Sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 giugno e il 30 giugno 2015 (dalla n. 225 alla n. 305)

60) continua la pubblicazione dell'elenco sommario delle decisioni (sentenze e ordinanze collegiali) pronunciate dal Tar Umbria; la pubblicazione, ha cadenza mensile.
 Dal mese di febbraio 2013 la pubblicazione - alla quale si provvede sulla base di quanto risulta dal "Registro dei Provvedimenti Collegiali" conservato nella Segreteria Generale del Tar, Ufficio pubblicazione - è curata dalla redazione di “Avvocati Amministrativisti in Umbria"

 

Tar Umbria, 1 giugno 2015, n. 225, sulla sussistenza della giurisdizione del G.A. nella controversia promossa per l’annullamento del titolo abilitativo edilizio rilasciato al terzo vicino per violazione delle norme sulle distanze legali; sulla possibilità che, nel caso di irreversibile mutamento dei luoghi, il Giudice valuti la consistenza del manufatto anteriore alle modifiche apportate sulla base di presunzioni semplici ex art. 2719 c.c.; sulla valenza indiziaria della documentazione fotografica prodotta da una delle parti e disconosciuta dall’altra;

 

Tar Umbria, 1 giugno 2015, n. 226, sulla sussistenza della giurisdizione del G.A. nelle controversie in materia di rilascio della certificazione di regolare esecuzione; sulla sussistenza di un obbligo della stazione appaltante di provvedere espressamente sulla richiesta di rilascio della certificazione di regolare esecuzione nel termine di 30 giorni; sull’impossibilità di ottenere la condanna in forma specifica al rilascio del certificato ex art. 31, comma 3, c.p.a., in quanto, a prescindere dalla natura vincolata o meno dell’accertamento sotteso, lo stesso presuppone l’esperimento di attività istruttoria;

 

Tar Umbria, 1 giugno 2015, n. 227, sulla natura autonoma e distinta degli atti di adozione ed approvazione di piani urbanistici, di modo che l’impugnazione del primo e non del secondo non dà luogo ad improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse, mentre l’impugnazione del solo atto di approvazione non comporta preclusione o decadenza; sull’irrilevanza dell’omessa impugnazione di atto successivo meramente attuativo di quello gravato, in quanto l’accoglimento del ricorso ne comporterebbe l’automatica caducazione; sulla natura ordinatoria del termine di cui all’art. 7 della L.R. n. 31/97; sull’assenza di capacità invalidante conseguente alla violazione del termine di cui all’art. 9 della L.R. n. 31/97, in quanto imputabile ad autorità diversa dal Comune; sulla natura demaniale dei beni immobili sottoposti a vincolo storico/artistico; sulla necessità che, ai sensi dell’art. 6 della L.R. n. 31/97, l’Amministrazione proprietaria del bene demaniale, interessato da mutamento di destinazione per effetto del nuovo P.R.G., sia convocata alla conferenza partecipativa ivi prevista; sulla necessità di un previo accordo della Regione e del Comune con l’autorità statale per la modificazione della destinazione d’uso di immobili appartenenti al demanio dello Stato;

 

Tar Umbria, 1 giugno 2015, n. 228, sull’illegittimità per eccesso di potere, risultando carente la valutazione in concreto, seppur sintetica, della pericolosità e della inaffidabilità dell’interessato, del provvedimento di revoca del decreto di approvazione della nomina a guardia particolare giurata e del porto di pistola motivato sulla base di una semplice denuncia penale, rispetto alla quale l’interessato ha proposto querela per calunnia, per fatti di non particolare gravità e non assistita da elementi ulteriori che ne comprovino la veridicità;

Tar Umbria, 1 giugno 2015 n. 229, sulla perdurante sussistenza dell’interesse alla decisione del ricorso proposto  avverso il calendario venatorio regionale non ostante la sua efficacia si sia esaurita; sulla natura obbligatoria, e non vincolante, del parere reso dall’ISPRA sullo schema di calendario venatorio, dal quale la Regione, motivando adeguatamente, si può discostare, ferma rimanendo la competenza esclusiva statale sulle specie cacciabili e sulla durata del periodo venatorio; sul rapporto tra gli atti di pianificazione faunistica ed il calendario venatorio e sull’adeguatezza della pianificazione faunistica;

 

Tar Umbria, 1 giugno 2015 n. 230, sull’interesse a censurare la valutazione positiva conseguita all’esame di Stato conclusivo della scuola secondaria superiore laddove si affermi il diritto all’attribuzione di un voto più elevato; sulla legittimità dell’operato di una Commissione d’esame che ha attribuito il bonus aggiuntivo normativamente previsto al raggiungimento del voto di 28/30 nella prova orale; sull’insussistenza dell’obbligo di stabilire preventivamente i criteri per l’attribuzione del bonus aggiuntivo in quanto il procedimento non ha natura concorsuale;

 

Tar Umbria, 1 giugno 2015 n. 231, sulla sussistenza della giurisdizione esclusiva del Giudice Amministrativo a conoscere delle controversie relative ai rapporti dei dipendenti dell’Amministrazione penitenziaria, sulla natura paritetica e non autoritativa (con conseguente insussistenza dell’obbligo di impugnazione negli ordinari termini decadenziali) dell’atto cui l’Amministrazione nega la “monetizzazione” dei giorni di riposo non fruiti; sul diritto del lavoratore a percepire la retribuzione per il lavoro straordinario prestato ed il relativo indennizzo contrattuale; sulla non applicabilità in via retroattiva della norma che vieta la “monetizzazione” di ferie e permessi non goduti;

 

Tar Umbria, 4 giugno 2015 n. 255, sull’insussistenza dell’obbligo di dichiarare l’interruzione del processo in caso di rinunzia del difensore al mandato, ovvero di revoca dello stesso; sulla non applicabilità della legge Tognoli alla realizzazione di parcheggi in aree extraurbane e non ubicati nel sottosuolo, se pure in area posta al di sotto del piano di campagna;

 

Tar Umbria, 4 giugno 2015, n. 256, sulla possibilità di pretermettere la comunicazione di avvio del procedimento quando l’emanazione del provvedimento sfavorevole non sia più procrastinabile per la necessità ed irrinunciabilità nel provvedere (nella specie trattasi di un decreto Sindacale volto dichiarare la decadenza del Presidente del Consiglio di Amministrazione di un’Azienda pubblica); sulla competenza del Sindaco - anche in relazione alle norme statutarie dell’Ente - a procedere allo scioglimento del Consiglio di Amministrazione di un’Azienda Pubblica; sugli effetti del deposito tardivo delle memorie c.d. conclusionali;

 

Tar Umbria, 4 giugno 2015, n. 258, sull’onere motivazionale di un diniego soprintendentizio relativo alla conservazione del territorio che è soddisfatto nel caso vi sia la valutazione  di circostanze da connotare in base ad apprezzamenti tecnici complessi alla stregua di regole non giuridiche e proprie delle discipline estetico - ambientali suscettibili di diversi esiti applicativi (nel caso di specie, il Collegio non ha ritenuto soddisfatto tale onere); sulla decorrenza dei termini di cui all’art. 10-bis L. 7 agosto 1990 n. 241 che non è assistita da alcuna sanzione decadenziale delle facoltà del privato di integrare la propria documentazione e di replicare alle osservazioni dell’Organo pubblico, con la conseguenza che la mera conferma del preavviso di rigetto per tale motivo, senza altra considerazione, non appare consona all’onere di indirizzo dell’attività privata che dovrebbe fondare l’attività dell’Ente pubblico; sull’illegittimità del provvedimento di diniego della Soprintendenza che si limiti a rinviare a precedenti osservazioni e non dia atto del compimento di un nuovo esame della situazione alla luce delle osservazioni proposte dal destinatario del provvedimento sfavorevole;

 

Tar Umbria, 4 giugno 2015, n. 259, sulla tardività dell’impugnazione di una clausola del bando percepibile come immediatamente lesiva, poiché richiesta a pena di esclusione ed evidentemente tesa a limitare la partecipazione all’utilizzo da parte dell’impresa di determinati prodotti richiesti dal bando in relazione all’oggetto dell’appalto; sul valore del tutto relativo dell’inciso “…a pena di esclusione…” delle clausole apposte sul bando, in specie alla luce del principio di tassatività delle cause di esclusione di cui all’art. 46, comma 1-bis, D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163 che, tuttavia, assume altra valenza quando l’offerta del concorrente sia evidentemente incompatibile con l’oggetto della gara; sull’utilizzo del bene richiesto per le esigenze della stazione appaltante ed in conformità alle sue ordinarie prestazioni, nel quale deve anche rinvenirsi il limite all’applicazione del criterio dell’equivalenza che, in attuazione dei principi espressi dall’art. 68, comma 4, D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163, vieta l’esclusione sic et simpliciter dell’offerta per il solo motivo che i prodotti non siano conformi alle specifiche tecniche, trovando applicazione l’eterointegrazione della clausola a prescindere dal suo mancato riferimento alla lex specialis; sulla scelta dell’Amministrazione del tipo di prodotto da utilizzare nell’esecuzione delle attività oggetto di appalto che ha natura discrezionale insindacabile nel merito dal Giudice Amministrativo;

 

Tar Umbria, 4 giugno 2015, n. 261, sulla legittimazione attiva di una ex guardia zoofila, figura che, alla luce della normativa sopravvenuta, ha perso la qualifica di agente di pubblica sicurezza, ferma restando quella di guardia giurata che può essere utilizzata a titolo volontario e gratuito dagli Enti competenti per la prevenzione e repressione delle infrazioni dei regolamenti relativi alla difesa del patrimonio zootecnico, figura, comunque soggetta ad autorizzazione di polizia e costituente nel soggetto una posizione personale degna di tutela; sulla legittimità costituzionale dell’art. 138, R.D. 18 giugno 1931 n. 773 (T.U.L.P.S.) nella parte in cui richiede una condotta morale “ottima” anziché semplicemente buona o incensurabile e nella parte in cui non consente di valutare la condotta morale per aspetti riconducibili ad una dimensione privata od alla sfera di vita e libertà individuale, o comunque, non incidenti sull’attitudine ed affidabilità dell’aspirante ad esercitare le relative funzioni; sulla necessarietà che il provvedimento con cui viene disposta una grave misura sanzionatoria sia fondato su una valutazione del comportamento complessivo del soggetto interessato con riferimento, non solo all’episodio che ne ha occasionato l’adozione, ma anche a specifici fatti da cui si desuma chiaramente l’inaffidabilità all’esercizio delle funzioni attinenti la qualifica;

 

Tar Umbria, 4 giugno 2015, n. 263, sull’onere di immediata impugnazione del bando e del disciplinare di gara solo in presenza di un pregiudizio immediato che si concreta nell’esclusione dalla gara e/o nel mancato esame dell’offerta e non quando il motivo di doglianza sia riconducibile all’asserita illegittimità della lex specialis rilevata in via interpretativa durante l’espletamento della gara; sulla scadenza della validità dell’offerta che non decade ex lege decorso il termine ma solo l’offerente può svincolarsi da essa; sull’efficacia della cauzione provvisoria che deve ritenersi prorogata sino a che l’amministrazione si determini sulla procedura; sul limite imposto alle proposte progettuali in variante migliorative o aggiuntive del progetto (cd. migliorie) ovvero il rispetto dei caratteri essenziali e dell’oggetto dell’appalto, dovendosi tali migliorie ritenere insite nel criterio selettivo dell’offerta economicamente più vantaggiosa; sulla valutazione delle migliorie che appare rimessa alle previsioni del bando di gara nell’ambito dei criteri da osservare ai fini dell’assegnazione del punteggio, posto che nessuna espressa previsione normativa preclude alle stazioni appaltanti di dare rilievo alle migliorie ai soli fini della determinazione del punteggio per l’offerta tecnica e non anche per quello relativo all’offerta economica; sulla possibilità riconosciuta dalla giurisprudenza amministrativa che nell’offerta tecnica possono essere inclusi singoli elementi economici che non fanno parte dell’offerta economica quali i prezzi a base di gara, i prezzi di listini ufficiali, i costi o prezzi di mercato ovvero siano elementi isolati e del tutto marginali dell’offerta economica che non consentono in alcun modo di ricostruire la complessiva offerta economica; sulla ricaduta tecnica delle migliorie che può influenzare la scelta del progetto finale in base al suo valore ma non in base alla persona dell’offerente che rimane comunque non conoscibile sino all’apertura delle buste contenenti l’offerta economica;

Tar Umbria, 12 giugno 2015, n. 285, sull’efficacia della deliberazione comunale di approvazione di un piano attuativo che decorre dalla pubblicazione nel Bollettino Ufficiale Regionale e non nella scadenza del termine di pubblicazione all’albo pretorio; sul dies a quo per l’impugnazione delle disposizioni contenute che decorre dal momento di acquisizione dell’efficacia, ovvero nella pubblicazione nel BUR; sull’autonomia tra la fase di adozione e quella successiva di approvazione, in cui l’atto di adozione può essere oggetto di immediata impugnazione qualora immediatamente lesivo; sulla natura dell’atto di adozione che dà vita ad un atto formalmente e sostanzialmente nuovo rispetto al piano approvato per cui tali atti possono essere impugnati autonomamente e distintamente, senza che la mancata impugnazione del primo comporti preclusione o decadenza del diritto di ricorso contro il piano approvato o che la mancata impugnazione del secondo comporti automaticamente il venir meno dell’interesse al ricorso già eventualmente presentato contro il primo; sulla legittimazione e sull’interesse dei ricorrenti proprietari di immobili confinanti con i terreni oggetto del piano attuativo a coltivare l’impugnativa secondo il criterio della vicinitas intesa come situazione di stabile collegamento giuridico con il terreno oggetto dell’intervento costruttivo autorizzato a prescindere quindi dalla necessità di accertare in concreto se i lavori comportano o meno un effettivo pregiudizio per il soggetto che propone l’impugnazione atteso che la realizzazione di consistenti interventi che comportano una rilevante e notevole alterazione del preesistente assetto urbanistico ed edilizio deve ritenersi pregiudizievole in re ipsa in quanto il nocumento consegue alla minore qualità panoramica, ambientale e paesaggistica; sulla distinzione ai sensi dell’art. 3 comma 1 lett. d) T. U. Edilizia tra ristrutturazione e nuova edificazione che deve rinvenirsi nella già avvenuta trasformazione del territorio mediante una edificazione di cui si conservi la struttura fisica sia pure con la sovrapposizione di un insieme sistemico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente ovvero la cui stessa struttura fisica venga del tutto sostituita ma, in quest’ultimo caso, con ricostruzione se non fedele comunque rispettosa della volumetria e della sagoma della costruzione preesistente; sulla legge regionale umbra 21 gennaio 2015 n. 1 che all’art. 3, comma 1 lett. d) che fa rientrare nella categoria degli interventi di ristrutturazione edilizia anche quelli consistenti nella demolizione e ricostruzione con modifiche della superficie utile coperta, sagoma e area di sedime preesistenti, imponendo il mantenimento della superficie utile di coperta medesima, fatte salve le innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa sismica e per l’installazione di impianti tecnologici; sulle modifiche introdotte nel T.U. Edilizia dall’art. 30 D.L. 21 giugno 2013 n. 69 convertito con legge 9 agosto 2013 n. 98 con il quale è venuto meno il mantenimento della stessa sagoma ma è stato mantenuto fermo il principio secondo cui costituiscono interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati al permesso di costruire gli interventi di ristrutturazione edilizia che comportino un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente un aumento di unità immobiliari, modifiche del volume, dei prospetti e delle superfici ovvero che limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee A, comportino un mutamento della destinazione d’uso;     

 

Tar Umbria, 12 giugno 2015, n. 286, sulla competenza del Dirigente- vice Prefetto a firmare il decreto di divieto di detenzione di armi e munizioni; sulla revoca dell’autorizzazione del porto d’armi quale atto con finalità di prevenzione dei fatti lesivi della pubblica sicurezza può essere sufficientemente sorretta anche da valutazioni della capacità di abuso fondate su considerazioni probabilistiche e su circostanze di fatto assistite da meri elementi di fumus in quanto nella materia de qua l’espansione della sfera di libertà dell’individuo è destinata a recedere di fronte al bene della sicurezza collettiva non essendo richiesto l’accertamento di un oggettivo ed accertato abuso delle armi essendo sufficiente che il soggetto non dia affidamento di non abusarne, sulla base di circostanze oggettive; sulla natura del porto d’armi quale  eccezione al normale divieto di portare armi che può divenire operante soltanto nei confronti di persone riguardo alle quali esista la completa e perfetta sicurezza circa il buon uso delle armi stessa in modo tale da evitare qualsiasi dubbio o perplessità sotto il profilo dell’ordine pubblico e della tranquilla convivenza della collettività dovendo essere garantita anche e prima di tutto l’intera restante massa dei consociati sull’assenza di pregiudizi di ogni genere quanto alla loro incolumità; sulla sufficienza della mera denuncia di reato all’autorità giudiziaria può assurgere di per sé in subiecta materia a giustificazione del giudizio di complessiva inaffidabilità in ipotesi di estrema gravità dei fatti denunziati e dell’attendibilità dei medesimi; sull’insufficienza nel caso di specie dei connotati di estrema gravità (denuncia per i reati di cui agli artt. 697 c.p. e 600-quater c.p.);

 

Tar Umbria, 15 giugno 2015, n. 289, sul valore della comunicazione unica prevista all’art. 9, comma 2, d.l. 7 del 2007, quale assolvimento di tutti gli adempimenti amministrativi previsti per l’iscrizione al registro delle imprese (a fini previdenziali, assistenziali, fiscali nonché per l’ottenimento del codice fiscale e della partita IVA); sull’insufficienza del rilascio della ricevuta (che costituisce titolo per l’immediato avvio dell’attività imprenditoriale) contestuale al ricevimento della comunicazione unica da parte dell’ufficio del registro ai fini dell’iscrizione nel registro delle imprese dal momento che è subordinata alla verifica della sussistenza dei presupposti di legge come confermato anche dall’art. 3 comma 2, d.P.C.M. 6 maggio 2009 che prevede il controllo da parte della Camera di Commercio a seguito del ricevimento della comunicazione unica; sulla distinzione tra comunicazione unica per la nascita dell’impresa e S.C.I.A. ; sul provvedimento di esclusione da una gara che non deve essere necessariamente preceduto da un contraddittorio con il concorrente da escludere come previsto dall’art. 10 bis L. 241/1990;  

 

Tar Umbria, 15 giugno 2015, n. 290, sull’inammissibilità della domanda di risarcimento del danno derivante dalla mancata esecuzione del giudicato esperita nel giudizio di ottemperanza, in quanto dall’ambito di tale giudizio esula qualsiasi altra domanda comunque connessa al giudicato;

 

Tar Umbria, 15 giugno 2015, n. 291, sulla configurabilità della rettifica del provvedimento amministrativo soltanto quando viene rimosso un errore ostativo o un errore materiale commesso dalla P.A., di natura non invalidante, che dia luogo ad una mera irregolarità; sulla configurabilità del potere della P.A. di modificare la graduatoria elaborata dalla Commissione esaminatrice in sede di approvazione, quando dall’esame dei documenti prodotti dai concorrenti utilmente graduati emerga l’illegittimità della formazione della graduatoria.

 

Tar Umbria, 15 giugno 2015, n. 292, sull’inammissibilità dell’arbitrato per la risoluzione di controversie aventi ad oggetto situazioni giuridiche soggettive inerenti gli accordi di lottizzazione di cui all’art. 11 L. n. 241/1990, in quanto nel rapporto convenzionale di lottizzazione permane comunque un potere discrezionale in capo alla P.a.; sul potere del G.A. di erogare ogni forma di tutela del diritto soggettivo nelle controversie devolute alla giurisdizione esclusiva a norma degli artt. 24, 103, 110 e 113 Cost.; sull’esperibilità dell’azione di esecuzione specifica dell’obbligo a contrarre ex art. 2932 C.c. nel processo amministrativo al fine di ottenere l’esecuzione di una convenzione di lottizzazione, con particolare riferimento al trasferimento delle aree destinate a cessione gratuita.

 

si segnala che le sentenze e/o ordinanze relative a giudizi di ottemperanza a seguito di decreto della Corte di appello in materia di Equa Riparazione nel mese di giugno sono: n. 232, n. 233, n. 234, n. 235, n. 236, n. 237, n. 238, n. 239, n. 240, n. 241, n. 242, n. 243, n. 244, n. 245, n. 246, n. 247, n. 248, n. 249, n. 250, n. 251, n. 252, n. 253, n. 254, n. 262, n. 265, n. 266, n. 267, n. 268, n. 269, n. 270, n. 271, n. 272, n. 273, n. 274, n. 276, n. 277, n. 278, n. 279, n. 282, n. 287, n. 288, n. 293, n. 294, n. 295, n. 296, n. 297, n. 298, n. 299, n. 300, n. 301, n. 302, n. 304, n. 305;

 

si segnala che le sentenze di improcedibilità per cessata materia del contendere e sopravvenuta carenza di interesse sono:  n. 257, n. 260, n. 264, n. 280, n. 281, n. 283, n. 284;

 

si segnala, infine, che nel mese di giugno è stata pubblicata la seguente  ordinanza interlocutoria: n. 275.

 

 

si segnalano per la rilevanza ovvero per la novità delle questioni trattate le decisioni numeri 226, 229, 256, 258, 259263, 285 e 289

 

per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 maggio  e il 31 maggio 2015

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per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 luglio e il 31 agosto 2015

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per gli elenchi delle decisioni degli anni 2010 - 2011 - 2012 - 2013 – 2014 - 2015

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per reperire le decisioni nel sito istituzionale della g.a.

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