cd. legge Moratti (L. n. 230 del 2005), i quali abbiano optato per il regime giuridico previsto in quella legge per i docenti assunti in un periodo successivo, di essere collocati a riposo al termine dell’anno accademico nel quale hanno compiuto i settanta anni di età;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016 n. 111; sull’ammissibilità dell’azione autonoma di risarcimento del danno anche per giudizi e fattispecie sorti antecedentemente all’entrata in vigore del codice del processo amministrativo; sull’applicazione, nelle predette ipotesi, del termine di prescrizione quinquennale e sull’individuazione del relativo dies a quo; sull’applicazione del termine decadenziale di cui all’art. 30, comma 3, c.p.a., per la proposizione dell’azione risarcitoria autonoma i cui presupposti si siano manifestati dopo l’entrata in vigore del c.p.a.; sull’individuazione dei termini per la proposizione dell’azione risarcitoria connessa al mancato esercizio dei poteri amministrativi;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016 n. 112, sulla sussistenza della giurisdizione del solo Giudice Amministrativo alla luce dell’art. 133, comma 1, lett. b, c.p.a. (tenuto conto dei principi costituzionali di cui agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione), nei giudizi avverso i provvedimenti, comunque denominati, di revoca e/o ritiro e/o di decadenza di pubbliche sovvenzioni che siano riconducibili contemporaneamente al momento genetico ed al momento funzionale del rapporto (si discosta motivatamente dall’indirizzo maggioritario espresso, da ultimo, dal Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria 6/2014); sulla non riconducibilità dell’inciso “canoni ed altri corrispettivi”, contenuto nell’art. 133 c.p.a., in relazione al quale viene espressamente affermata la giurisdizione del Giudice Ordinario, ai finanziamenti pubblici, alla luce dell’interpretazione letterale, da un lato, e logico-sistematica dall’altro;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016 n. 113, sull’illegittimità del parere espresso dalla Soprintendenza in riferimento alla richiesta di un intervento edilizio in una zona assoggettata a vincolo paesaggistico motivato unicamente in riferimento ad un precedente parere fondato su clausole di mero stile e reso in ordine ad un diverso progetto, pur relativo al medesimo edificio, oltretutto senza la comunicazione del preavviso di rigetto ex art. 10-bis della L. n. 241 del 1990;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016 n. 114; sulla sussistenza della giurisdizione del solo Giudice Amministrativo alla luce dell’art. 133, comma 1, lett. b, c.p.a. (tenuto conto dei principi costituzionali di cui agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione), nei giudizi avverso i provvedimenti, comunque denominati, di revoca e/o ritiro e/o di decadenza di pubbliche sovvenzioni che siano riconducibili contemporaneamente al momento genetico ed al momento funzionale del rapporto (si discosta motivatamente dall’indirizzo maggioritario espresso, da ultimo, dal Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria 6/2014); sulla non riconducibilità dell’inciso “canoni ed altri corrispettivi”, contenuto nell’art. 133 c.p.a., in relazione al quale viene espressamente affermata la giurisdizione del Giudice Ordinario, ai finanziamenti pubblici, alla luce dell’interpretazione letterale, da un lato, e logico-sistematica dall’altro;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016 n. 115, sulla sussistenza della giurisdizione del solo Giudice Amministrativo alla luce dell’art. 133, comma 1, lett. b, c.p.a. (tenuto conto dei principi costituzionali di cui agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione), nei giudizi avverso i provvedimenti, comunque denominati, di revoca e/o ritiro e/o di decadenza di pubbliche sovvenzioni che siano riconducibili contemporaneamente al momento genetico ed al momento funzionale del rapporto (si discosta motivatamente dall’indirizzo maggioritario espresso, da ultimo, dal Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria 6/2014); sulla non riconducibilità dell’inciso “canoni ed altri corrispettivi”, contenuto nell’art. 133 c.p.a., in relazione al quale viene espressamente affermata la giurisdizione del Giudice Ordinario, ai finanziamenti pubblici, alla luce dell’interpretazione letterale, da un lato, e logico-sistematica dall’altro;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016 n. 116; sulla sussistenza della giurisdizione del solo Giudice Amministrativo alla luce dell’art. 133, comma 1, lett. b, c.p.a. (tenuto conto dei principi costituzionali di cui agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione), nei giudizi avverso i provvedimenti, comunque denominati, di revoca e/o ritiro e/o di decadenza di pubbliche sovvenzioni che siano riconducibili contemporaneamente al momento genetico ed al momento funzionale del rapporto (si discosta motivatamente dall’indirizzo maggioritario espresso, da ultimo, dal Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria 6/2014); sulla non riconducibilità dell’inciso “canoni ed altri corrispettivi”, contenuto nell’art. 133 c.p.a., in relazione al quale viene espressamente affermata la giurisdizione del Giudice Ordinario, ai finanziamenti pubblici, alla luce dell’interpretazione letterale, da un lato, e logico-sistematica dall’altro; sulla necessità che, alla luce delle espresse previsioni del bando, la misura sanzionatoria sia improntata al criterio della proporzionalità tra l’azione amministrativa e l’interesse pubblico concretamente perseguito, secondo i parametri di idoneità, necessarietà ed adeguatezza;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016, n. 117, sulla irrilevanza delle modifiche alla disciplina relativa al conseguimento del titolo di ingegnere ed architetto apportate con D.P.R. n. 38 del 2001 e D. Lgs.  n. 129 del 1992 rispetto alla ripartizione delle competenze professionali tra ingegneri ed architetti di cui agli artt. 51 e 52 R.D. n. 2537 del 1925;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016, n. 118, sulla necessità di osservare una condotta di vita caratterizzata dalla puntuale osservanza delle norme penali e di tutela dell’ordine pubblico nonché delle comuni regole di buona convivenza civile al fine di poter ottenere e mantenere il porto d’armi; sulla legittimità del provvedimento di diniego o sospensione del porto d’armi in caso di pericolo di lesione, non essendo necessario che vi sia già stato uno specifico abuso da parte dell’interessato all’ottenimento o al mantenimento del porto d’armi;

Tar Umbria, 19 gennaio 2016, n. 119, sulla sussistenza in capo all’ARPA del c.d. “diritto alla sorpresa” consistente nel potere di effettuare rilevazioni fonometriche senza necessità di avvisare il soggetto controllato, specie nel caso in cui il comportamento modulabile del personale addetto all’attività  di carico e scarico delle merci costituisca la fonte delle emissioni rumorose; sulla non necessità di instaurare un formale contraddittorio procedimentale a fronte dell’adozione di un’ordinanza contingibile ed urgente da parte del Sindaco; sull’applicabilità nei Comuni privi di “zonizzazione acustica” del criterio dei valori limite differenziali di immissione acustica ex artt. 6 ed 8 d.P.C.M. 1° marzo 1991, in quanto coerente con la ratio legis della vigente normativa in tema di inquinamento acustico; sull’interpretazione estensiva del concetto di inquinamento acustico costituente pericolo per la salute umana di cui all’art. 2 L. n. 447 del 1995 di modo tale che detto tipo di situazione deve ritenersi sussistente anche quando l’inquinamento de quo non coinvolge direttamente l’intera collettività, ma un numero limitato di persone, ed, al limite, una sola persona,

Tar Umbria, 19 febbraio 2016, n. 120, sulla identità di natura e funzioni del parere favorevole delle Amministrazioni preposte alla tutele del vincolo previsto dall’art. 32 L. n. 47 del 1985 e dell’autorizzazione prevista dall’art. 7 L. n. 1497 del 1939; sulla discrezionalità tecnica della P.A. in materia di autorizzazioni di compatibilità paesaggistica, con conseguente sindacabilità delle medesime in sede di legittimità soltanto per difetto di motivazione, illogicità manifesta ed errore di fatto;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016, n. 121, sulla non configurabilità di alcun controinteressato nei confronti del quale sia necessario instaurare il contraddittorio nel caso di impugnazione di un’ordinanza di demolizione; sulla configurabilità dell’onere della prova in ordine all’epoca di realizzazione di un abuso edilizio in capo al ricorrente interessato a dimostrare la legittimità del proprio operato, piuttosto che in capo all’Amministrazione resistente poiché questa ha il potere/dovere di sanzionare l’opera edilizia non assistita da un titolo che la legittimi; sulla legittimità del provvedimento di diniego dell’istanza di condono qualora sussistano dubbi circa la complessiva attendibilità del quadro temporale rappresentato dal soggetto interessato;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016, n. 122, sulla distinzione tra piena conoscenza del provvedimento, che consiste nella conoscenza degli elementi essenziali dell’atto, e conoscenza completa del provvedimento, che consiste nella conoscenza del suo testo e di tutti i suoi vizi; sulla decorrenza del termine per impugnare a partire dalla piena conoscenza del provvedimento, poiché la cognizione degli elementi essenziali è sufficiente a rendere l’interessato consapevole dell’incidenza dell’atto nella propria sfera giuridica; sul difetto di giurisdizione del giudice amministrativo rispetto ai provvedimenti lesivi di diritto soggettivi relativi alla liquidazione di beni di imprese in amministrazione straordinaria;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016, n. 123, sulla natura di permesso concessorio della licenza di porto d’armi, poiché con essa la P.A. permette di derogare al divieto di portare armi sancito dall’art. 669-bis c.p. ed all’art. 4 L. n. 110 del 1975;

Tar Umbria, 19 febbraio 2016, n. 124, sulla configurabilità del pericolo di abuso delle armi con conseguente legittimità del provvedimento di divieto di detenzione delle armi anche quando detto pericolo non sia ascrivibile direttamente e personalmente al loro proprietario, bensì sia connesso a persona comunque avente libero accesso al locale dove sono custodite le armi, a meno che il proprietario delle stesse fornisca la prova di custodirle in modo tale da renderle in concreto inaccessibili a chiunque;

Tar Umbria, 22 febbraio 2016, n. 127, sulla stabilità  della convivenza ai fini del calcolo del punteggio per nuclei familiari “monoparentali” relativo all’assegnazione di alloggi comunali; sui presupposti necessari affinché la convivenza possa formare un unico familiare anagrafico in presenza del requisito della stabilità finalizzata alla reciproca assistenza morale e materiale; sulla nozione di nucleo familiare avente diritto all’assegnazione ai sensi dell’art. 29, comma 4, L.R.U. 28 novembre 2003, n. 23, secondo cui le persone non legate da vincoli di parentela o affinità, ancorché conviventi, sono incluse nel nucleo familiare dell’avente diritto, qualora la convivenza sia stabile, finalizzata alla reciproca assistenza morale e materiale, nonché instaurata da almeno due anni alla data del bando;

Tar Umbria, 22 febbraio 2016, n. 128 (sentenza parzialmente oscurata ai sensi dell’art. 52, comma 1, D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196), sulla natura del potere attribuito al Questore dall’art. 6, L. 13 dicembre 1989 n. 401 (D.A.SPO), anche al fine di definire i limiti del sindacato giurisdizionale del giudice amministrativo;

Tar Umbria, 23 febbraio 2016, n. 131 e n. 132, sulla non equiparabilità - ai fini del riconoscimento dei servizi pre-ruolo per la ricostruzione della carriera di ricercatore universitario - della figura del collaboratore tecnico (anche laureato) e del funzionario tecnico che, seppur accomunate dall’appartenenza al ruolo, rimangono distinte nelle caratteristiche dei compiti propri di ciascuna di esse, specialmente nel campo della ricerca; sul principio di correttezza e buona fede imposto a ciascuna parte del rapporto che insorge per effetto del “contatto sociale” ed esula dallo stretto campo dei rapporti negoziali per ingredire in qualsiasi comportamento dal quale un soggetto possa ragionevolmente trarre una aspettativa di conservare immutata una determinata situazione giuridica o fattuale; sul principio di affidamento per cui, anche se nel sistema vigente è rimesso unicamente al Legislatore disciplinare i rapporti di durata con salvezza dei diritti acquisiti, non appare irragionevole che l’aspettativa possa ricevere adeguata tutela sebbene nei limiti del principio di legalità (il Collegio ha ritenuto indennizzabile, nella misura pari agli arretrati maturati e pagati legittimamente, la lesione - sia pure involontaria - del bene della vita consistente non già nel diritto quesito ad un maggiore trattamento retributivo, ma dell’aspettativa di un miglior tenore di vita ad esso corrispondente, ritenendo non retroattivo il provvedimento impugnato); sulla manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 103, D.P.R. n. 382 del 1980;

Tar Umbria, 23 febbraio 2016, dalla n. 133 alla n. 138, sulla non equiparabilità - ai fini del riconoscimento dei servizi pre-ruolo per la ricostruzione della carriera di ricercatore universitario - della figura del collaboratore tecnico (anche laureato) e del funzionario tecnico che, seppur accomunate dall’appartenenza al ruolo, rimangono distinte nelle caratteristiche dei compiti propri di ciascuna di esse, specialmente nel campo della ricerca; sul principio di correttezza e buona fede imposto a ciascuna parte del rapporto che insorge per effetto del “contatto sociale” ed esula dallo stretto campo dei rapporti negoziali per ingredire in qualsiasi comportamento dal quale un soggetto possa ragionevolmente trarre una aspettativa di conservare immutata una determinata situazione giuridica o fattuale; sul principio di affidamento per cui, anche se nel sistema vigente è rimesso unicamente al Legislatore disciplinare i rapporti di durata con salvezza dei diritti acquisiti, non appare irragionevole che l’aspettativa possa ricevere adeguata tutela sebbene nei limiti del principio di legalità (il Collegio ha ritenuto indennizzabile il ricorrente nella misura pari agli arretrati maturati e pagati legittimamente); sulla manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 103, D.P.R. n. 382 del 1980;

Tar Umbria, 23 febbraio 2016, dalla n. 139 alla n. 147, sulla competenza del dirigente, all’emanazione di atti in materia di trattamento economico del personale; sulla validità degli atti gestionali a firma congiunta che, nell’ottica del principio di strumentalità delle forme e di “utile per inutile non vitiatur”, garantisce, comunque, il rispetto delle attribuzioni dirigenziali (contra: T.A.R. Liguria, Sez. I, 9 febbraio 2007 n. 225; TAR Lazio, Latina, 29 luglio 2014, n. 667); sulla non equiparabilità - ai fini del riconoscimento dei servizi pre-ruolo per la ricostruzione della carriera di ricercatore universitario - della figura del collaboratore tecnico (anche laureato) e del funzionario tecnico che, seppur accomunate dall’appartenenza al ruolo, rimangono distinte nelle caratteristiche dei compiti propri di ciascuna di esse, specialmente nel campo della ricerca; sulla manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 103, D.P.R. n. 382 del 1980; sull’annullamento d’ufficio di provvedimenti che comportano illegittimo esborso di denaro per cui l’interesse pubblico è in re ipsa senza, dunque, rilievo al decorso del tempo e alla comparazione con il contrapposto interesse privato, rilevando la buona fede del percipiente solo al fine del decorso degli interessi legali; sugli effetti del ritiro di un provvedimento attributivo di vantaggi economici, per cui il recupero delle somme erroneamente corrisposte non ne costituisce conseguenza automatica, essendo, anzi, detto recupero illegittimo laddove l’Amministrazione abbia ingenerato nei propri dipendenti la ragionevole convinzione di aver diritto a determinati emolumenti e questi siano stati percepiti e consumati in buona fede per le normali esigenze di vita; sulla regola della retroattività degli effetti vizianti che risulta oggi rimeditata quanto all’annullamento giurisdizionale da parte del G.A. laddove, anche sulla scia del diritto comunitario, si è affermata la possibilità per il Giudice di modularne gli effetti a seconda delle circostanze e, comunque, dell’interesse posto a base dell’impugnazione in coerenza con il principio della pienezza ed effettività della tutela (il Collegio ha ritenuto indennizzabile il ricorrente nella misura pari agli arretrati maturati e pagati legittimamente);

Tar Umbria, 23 febbraio 2016, dalla n. 148 alla n. 152, sulla competenza del dirigente, all’emanazione di atti in materia di trattamento economico del personale; sulla validità degli atti gestionali a firma congiunta che, nell’ottica del principio di strumentalità delle forme e di “utile per inutile non vitiatur”, garantisce, comunque, il rispetto delle attribuzioni dirigenziali (contra: T.A.R. Liguria, Sez. I, 9 febbraio 2007 n. 225; TAR Lazio, Latina, 29 luglio 2014, n. 667); sulla non equiparabilità - ai fini del riconoscimento dei servizi pre-ruolo per la ricostruzione della carriera di ricercatore universitario - della figura del collaboratore tecnico (anche laureato) e del funzionario tecnico che, seppur accomunate dall’appartenenza al ruolo, rimangono distinte nelle caratteristiche dei compiti propri di ciascuna di esse, specialmente nel campo della ricerca; sull’annullamento d’ufficio di provvedimenti che comportano illegittimo esborso di denaro per cui l’interesse pubblico è in re ipsa senza, dunque, rilievo al decorso del tempo e alla comparazione con il contrapposto interesse privato, rilevando la buona fede del percipiente solo al fine del decorso degli interessi legali; sugli effetti del ritiro di un provvedimento attributivo di vantaggi economici, per cui il recupero delle somme erroneamente corrisposte non ne costituisce conseguenza automatica, essendo, anzi, detto recupero illegittimo laddove l’Amministrazione abbia ingenerato nei propri dipendenti la ragionevole convinzione di aver diritto a determinati emolumenti e questi siano stati percepiti e consumati in buona fede per le normali esigenze di vita; sulla regola della retroattività degli effetti vizianti che risulta oggi rimeditata quanto all’annullamento giurisdizionale da parte del G.A. laddove, anche sulla scia del diritto comunitario, si è affermata la possibilità per il Giudice di modularne gli effetti a seconda delle circostanze e, comunque, dell’interesse posto a base dell’impugnazione in coerenza con il principio della pienezza ed effettività della tutela (il Collegio ha ritenuto indennizzabile il ricorrente nella misura pari agli arretrati maturati e pagati legittimamente);

Tar Umbria, 23 febbraio 2016, dalla n. 153 alla n. 156, sulla competenza del dirigente, all’emanazione di atti in materia di trattamento economico del personale; sulla validità degli atti gestionali a firma congiunta che, nell’ottica del principio di strumentalità delle forme e di “utile per inutile non vitiatur”, garantisce, comunque, il rispetto delle attribuzioni dirigenziali (contra: T.A.R. Liguria, Sez. I, 9 febbraio 2007 n. 225; TAR Lazio, Latina, 29 luglio 2014, n. 667); sulla non equiparabilità - ai fini del riconoscimento dei servizi pre-ruolo per la ricostruzione della carriera di ricercatore universitario - della figura del collaboratore tecnico (anche laureato) e del funzionario tecnico che, seppur accomunate dall’appartenenza al ruolo, rimangono distinte nelle caratteristiche dei compiti propri di ciascuna di esse, specialmente nel campo della ricerca; sulla manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 103, D.P.R. n. 382 del 1980; sull’annullamento d’ufficio di provvedimenti che comportano illegittimo esborso di denaro per cui l’interesse pubblico è in re ipsa senza, dunque, rilievo al decorso del tempo e alla comparazione con il contrapposto interesse privato, rilevando la buona fede del percipiente solo al fine del decorso degli interessi legali; sugli effetti del ritiro di un provvedimento attributivo di vantaggi economici, per cui il recupero delle somme erroneamente corrisposte non ne costituisce conseguenza automatica, essendo, anzi, detto recupero illegittimo laddove l’Amministrazione abbia ingenerato nei propri dipendenti la ragionevole convinzione di aver diritto a determinati emolumenti e questi siano stati percepiti e consumati in buona fede per le normali esigenze di vita; sulla regola della retroattività degli effetti vizianti che risulta oggi rimeditata quanto all’annullamento giurisdizionale da parte del G.A. laddove, anche sulla scia del diritto comunitario, si è affermata la possibilità per il Giudice di modularne gli effetti a seconda delle circostanze e, comunque, dell’interesse posto a base dell’impugnazione in coerenza con il principio della pienezza ed effettività della tutela (il Collegio ha ritenuto indennizzabile il ricorrente nella misura pari agli arretrati maturati e pagati legittimamente);

Tar Umbria, 26 febbraio 2016, n. 198, sull’azione di condanna al risarcimento del danno da lesione di interesse legittimo (prentensivo ed oppositivo) che richiede, non solo la sussistenza del rapporto di causalità e della colpa, ma anche l’accertamento del necessario elemento della spettanza del bene della vita; sugli effetti dell’annullamento giurisdizionale di un atto per vizi formali che non intacca la discrezionalità dell’agire della P.A. e che non lascia spazio all’eventuale risarcimento del danno, poiché la pretesa alla legittimità formale del provvedimento viene adeguatamente ristorata attraverso l’eliminazione del vizio formale stesso, non potendosi accertare la spettanza o meno del sottostante bene della vita; sulla natura del porto d’armi che non costituisce un diritto assoluto ma rappresenta, invece, un’eccezione al normale divieto di portare armi operante soltanto nei confronti di persone riguardo alle quali esista la completa e perfetta sicurezza circa il “buon uso” delle stesse, in modo tale da evitare qualsiasi dubbio o perplessità sotto il profilo dell’ordine pubblico e della tranquilla convivenza della collettività, con la conseguenza che l’attività dell’autorità di polizia può fondarsi su valutazioni anche di tipo prognostico ed indiziario; sul valore del vizio di difetto d’istruttoria che, rapportato all’esigenza dell’immediata tutela dell’incolumità pubblica in coerenza con la finalità preventiva e cautelare del potere esercitato, non costituisce atteggiamento colposo della P.A.;

Tar Umbria, 26 febbraio 2016, n. 199, sull’inammissbilità di un ricorso proposto avverso un’ordinanza di demolizione e ripristino dello stato dei luoghi per mancata impugnazione del parere negativo vincolante reso in proposito dalla Soprintendenza;

Tar Umbria, 26 febbraio 2016, n. 200, sull’obbligo di dichiarare ai sensi dell’art. 38, comma 2, in combinato disposto con il comma 1, lett. c) del D.Lgs. n. 163 del 2006, l’assenza di sentenze di condanna per una serie di reati la cui gravità ostativa in taluni casi, deve essere apprezzata dalla stazione appaltante ed in altri è presunta, senza possibilità da parte dei concorrenti di effettuare alcun filtro in ordine all’importanza o all’incidenza della condanna subita sulla moralità professionale, avendo l’obbligo di menzionare tutte le sentenze penali di condanna; sull’applicazione dell’art. 445 c.p.p. per le sentenze di applicazione della pena ai sensi dell’art. 444 c.p.p. che costituisce presupposto per chiedere al giudice dell’esecuzione penale la dichiarazione di estinzione del reato, solo ottenuta la quale il partecipante a procedure di affidamento di appalti pubblici è esonerato dal relativo obbligo dichiarativo; sull’omessa dichiarazione della condanna penale prima della dichiarazione di estinzione del reato che costituisce una dichiarazione non veritiera comportante di per sé l’esclusione del concorrente, a prescindere dall’incidenza della stessa sulla moralità professionale; sulla natura della revoca dell’aggiudicazione per mancanza dei requisiti di una concorrente, che costituisce un atto vincolato rispetto al quale è applicabile la disciplina di cui all’art. 21-octies, comma 2, primo periodo della l. n. 241 del 1990 e pertanto non è soggetta alla comunicazione di avvio del procedimento; sull’impossibilità di invocare il soccorso istruttorio in caso di dichiarazione incompleta, irregolare, al limite estremo anche mancante, ma non già nell’ipotesi di dichiarazione esistente ma difforme dalla realtà;

Tar Umbria, 26 febbraio 2016, n. 201, sull’obbligo di dichiarare ai sensi dell’art. 38, comma 2, in combinato disposto con il comma 1, lett. c) del D.Lgs. n. 163 del 2006, l’assenza di sentenze di condanna per una serie di reati la cui gravità ostativa in taluni casi, deve essere apprezzata dalla stazione appaltante ed in altri è presunta, senza possibilità da parte dei concorrenti di effettuare alcun filtro in ordine all’importanza o all’incidenza della condanna subita sulla moralità professionale, avendo l’obbligo di menzionare tutte le sentenze penali di condanna; sull’impossibilità di applicare l’art. 46, comma 1, D.Lgs. n. 163 del 2006 in quanto nelle gare pubbliche è da escludere ogni possibilità di soccorso istruttorio in caso di non veridicità della dichiarazione autocertificativa sui requisiti; sull’applicazione del potere di soccorso istruttorio che si applica al segmento di gara dell’ammissione delle offerte e non anche a quello di verifica delle medesime; sull’impossibilità di invocare il soccorso istruttorio in caso di dichiarazione incompleta, irregolare, al limite estremo anche mancante, ma non già nell’ipotesi di dichiarazione esistente ma difforme dalla realtà; sulla nozione di irregolarità essenziale inferibile dall’art. 38, comma 2-bis, che si colloca nella prospettiva della procedimentalizzazione del potere di soccorso istruttorio; sulla natura non provvedimentale ma di comunicazione a fini informativi della segnalazione all’ANAC in caso di omessa dichiarazione quale atto dovuto per la Stazione Appaltante;

Tar Umbria, 26 febbraio 2016, n. 202, (sentenza breve), sull’inammissibilità del ricorso non notificato alle altre imprese che avevano partecipato ad una procedura ad evidenza pubblica per violazione delle regole poste alla base dei principi di completezza ed integrità del contraddittorio; sull’improcedibilità di un ricorso nel caso di mancata impugnazione di un provvedimento conseguente ad una nuova istruttoria con ulteriore valutazione ed integrazione del precedente impianto motivazionale, in quanto atto non meramente confermativo e dunque che avrebbe dovuto formare oggetto di autonoma impugnativa con motivi aggiunti;

Tar Umbria, 26 febbraio 2016, n. 203, sulla natura degli atti generali di riorganizzazione delle strutture regionali ovvero di macro-organizzazione espressione di ampia discrezionalità in capo all’Amministrazione regionale e sindacabili in sede di giurisdizione generale di legittimità nei limiti della manifesta irragionevolezza, irrazionalità, arbitrarietà, illogicità o travisamento di fatto; sull’onere di impugnare entro il termine decadenziale di sessanta giorni, decorrente dal giorno in cui è scaduto il periodo della pubblicazione legale delle deliberazioni espressione del potere regionale di autorganizzazione degli uffici e delle strutture dirigenziali, in quanto atti amministrativi generali non soggetti come tali ad obbligatoria notifica o comunicazione individuale nei confronti dei soggetti potenzialmente interessati; sull’onere dell’amministrazione di provare l’eccepita tardività del gravame allegando gli estremi dell’avvenuta pubblicazione sul B.U.R. o copia del B.U.R.; sulla carenza di interesse a ricorrere da parte di medici veterinari avverso la deliberazione con cui l’Amministrazione regionale non ha dato vita ad una procedura concorsuale di accesso ai pubblici impieghi bensì ad un mero processo interno di riorganizzazione dell’articolazione dirigenziale regionale, con previsione dell’ingresso alle riordinate strutture regionali esclusivamente in favore della dirigenza inserita nei ruoli della Giunta, non potendo comunque partecipare alla procedura di conferimento degli incarichi, anche nel caso in cui il titolo di studio fosse stato individuato nel diploma di laurea in Veterinaria;

Tar Umbria, 26 febbraio 2016, n. 204, sull’infondatezza del ricorso avverso un’ordinanza di demolizione di manufatti e della consequenziale ordinanza di accertamento dell’inottemperanza al predetto ordine ed acquisizione dell’area al patrimonio comunale con il quale si contesta l’erroneo posizionamento di un fabbricato smentita da un titolo edilizio a sanatoria del tutto inoppugnato, e relativi elaborati allegati, nonché da ulteriori concordanti elementi;

Tar Umbria, 26 febbraio 2016, n. 205, sull’inammissibilità per difetto di legittimazione ed interesse a ricorrere avverso l’aggiudicazione definitiva di un soggetto che è stato escluso legittimamente dalla gara con riferimento alla deduzione dei vizi relativi alle ulteriori fasi della procedura concorsuale, dal momento che l’accoglimento del ricorso con riferimento al provvedimento di aggiudicazione definitiva non comporterebbe l’aggiudicazione dell’appalto in suo favore, ma la ripetizione della gara e l’interesse strumentale alla rinnovazione della gara può essere perseguito soltanto dall’impresa che non è stata esclusa; sulla indisponibilità in capo al concorrente legittimamente escluso da una gara di interessi qualificati, anche di mera natura strumentale, preordinati ad ottenere la riedizione integrale della procedura in quanto diversamente opinando anche un quisque de populo sarebbe legittimato ad impugnare bandi o fasi valutative di gare in relazione alle quali egli è rimasto estraneo, dovendosi equiparare a tale posizione anche il concorrente escluso per carenza di offerta ammissibile;

Tar Umbria, 26 febbraio 2016, n. 206, sulla natura della c.d. ottemperanza di chiarimenti prevista dal comma 5 dell’art. 112, c.p.a. quale peculiare azione di accertamento inerente il contenuto della sentenza o di altro provvedimento giurisdizionale ottemperabile in ipotesi di statuizioni o passaggi motivazionali non pienamente comprensibili o mutamenti della situazione di fatto e di diritto tali da rendere difficile, se non anche impossibile, l’esecuzione del giudicato; sulla legittimazione a proporre ricorso di ottemperanza per chiarimenti non solo della Pubblica Amministrazione, ma anche della parte ricorrente ai fini di ottenere l’esatta esecuzione del giudicato, con il limite dato dall’impossibilità di travalicare il thema decidendum oggetto del giudicato stesso; sulla natura dell’indennità sostitutiva delle ferie e dei riposi settimanali non goduti che oscilla tra la tesi retributiva, quale corrispettivo sinallagmatico della prestazione di lavoro come tale inclusa anche nella base di calcolo del TFR, la tesi risarcitoria, in quanto correlata ad inadempimento del datore e soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, e la tesi intermedia, che opta per una natura mista valorizzando il carattere irrinunciabile del diritto alle ferie garantito dall’art. 36 Cost. ed ulteriormente sancito dall’art. 7 della direttiva 2003/88/CE; sul divieto di cumulo ex art. 22 comma 36 l. 23 dicembre 1994 n. 724 degli interessi legali e della rivalutazione monetaria con riferimento ai crediti dei dipendenti pubblici per i quali non sia maturato il diritto alla percezione entro il 31 dicembre 1994, esteso, con il D.M. 352 del 1 settembre 1998, anche al periodo antecedente al 1 gennaio 1995; sulla necessità di agire contro l’INPS o l’INPDAP e non contro la Regione per la liquidazione del trattamento di fine rapporto;

Tar Umbria, 26 febbraio 2016, n. 207, (Ordinanza), nomina commissario ad acta a seguito di accertamento dell’illegittimità del silenzio rifiuto serbato dalla Pubblica Amministrazione;

*   *   *

Si segnala che le sentenze e/o ordinanze relative a giudizi di ottemperanza a seguito di decreto della Corte di Appello in materia di Equa Riparazione nel mese di febbraio 2016 sono: dalla n. 93 alla n. 99, n. 104, n. 106, n. 129, n. 130 e dalla n. 157 alla n. 197;

si segnala che le sentenze di improcedibilità per cessata materia del contendere e/o sopravvenuta carenza di interesse sono: n. 105, n. 107;

infine, sono stati emanati anche due ordinanze di interruzione (n. 208 e n. 209), una di sospensione (n. 210) e due interlocutorie (n. 125 e 126).

 

Si segnalano per la rilevanza ovvero per la novità delle questioni trattate le decisioni numeri 91, 100, 108, 112 (114, 155 e 116), da 131156198.

 

per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 gennaio e il 31 gennaio 2016

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per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 marzo e il 31 marzo 2016

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per gli elenchi delle decisioni degli anni 2010 - 2011 - 2012 - 2013 – 2014 - 2015 - 2016

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per reperire le decisioni nel sito istituzionale della g.a.

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