Sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 giugno e il 30 giugno 2016 (dalla n. 476 alla n. 540)

 72) continua la pubblicazione dell'elenco sommario delle decisioni (sentenze e ordinanze collegiali) pronunciate dal Tar Umbria; la pubblicazione, ha cadenza mensile.
 Dal mese di febbraio 2013 la pubblicazione - alla quale si provvede sulla base di quanto risulta dal "Registro dei Provvedimenti Collegiali" conservato nella Segreteria Generale del Tar, Ufficio pubblicazione - è curata dalla redazione di “Avvocati Amministrativisti in Umbria".

Tar Umbria, 3 giugno 2016, n. 476, sull’inammissibilità del ricorso contro Amministrazione statale notificato all’Avvocatura generale dello Stato anziché all’Avvocatura distrettuale presso cui ha sede l’Autorità giudiziaria adita;

 

Tar Umbria, 3 giugno 2016, n. 477, sull’inammissibilità del ricorso proposto avverso atto meramente confermativo di precedente determinazione dell’Amministrazione rimasta inoppugnata; sull’insussistenza di un obbligo di provvedere dell’Amministrazione in ordine alla richiesta di annullamento in autotutela di una precedente determinazione;

 

Tar Umbria, 3 giugno 2016, n. 478, sulla sussistenza di un ampio potere discrezionale dell’Autorità competente al rilascio del porto d’armi nello svolgere una valutazione circa la mancanza di requisiti negativi e la sussistenza di specifiche ragioni positive, allo scopo di prevenire abusi nell’uso delle armi a tutela della privata e pubblica incolumità, atteso che il rilascio del porto d’armi costituisce provvedimento concessorio derogatorio rispetto al generale divieto imposto ai consociati; sull’inidoneità dell’estinzione del reato a determinare l’illegittimità del diniego di porto d’armi motivato sulla base della sentenza di condanna e di ulteriori comportamenti successivi;

 

Tar Umbria, 3 giugno 2016, n. 479, sull’insufficienza del richiamo alla commissione di un mero illecito amministrativo in materia di detenzione di sostanze psicotrope per uso personale a fondare idonea motivazione in ordine al provvedimento di revoca del porto d’armi; sulla necessità che, in tali fattispecie, l’eventuale revoca, seppur di per sé legittimamente adottabile, sia adeguatamente motivata e emanata in seguito a puntuale istruttoria, anche in ragione del fatto che, ai sensi dell’art. 75 del D.P.R. n. 309 del 1990, gli illeciti amministrativi in materia di stupefacenti determinano, in modo automatico, la sola sospensione della licenza in questione;

 

Tar Umbria, 3 giugno 2016, n. 481, sulla legittimità dell’imposizione del vincolo monumentale ex art. 10 del D.lgs. n. 42 del 2004 a bene completamente restaurato, in quanto oggetto della tutela storico artistica non è il bene materiale quale opera dell’ingegno, bensì la sua testimonianza materiale di civiltà che ben può risultare da interventi successivi e sedimentati nel tempo, tali da dare luogo ad un manufatto storicamente complesso e comunque diverso da quello originario; sulla legittimità dell’estensione del vincolo indiretto anche ai finitimi manufatti di epoca recente in quanto compendi che, nella loro estensione eccedente i luoghi interessati in via immediata dalla presenza delle cose che sono espressione dei valori storici, artistici ed archeologici, concorrono a qualificare la cornice storico-ambientale in cui il bene è inserito; sulla sussistenza di un’ampia discrezionalità tecnica dell’Autorità preposta all’apposizione del vincolo, sindacabile in sede giurisdizionale unicamente qualora manifestamente illogica o inficiata da erronea presupposizione;

 

Tar Umbria, 3 giugno 2016, n. 482, sull’illegittimità dell’annullamento in autotutela dell’aggiudicazione definitiva di una gara indetta dall’Amministrazione comunale per l’approvvigionamento del servizio energia elettrica poiché, pur sussistendo per i comuni un obbligo generalizzato di attenersi alla convenzione sottoscritta con la Consip, tuttavia l’art. 1, comma 7, del d.l. n. 95 del 2012, negli appalti relativi a fornitura di energia elettrica, fa salva la possibilità di procedere ad affidamenti anche al di fuori della convenzione con Consip, a condizione che a tal fine sia esperita una procedura ad evidenza pubblica - fra le quali rientra anche il cottimo fiduciario disciplinato dagli artt. 3, comma 40, e 125 del d.lgs. n. 163 del 2006 - e che il contratto stipulato con la società sia più conveniente rispetto alla convenzione Consip; sull’obbligo in capo al Comune imposto dall’art. 1, comma 7, del d.l. n. 95 del 2012, nel caso di intervenuta disponibilità di convenzioni Consip contenenti condizioni di maggior vantaggio economico in percentuale superiore al 10 per cento rispetto ai contratti già stipulati, di sottoporre quest’ultimi a condizione risolutiva con possibilità per il contraente di adeguamento ai migliori corrispettivi;

 

Tar Umbria, 9 giugno 2016, n. 483, sulla legittimità dell’esclusione del ricorrente dalla selezione pubblica finalizzata al reperimento di medici specialisti per le esigenze delle Commissioni mediche di verifica e della Commissione medica superiore del MEF (a norma della Direttiva MEF n. 027490 del 6/3/2015), poiché il medico - che partecipando alla selezione ha presentato domande per più commissioni mediche contravvenendo così alla previsione della lex specialis imponente la manifestazione della disponibilità per una sola opzione - ha determinato, non una irregolarità formale, ma l’impossibilità di evincere, in sede di interpretazione della domanda di partecipazione, quale fosse la procedura di selezione alla quale l’istante intendesse partecipare, generando un vizio sostanziale nella domanda che ne preclude la valutazione, l’inserimento in una o in un’altra procedura selettiva e l’applicabilità del soccorso istruttorio essendo carente un elemento essenziale della domanda;

 

Tar Umbria, 9 giugno 2016, n. 484, sull’inammissibilità del ricorso che non risulta notificato all’Amministrazione, nei confronti della quale non è dunque stato instaurato il contraddittorio processuale.

 

Tar Umbria, 10 giugno 2016, n. 489, sull’improcedibilità per sopravvenuta carenza di interesse del ricorso volto ad ottenere l’ottemperanza di una sentenza del TAR che è stata parzialmente riformata in sede d’appello, con applicazione di una diversa formulazione e parametrazione dei criteri da osservare ai fini della determinazione del danno da risarcire, dando luogo ad un nuovo contenuto precettivo che si sovrappone a quello precedente, dettando una regola del caso concreto avente forza conformativa autonoma, anche nell’ottica dell’eventuale ottemperanza, con la conseguenza che la regolamentazione degli interessi delle parti trova il suo titolo giudiziale nella sentenza del Consiglio di Stato e non in quella del TAR, con effetto di sostituzione della prima alla seconda, con conseguente definitiva perdita di efficacia di quest’ultima come se non fosse mai venuta in essere;

 

Tar Umbria, 10 giugno 2016, n. 491, sull’ampia discrezionalità riconosciuta all’autorità di pubblica sicurezza, sia nella valutazione dell'affidabilità del soggetto richiedente il titolo di abilitazione al porto d’armi di farne buon uso, sia nel valutare le circostanze che consiglino l’adozione di provvedimenti inibitori, valutazione quest’ultima che tuttavia trova il limite di dover risultare fondata su precisi elementi oggettivi e specifiche risultanze di fatto, ossia su un adeguato impianto istruttorio e motivazionale, in mancanza del quale l’operato dell’Amministrazione sarà ritenuto illegittimo;

 

Tar Umbria, 10 giugno 2016, n. 492, sulla natura del potere esercitato dalla Soprintendenza, che nel procedimento di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, di cui all’art. 146 D.lgs. 22 gennaio 2004 n. 42 (che attribuisce al previo parere della stessa Soprintendenza natura vincolante), quest’ultima esercita non più un sindacato di mera legittimità sull’atto autorizzatorio di base adottato dalla Regione o dall’ente delegato, con il correlativo potere di annullamento ad estrema difesa del vincolo, ma, piuttosto, una valutazione di merito amministrativo, espressione dei nuovi poteri di cogestione del vincolo paesaggistico; sulla natura del parere reso dalla Soprintendenza ai sensi dell’art. 146 D.lgs. 42/2004 che è atto di esercizio di ampia discrezionalità tecnica con la conseguenza che il sindacato del Giudice Amministrativo è di tipo intrinseco debole; sul meccanismo del c.d. dissenso costruttivo previsto dall’art. 14-quater, comma 1, Legge 7 agosto 1990, n. 241 che può concretamente annettersi, in funzione di meccanismo premiante (dove il “premio” è costituito dalla disponibilità dell’amministrazione dissenziente a concedere una qualche apertura), unicamente in ordine al modello conferenziale descritto dalla Legge 7 agosto 1990 n. 241, giammai fuori di esso (come nel caso di specie);

 

Tar Umbria, 10 giugno 2016, n. 493, sulla natura del potere esercitato dalla Soprintendenza, che nel procedimento di rilascio dell’autorizzazione paesaggistica, di cui all’art. 146 D.lgs. 22 gennaio 2004 n. 42 (che attribuisce al previo parere della stessa Soprintendenza natura vincolante), quest’ultima esercita non più un sindacato di mera legittimità sull’atto autorizzatorio di base adottato dalla Regione o dall’ente delegato, con il correlativo potere di annullamento ad estrema difesa del vincolo, ma, piuttosto, una valutazione di merito amministrativo, espressione dei nuovi poteri di cogestione del vincolo paesaggistico; sulla natura del parere reso dalla Soprintendenza ai sensi dell’art. 146 D.lgs. 42/2004 che è atto di esercizio di ampia discrezionalità tecnica con la conseguenza che il sindacato del Giudice Amministrativo è di tipo intrinseco debole; sul meccanismo del c.d. dissenso costruttivo previsto dall’art. 14-quater, comma 1, Legge 7 agosto 1990, n. 241 che può concretamente annettersi, in funzione di meccanismo premiante (dove il “premio” è costituito dalla disponibilità dell’amministrazione dissenziente a concedere una qualche apertura), unicamente in ordine al modello conferenziale descritto dalla Legge 7 agosto 1990 n. 241, giammai fuori di esso (come nel caso di specie);

 

Tar Umbria, 10 giugno 2016, n. 494, sulla giurisdizione del Giudice Amministrativo a conoscere delle selezioni pubbliche indette ai sensi dell'art. 110 D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267 (T.U.E.L.) che nel consentire agli Enti locali di affidare incarichi di responsabilità dirigenziale con contratti a tempo determinato, non li esonera dallo svolgere procedure con la conseguenza che, in applicazione del generale principio di rilevanza costituzionale, in base al quale l'accesso ai pubblici impieghi può avvenire solo per concorso, l'affidamento di detti incarichi non può non essere preceduto da una procedura selettiva adeguatamente pubblicizzata; sull'impugnazione di un bando di concorso per il quale non sono individuabili soggetti che ricavino da esso beneficio diretto ed immediato e come tali qualificabili come controinteressati in senso tecnico, ai quali il ricorso potrebbe essere notificato; sul meccanismo di scorrimento delle graduatorie (e conseguenti limiti) previsto dall'art. 91, comma 4, T.U.E.L. che oggi rappresenta la regola generale per la copertura dei posti vacanti in organico (la pronuncia da atto dei principali orientamenti giurisprudenziali formatisi sul punto e culminati nella sentenza dell'Adunanza Plenaria 28 luglio 2011 n. 14);

 

Tar Umbria, 13 giugno 2016, n. 499, sull’inidoneità della conoscenza dell’aggiudicazione provvisoria (avente carattere pacificamente endoprocedimentale) a determinare la piena percezione dell’esito della gara, essendo all’uopo indispensabile la conoscenza della sola aggiudicazione definitiva; sull’onere di immediata impugnazione del bando o del disciplinare di gara che sussiste solo in caso di clausole c.d. “escludenti”, tra cui quelle che impediscono la partecipazione alla gara; sull’interesse del partecipante legittimo ad una gara pubblica che si configura tanto come un interesse “finale” al conseguimento dell'appalto affidato al controinteressato quanto, in via alternativa e normalmente subordinata come un interesse “strumentale” alla caducazione dell'intera gara e alla sua riedizione, sempre che sussistano, in concreto, ragionevoli possibilità di ottenere l'utilità richiesta; sull’illegittima della procedura di una gara di appalto per violazione dell’art. 83, comma 4, D.lgs. 12 aprile 2006, n. 163 nel caso in cui i criteri di valutazione delle offerte non siano dettagliatamente indicati nel bando e la Commissione abbia dovuto integrare, con più dettagliati sottocriteri la generica ripartizione del punteggio complessivamente previsto nella lex specialis (la pronuncia ripercorre il percorso giurisprudenziale della Corte di Giustizia Europea che ha condotto alla modifica della norma in questione); sull’applicabilità del citato art. 83 comma 4, anche alle procedure negoziate riservate, ai sensi dell’art. 5 L. 8 novembre 1991, n. 381 alle cooperative sociali di tipo B per gli affidamenti di servizi sotto soglia; sul punteggio numerico assegnato ai singoli elementi di valutazione dell’offerta economicamente più vantaggiosa che integra una sufficiente motivazione a condizione che siano prefissati, con chiarezza e adeguato grado di dettaglio, i criteri di valutazione;

 

Tar Umbria, 13 giugno 2016, n. 500, sulla giurisdizione del G.A. con riferimento all’impugnativa dei d.u.r.c. negativi emessi nei confronti delle imprese mandanti, quale accertamento incidentale ex art. 8 c.p.a. su rapporti comunque pregiudiziali per l’esame di legittimità del provvedimento di esclusione principaliter impugnato; sull’individuazione del TAR competente a conoscere del ricorso avverso gli atti di una procedura di evidenza pubblica (ivi compresi i provvedimenti di esclusione) che deve aversi riguardo al luogo di produzione degli effetti diretti cui è preordinato l’atto finale della procedura, ossia all'ambito territoriale di esplicazione dell'attività dell’impresa aggiudicataria conseguente all'emanazione dell’atto di aggiudicazione e alla stipula contrattuale, e dunque al luogo di esecuzione dei lavori, indipendentemente dalla sede della stazione appaltante, dal luogo di svolgimento delle operazioni di gara o dalla sede dei partecipanti alla gara; sul principio - confermato anche a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 31, comma 8, D.L. 21 giugno 2013 n. 69 - secondo cui nel corso di gare per l’affidamento di appalti pubblici, non sono consentite regolarizzazioni postume della posizione previdenziale, dovendo l’impresa essere in regola con l’assolvimento degli obblighi previdenziali ed assistenziali fin dalla presentazione dell’offerta e conservare tale stato per tutta la durata della procedura di aggiudicazione e del rapporto con la Stazione appaltante, restando, dunque, irrilevante un eventuale adempimento tardivo dell’obbligazione contributiva (la pronuncia ricostruisce il dibattito giurisprudenziale relativo al rapporto tra l’art. 38 del Codice dei contratti, e gli artt. 31, comma 8, D.L. 69/2013 cit. e 7 del D.M. 24 ottobre 2007, definitivamente sopito dalla sentenza dell’Adunanza Plenaria n. 10 del 25.5.2016); sul principio affermato dalla giurisprudenza comunitaria per cui non può disporsi l’esclusione da una gara per inadempienze successive alla presentazione dell’offerta non conoscibili dal concorrente in quel momento e che non siano state eliminate prima della stipulazione del contratto;

 

Tar Umbria, 13 giugno 2016, n. 501, sulla ratio e sulla portata dell’art. 11 “Potenziamento del servizio di distribuzione farmaceutica, accesso alla titolarita' delle farmacie e modifica alla disciplina della somministrazione dei farmaci”, D.L. 24 gennaio 2012 n. 1 che, pur prevedendo il superamento delle piante organiche, mantiene inalterato un potere autoritativo di pianificazione e contingentamento delle sedi farmaceutiche, lungi da ogni presunta “liberalizzazione” del settore, secondo criteri stabiliti dal Legislatore, ma nel contesto di una ampia discrezionalità propria del potere pianificatorio; sul riparto di competenze individuate dal citato art. 11, per il quale spetta al Comune il potere di individuare le sedi farmaceutiche da istituire, residuando in capo alla Regione solo la possibilità d’intervenire in via sostitutiva in caso di inerzia dell’ente locale, con ciò innovando la previgente disciplina, in base alla quale la revisione della pianta organica delle farmacie spettava esclusivamente all’Autorità regionale, mentre l’Amministrazione comunale interveniva nel procedimento fornendo un apporto meramente consultivo;

 

Tar Umbria, 13 giugno 2016, n. 502, sull’ammissibilità delle censure tardive ed estranee al contenuto dell’atto impugnato, ma comunque desumibili dal contesto del ricorso introduttivo; sull’inammissibilità per genericità delle censure formulate con locuzioni generiche che si sostanziano nella mera indicazione delle fonti normative, senza specificare in modo circostanziato sotto quale profilo le stesse sarebbero state violate e senza allegare neanche un principio di prova di quanto dedotto; sulle previsioni di zona del P.R.G., per le quali la valutazione dell’idoneità delle aree a soddisfare - con riferimento alle possibili destinazioni - specifici interessi urbanistici, rientra nei limiti dell’esercizio del potere discrezionale rispetto al quale, a meno che non siano riscontrabili errori di fatto o abnormi illogicità, non è neppure configurabile il vizio di eccesso di potere per disparità di trattamento basata sulla comparazione con la destinazione impressa agli immobili adiacenti; sulla regola generale della non necessità di una specifica indicazione delle ragioni giustificatrici della scelta di programmazione urbanistica che prevede solo alcune specifiche eccezioni nelle quali prevale il principio di affidamento: a) avvenuta stipulazione di convenzione di lottizzazione; b) annullamento con sentenza passata in giudicato del permesso di costruire; c) reiterazione di un vincolo espropriativo scaduto; sul rapporto alla luce della normativa nazionale e regionale dei livelli di pianificazione ed in particolare tra parte operativa e parte strutturale del Piano Regolatore; sulle osservazioni dei privati che assumono mero carattere contributivo partecipativo per cui ai fini della loro confutazione è sufficiente il mero riferimento alle indicazioni generali contenute nella proposta illustrativa di adozione del Piano;

 

Tar Umbria, 13 giugno 2016, n. 503, sul principio di affidamento del proprietario di opera abusiva in caso di mera inerzia dell’Amministrazione nell’esercizio del potere repressivo – sanzionatorio (la sentenza da atto de vari orientamenti giurisprudenziali formatisi sul punto, aderendo - in ultima analisi - a quello che collega l’affidamento meritevole di tutela del privato non già alla mera inerzia dell’Amministrazione nell’esercizio del potere repressivo bensì alla accertata conoscenza da parte della stessa Amministrazione dell’abuso, con conseguente rilevanza del lasso temporale intercorrente da tale conoscenza e l’emanazione dell’ordine di demolizione, sorgendo solo in questo caso un onere motivazionale rafforzato;

 

Tar Umbria, 13 giugno 2016, n. 504, sull’inammissibilità delle censure formulate in memoria non notificata alla controparte, sia nell’ipotesi in cui risultino completamente nuove e non ricollegabili ad argomentazioni espresse nel ricorso introduttivo, sia quando, pur richiamandosi ad un motivo già ritualmente dedotto, introducano elementi sostanzialmente nuovi, ovvero in origine non indicati, con conseguente violazione del termine decadenziale e del principio del contraddittorio, essendo affidato alla memoria difensiva il solo compito di una mera illustrazione esplicativa dei precedenti motivi di gravame, senza possibilità di ampliare il “thema decidendum”; sulle valutazioni effettuate dalla soprintendenza in materia di compatibilità ambientale e di compatibilità fra l’opera di restauro dei beni assoggettati a vincolo storico-artistico e l’esigenza di conservazione dei valori artistici e storici che i predetti beni esprimono, le quali risultano espressione di un’ampia discrezionalità sindacabile dal G.A. solo sotto il profilo del travisamento dei fatti e della manifesta illogicità o irragionevolezza; sull’idoneità degli interventi edilizi comportanti la chiusura di un locale con struttura (fissa) in vetri a determinare la creazione di nuova volumetria;

 

Tar Umbria, 13 giugno 2016, n. 512, (sentenza parzialmente oscurata ai sensi del D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196), sulla non è configurabilità per i militari di una situazione giuridica soggettiva tutelabile in ordine alla sede di servizio nella stessa misura riconosciuta ai dipendenti civili, poiché la permanenza in una determinata sede costituisce semplice modalità dello svolgimento del servizio, cui il militare è adibito in forza di un provvedimento rientrante nella categoria degli ordini, i quali non sono soggetti ad un obbligo di specifica motivazione;

 

Tar Umbria, 13 giugno 2016, n. 516, sull’impugnazione di atti di esclusione dal contributo per venir meno degli originari requisiti previsti dal bando che, come affermato anche dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, ricadendo nella fase di c.d. autotutela pubblicistica, rientra nella giurisdizione del G.A.; sull’obbligo ex art. 6, comma 1, lett. b) L. 7 agosto 1990 n. 241 per la P.A. di invitare gli interessati ad integrare la documentazione mancante prima di concludere il procedimento in senso negativo, e sull’omessa risposta da parte del privato alla richiesta di integrazione che, nell'ottica di un dovere di collaborazione istruttorio reciproco, determina inevitabilmente la legittima reiezione dell’istanza;

Tar Umbria, 23 giugno 2016, n. 518 (ordinanza), sulla non revocabilità dell’ordinanza con la quale è stato nominato, in relazione all’aggiudicazione di una fornitura di un farmaco avvenuta in esito ad un sistema dinamico di acquisizione con il criterio di aggiudicazione del prezzo più basso, quale organo verificatore, un Dirigente medico scelto dal Direttore generale dell’Azienda USL, sulla scorta del fatto che non risulta in posizione di parzialità rispetto agli accertamenti tecnici oggetto della verificazione;

 

Tar Umbria, 23 giugno 2016, n. 519 (ordinanza), sulla non revocabilità dell’ordinanza con la quale è stato nominato, in relazione all’aggiudicazione di una fornitura di un farmaco avvenuta in esito ad un sistema dinamico di acquisizione con il criterio di aggiudicazione del prezzo più basso, quale organo verificatore, un Dirigente medico scelto dal Direttore generale dell’Azienda USL sulla scorta del fatto che non risulta in posizione di parzialità rispetto agli accertamenti tecnici oggetto della verificazione;

 

Tar Umbria, 24 giugno 2016, n. 520 (ordinanza), sulla notifica per pubblici proclami ai sensi dell’art. 49, comma 3 c.p.a. e sulla non obbligatorietà dell’inserimento di un estratto riassuntivo del ricorso anche sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana e nel BUR; sulla differenza della previsione normativa in materia di notifica per pubblici proclami tra la disciplina del codice del processo amministrativo e quella del codice di procedura civile ex art. 150 c.p.c.;

 

Tar Umbria, 24 giugno 2016, n. 521, sulla legittimità dell’ordinanza di demolizione notificata al precedente proprietario ai sensi dell’art. 31 d.P.R. n. 380 del 2001, il quale prevede quali destinatari del provvedimento il proprietario e il responsabile dell’abuso in forma non alternativa, ma simultanea e congiunta, in quanto sono chiamati a ripristinare il corretto assetto edilizio violato dall’abuso; sulla precarietà di un opera (nel caso di specie un capannone prefabbricato) la cui realizzazione sia avvenuta sulla base di una concessione provvisoria; sul vizio di disparità di trattamento, che non può essere invocato per ottenere dall’Amministrazione l’estensione di un provvedimento illegittimo; sull’ingiunzione di demolizione quale atto dovuto e privo di discrezionalità per il quale non opera il principio di tutela dell’affidamento;

 

Tar Umbria, 24 giugno 2016, n. 522, sull’allegazione di fatti e motivi nuovi nella memoria di replica ex art 73, comma 1 c.p.a.; sulla tassatività dell’art. 103 d.P.R. 382 del 1980, che risulta evidente considerando sia l’eterogeneità e specificità delle ipotesi espressamente contemplate, indice di scelte compiute dal legislatore caso per caso, sia per il fatto che trattasi di previsione comportante rilavanti oneri per le finanze pubbliche; sulla differenza funzionale tra assegni di ricerca di cui all’art. 51, comma 6 l. 449 del 1997 (conferiti per la collaborazione ad attività di ricerca e non anche alla didattica e senza alcuna attività di formazione e di addestramento) e le borse e gli assegni di cui alla lett. e) dell’art. 7 della l. n. 28 del 1980 (i quali prevedono lo svolgimento di attività, oltre che di didattica, di formazione ed addestramento scientifico, in vista del futuro svolgimento di tali attività);

*   *   *

Si segnala che le sentenze e/o ordinanze relative a giudizi di ottemperanza a seguito di decreto della Corte di Appello in materia di Equa Riparazione nel mese di giugno 2016 sono: n. 487, n. 488, n. 495, n. 496, n. 497, n. 498, n. 505, n. 506, n. 507, n. 508, n. 509, n. 513, n. 514, n. 515, n. 517, dalla n. 526 alla n. 540;  

si segnala che le sentenze di improcedibilità per cessata materia del contendere e/o sopravvenuta carenza di interesse sono: n. 480, n. 485, n. 490, n. 523, n. 524, n. 525;

 

infine, sono state emanate anche una sentenza dichiarativa dell’estinzione (n. 486), un’ordinanza interlocutoria(n. 511) ed un’ordinanza di sospensione del giudizio (n. 510).

Si segnalano per la rilevanza ovvero per la novità delle questioni trattate le decisioni numeri 481, 494499 e 500


per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 maggio e il 31 maggio 2016

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per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 luglio e il 31 agosto 2016

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per gli elenchi delle decisioni degli anni 2010 - 2011 - 2012 - 2013 – 2014 - 2015 - 2016

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per reperire le decisioni nel sito istituzionale della g.a.

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