sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 maggio e il 31 maggio 2014 (dalla n. 231 alla n. 284)

47) continua la pubblicazione dell'elenco sommario delle decisioni (sentenze e ordinanze collegiali) pronunciate dal Tar Umbria; la pubblicazione, ha cadenza mensile.Dal mese di febbraio 2013 la pubblicazione - alla quale si provvede sulla base di quanto risulta dal "Registro dei Provvedimenti Collegiali" conservato nella Segreteria Generale del Tar, Ufficio pubblicazione - è curata dalla redazione di “Avvocati Amministrativisti in Umbria” della quale fanno parte Alessandro BovariSerena BrigantiFabio Buchicchio, Maria Di PaoloGiulia Gambuli, Azzurra PellegriniMarta PolenzaniAlessio Tomassucci e Angelo Velatta.

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 231, sulla non necessità dell’autorizzazione della Sovrintendenza per le opere sottostanti un edificio che in quanto tali non costituiscono impatto sul paesaggio (dichiara l’improcedibilità per sopravvenuto difetto di interesse del ricorso e dei primi due motivi aggiunti, accogliendo, invece, il terzo);

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 232, sull’installazione di pannelli solari con serbatoio d’accumulo su edifici di civile abitazione che, ai sensi del combinato disposto degli artt. 7 e 7-bis L. 18 febbraio 2004 n. 1, non rientra tra i casi di edilizia libera; sulla prevalenza della legislazione regionale in materia su quella statale che, invece, consente l’istallazione di pannelli solari, fotovoltaici e termici senza alcuna limitazione (con o senza serbatoio di accumulo), ai sensi dell’art. 6, D.P.R. 6 giugno 2001 n. 380, nell’emendamento introdotto dall’art. 7, comma 3, D.L. 3 marzo 2011 n. 28; sull’autonomia della Regione nelle scelte di salvaguardia del proprio territorio che non confligge con il dettato dell’art. 6, comma 6, D.P.R. 380/2001 che consente alle Regioni a statuto ordinario di estendere ad “…interventi edilizi ulteriori…” la disciplina dell’attività edilizia libera;

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 233, sull’apertura delle buste contenenti l’offerta tecnica che, anche nell’interpretazione dell’art. 120, comma 2 del D.P.R. 5 ottobre 2010 n. 207, deve essere fatta in seduta pubblica; sul c.d. interesse strumentale ad agire che sussiste anche in caso in cui la soddisfazione della posizione giuridica attiva protetta dall’ordinamento sia realizzabile unicamente attraverso il doveroso rinnovo dell’attività amministrativa (nel caso di specie il ricorrente lamentava l’illegittimità delle operazioni di constatazione e verifica delle offerte tale da porlo nella necessità di dover rinnovare la propria partecipazione ed essere sottoposto, anche con la medesima offerta, al giudizio di una diversa Commissione);

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 234, sulla validità dell’esame tossicologico eseguito secondo i canoni dell’art. 10 del “Regolamento per l’applicazione delle procedure per gli accertamenti sanitari di assenza di tossicodipendenza o di assunzione di sostanze stupefacenti o psicotrope in militari addetti a mansioni che comportano particolari rischi per la sicurezza, l’incolumità e la salute di terzi presso il Ministero della Difesa” (rigetta, motivando in fatto, un ricorso avverso provvedimento di proscioglimento dalla ferma ai sensi dell’art. 957, comma 1, lett. c) dell’Ordinamento Militare);

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 235, sulle sorti dell’istanza con cui il ricorrente al fine di provvedere all’integrazione del contradittorio chieda al Tribunale, peraltro scaduto il termine assegnato per provvedere, di indicare i soggetti da chiamare; sulle conseguenze della mancata integrazione del contradittorio e, in particolare, nel caso di ricorso fondato su una pluralità di censure, sull’improcedibilità del ricorso limitatamente alle censure incidenti sugli interessi dei controinteressati pretermessi; sulla corretta interpretazione dell’art. 39, comma 12, P.T.C.P. di Perugia che assoggetta gli ambiti vincolati alle limitazioni e modalità previste dall’art. 146, commi 2, 3 e 4, D.Lgs. 29 ottobre 1999 n. 490 sottraendo dall’inedificabilità le aree che alla data del 6 settembre 1985 erano già classificate dai P.R.G. come zone “B”; sull’impossibilità di qualificare come boscate aree paesaggisticamente vincolate e classificate “B” dalla Legge Galasso, in forza dell’orientamento giurisprudenziale prevalente che ha ammesso la deroga all’inedificabilità sulla base della giusta interpretazione dell’art. 146, commi 2 e 4 (opzione ermeneutica confermata anche dall’art. 71-bis L.R.U. 24 marzo 2000 n. 27 norma di interpretazione autentica dell’art. 15 della stessa Legge e dell’art. 5, comma 3, lett. c) della L.R.U. 19.11.2001 n. 28);

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 236, (ordinanza) dispone incombenti istruttori;

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014,  n. 237, dichiara il difetto di giurisdizione del Giudice Amministrativo (fattispecie relativa alla richiesta di ricostruzione della carriera, anche ai fini del risarcimento del danno, avanzata da un docente universitario nelle discipline mediche – a cui vantaggio erano stati accolti due ricorsi straordinari al Capo dello Stato -  che lamentava, tanto nei confronti dell’Università quanto dell’Azienda Sanitaria, il ritardato inserimento nell’espletamento delle attività assistenziali e, pertanto, avanzava domanda di ricostruzione della carriera, con connessa richiesta risarcitoria, ora per allora);

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 238, A) sulla necessità di trattazione secondo il rito ordinario, ex art. 32, c. 1, cpa, della domanda proposta ai sensi dell’art. 117 (assoggettata al rito speciale) nei confronti dell’ente pubblico per la declaratoria dell’obbligo del medesimo di pronunziarsi sull’istanza di acquisizione sanante, ex art. 42 bis del DPR. 327/2001 di terreni asseritamente occupati sine titulo, laddove venga proposta domanda riconvenzionale suscettibile di essere appunto trattata secondo il rito ordinario, finalizzata nel caso di specie, in via principale, al riconoscimento del diritto di proprietà dell’ente e, in via subordinata,, all’esecuzione in forma specifica dell’obbligo di cessione di aree da parte dell’originario ricorrente all’ente pubblico ai sensi dell’art. 2932 cod. civ..; B) sulla necessità, anche ai fini della sussistenza della giurisdizione del G.A., che gli accordi di cui all’art. 133, c. 1, lett. a), n. 2, cpa riguardino il contenuto discrezionale del provvedimento o che si sostituiscano allo stesso, rientrando invece nella sfera dei cd. contratti di diritti pubblico (assoggettati alla giurisdizione del G.O.) i negozi che disciplinino i soli aspetti patrimoniali di un rapporto amministrativo; C) sulla natura giuridica di un accordo sottoscritto tra un privato ed un Comune, con il quale quest’ultimo si impegna al rilascio di un titolo edilizio, per la realizzazione di interventi residenziali previsti in un piano particolareggiato per una volumetria massima di 15.000 mc in cambio della cessione  a titolo gratuito di un’area da destinare a parcheggio pubblico, completamente realizzato (all’esito di un’ampia disamina in punto di fatto, il Tribunale ha ritenuto che tale accordo rientrasse nell’ambito di quelli di cui all’art. 133, c. 1, lett. a), n. 2, cpa); D) sulla qualificazione come contratto preliminare atipico di cessione bonaria, e dunque privo di effetti reali, del predetto accordo concluso tra il privato ed il Comune (il Collegio, che escluso la qualificazione della convenzione sottoscritta come formale cessione volontaria ex art. 45 del DPR 327/2001, ne ha altresì escluso l’effetto reale, alla luce della: a) inesistenza di un nesso telelogico tra la cessione gratuita e la realizzazione della volumetria; b) mancanza del subprocedimento di determinazione dell’indennità da parte dell’autorità espropriante; c) inidoneità di un contratto atipico gratuito a produrre effetti reali traslativi, riservati ai soli contratti con causa di scambio o di liberalità; F) sulla sussistenza dell’obbligo di concludere ogni procedimento, ai sensi dell’art. 2, della L. 241/1990, senza che a ciò osti il carattere, vincolato o discrezionale, del provvedimento finale, e, conseguentemente, sull’insussistenza di ogni limite all’esercizio dell’azione di cui all’art. 117 cpa alla luce del carattere discrezionale del provvedimento finale; G) sull’obbligo (fondato sull’art. 1 del Protocollo Addizionale CEDU) dell’Amministrazione, ben distinto dalla discrezionalità amministrativoa, di far cessare l’occupazione sine titulo di fondi di proprietà privata illecitamente detenuti dalla P.A., e sulla conseguente ammissibilità, anche in base alla normativa di settore (art. 42 bis del DPR 327/2001), di un’azione ex art. 117 cpa diretta a porre termine alla condotta illecita dell’ente pubblico; H) sulla sussistenza, in base all’art. 42 bis, commi 1 e 2 del DPR 32772001, della potestà (e non di una mera facoltà) dell’ente pubblico di effettuare una valutazione comparativa di tutti gli interessi coinvolti al fine di decidere se procedere all’acquisizione dell’immobile detenuto sine titulo (attraverso un provvedimento autoritativo od un accordo consensuale) e, solo in caso negativo, di procedere alla restituzione dell’immobile ed al risarcimento del danno, con conseguente ammissibilità, sotto altro profilo, dell’azione ex art. 117 cpa; I) sull’impossibilità per il privato, nel caso di mancata esecuzione da parte dell’ente pubblico della sentenza resa ai sensi dell’art. 117 cpa, di conseguire la restituzione del bene od il risarcimento per equivalente in sede di ottemperanza (la decisione è collegata alla n. 241 riguardando sostanzialmente, sia pure per  aspetti distinti, la medesima vicenda urbanistica);

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014 n. 239, sulla disciplina eccezionale di variante dello strumento urbanistico di cui all’art. 5 del DPR 20.10.1998 n. 447; sull’impossibilità, dopo l’approvazione della variante ai sensi del citato art. 5 del DPR n. 447 del 1998 e non aver dato corso agli ulteriori adempimenti previsti dalla norma, di richiedere un autonomo titolo edilizio, secondo la disciplina generale, sulla base della destinazione urbanistica impressa con la variante ex art 5; sulla legittimità del Regolamento SUAP del Comune di Terni, laddove prevede che, per le aree oggetto di variante ai sensi del citato art. 5, laddove prevede l’obbligo di cessione delle aree stesse al Comune, al valore dell’indennizzo di esproprio, ed il loro successivo trasferimento, mediante convenzione, dall’ente al beneficiario, in analogia a quanto previsto dall’art. 27 della L. 865/1971 per le aree destinate ad insediamenti produttivi;

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 240, dichiara l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse;

 

Tar Umbria, 5 maggio 201,  n. 241, sull’irrilevanza della mancata comunicazione del preavviso di diniego laddove il destinatario del provvedimento abbia comunque ricevuto forme equipollenti di comunicazione; sull’illegittimità del diniego del permesso di costruire motivato in relazione all’asserita insufficiente dotazione di aree a standard (parcheggio pubblico) dovute all’inadempimento di un soggetto terzo (dante causa del ricorrente); sull’ammissibilità del mutamento della destinazione d’uso da residenziale a commerciale anche oltre la scadenza del piano attuativo a condizione che tale destinazione sia compatibile con quella prevista dallo strumento urbanistico generale; sull’ammissibilità azione pubblicistica di condanna al rilascio del titolo edilizio, ex art. 34, comma 1, lett. c), cpa alla luce del carattere pacificamente vincolato dell’attività di rilascio dei titoli abilitativi edilizi (la decisione è collegata alla n. 238 riguardando sostanzialmente, sia pure per  aspetti distinti, la medesima vicenda urbanistica);


 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 242, sulla violazione degli istituti partecipativi imposti dalla L. 241/1990 e sul c.d. "conseguimento dello scopo" nelle ipotesi in cui l'interessato abbia aliunde ottenuto equipollenti forme di comunicazione ovvero sia stato comunque posto nella condizione di interloquire con l'Amministrazione sulla proposta di determinazione finale; sulla permanenza nel nostro ordinamento della professione di massofisioterapista;

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 243, accoglie il ricorso per l’ottemperanza a decreto dell’A.G.O. di riparazione del danno da ritardo giudiziario (c.d. “Legge Pinto”);

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 244, sulla legittimità del certificato di agibilità rilasciato con riguardo ad un'opera che risulti assentita mediante titoli abilitativi divenuti inoppugnabili per decorso del termine di decadenza dell'azione di annullamento; sulla violazione del principio del "ne bis in idem" in ragione della duplicazione di ricorsi aventi ad oggetto il medesimo rapporto sostanziale anche se proposti avverso atti solo formalmente distinti tra loro; sull'applicabilità dell'obbligo di comunicazione di avvio del procedimento nell'ipotesi di contenzioso pendente tra le parti che conferisce al controinteressato una posizione differenziata rispetto a quella di qualsiasi altro proprietario confinante; sui limiti normativi di inquinamento acustico in assenza del piano di zonizzazione acustica; sull'ammissibilità o meno della domanda di condanna "pubblicistica" all'approvazione del piano di zonizzazione acustica, adottato e non ancora approvato, proposta nell'ambito di un ordinario giudizio di cognizione;

 

Tar Umbria, 5 maggio 2014, n. 245, sulla legittimità del provvedimento di ricusazione di una lista elettorale per l'elezione del Consiglio Comunale in ragione della mancata apposizione del contrassegno grafico identificativo della lista stessa sui moduli destinati alla raccolta della firme;

 

Tar Umbria, 6 maggio 2014, n. 246 (decreto di pagamento), dispone la liquidazione del compenso professionale per il gratuito patrocinio;

 

Tar Umbria, 6 maggio 2014, n. 247 (ordinanza), dispone verificazione diretta ad accertare la connessione causale tra l'infermità presentata dal ricorrente ed il servizio prestato dallo stesso;

 

Tar Umbria, 6 maggio 2014, n. 248, sulla giurisdizione esclusiva del Giudice Amministrativo nelle controversie aventi ad oggetto la domanda proposta da un appartenente al Corpo di polizia penitenziaria, con qualifica non dirigenziale, transitato nel ruolo amministrativo del Dipartimento dell'Amministrazione penitenziaria, per ottenere l'accertamento del proprio diritto a percepire l'assegno personale già in godimento all'atto del passaggio; sul principio del c.d. divieto di reformatio in peius con riguardo alla differenza retributiva nei casi di passaggio di carriera nel pubblico impiego;

 

Tar Umbria, 6 maggio 2014, n. 249, dichiara l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuto difetto di interesse;

 

Tar Umbria, 6 maggio 2014, n. 250, sull'inammissibilità del ricorso per l'ottemperanza in ragione del contenuto meramente annullatorio del decisum e sugli effetti c.d. "ripristinatorio" e "conformativo" connessi all'esecuzione del giudicato; sulle limitate ipotesi di comportamento dell'Amministrazione nelle quali è ravvisabile il vizio di violazione o elusione del giudicato;

 

Tar Umbria, 6 maggio 2014, n. 251, sulla giurisdizione in materia di sovvenzioni erogate da parte della Pubblica Amministrazione; sul principio di affidamento del beneficiario nelle ipotesi di ripetizione della contribuzione erogata e sul necessario contemperamento tra l'interesse pubblico al ritiro dello stesso e quello del beneficiario al suo mantenimento;

 

Tar Umbria, 9 maggio 2014, n. 252, sui presupposti per il trasferimento del militare, appartenente al corpo della Guardia di Finanza, richiesto sulla base delle c.d. "esigenze straordinarie" derivanti da gravi situazioni di carattere familiare;

 

Tar Umbria, 12 maggio 2014, n. 253 (sentenza breve), sul termine iniziale di decorrenza dell'efficacia del provvedimento di autorizzazione paesaggistica rilasciato in vigenza del c.d. regime transitorio previsto dall'art. 159 del d.lgs. n. 42/2004; sull'ambito temporale di applicazione del regime di proroga triennale delle autorizzazioni paesaggistiche disposto dall'art. 3 quater della legge n. 112/2013, di conversione del decreto legge n. 91 del 2013, con il quale è stato emendato l'art. 30, comma 3, della legge n. 98/2013 di conversione del decreto legge n. 69/2013;

 

Tar Umbria, 13 maggio 2014, n. 254, dichiara cessata la materia del contendere;

 

Tar Umbria, 13 maggio 2014, n. 255 (ordinanza), dichiara l’improcedibilità del ricorso per sopravvenuta carenza di interesse;

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 256, dichiara il ricorso inammissibile (il ricorso era stato notificato al domicilio reale dell’Amministrazione Statale (Istituto Scolastico) rappresentato per legge dall’Avvocatura;

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 257, sui presupposti soggettivi necessari per conseguire ai sensi della l.r. n. 2 del 2000 l’autorizzazione all’esercizio dell’attività estrattiva per il soddisfacimento del fabbisogno straordinario derivante dalla realizzazione di grandi opere pubbliche ricadenti in territorio regionale; sulla impossibilitò di riconoscere in capo al gestore di pubblico servizio la sussistenza dei requisiti soggettivi richiesti; sulla necessità che ai fini di ritener integrati i presupposti dell’assenso per fabbisogno straordinario, l’opera, cui si riferisce il materiale da estrarre, sia realizzata direttamente dalla Amministrazione, ovvero sia realizzata da terzi ma destinata comunque a divenire di proprietà della stessa;

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 258, sul sindacato giurisdizionale in ordine ai giudizi espressi dalla Commissione di gara che deve essere limitato alle macroscopiche irrazionalità ed incongruenze; sulla non necessità del rispetto del contraddittorio nell’ambito della verificazione tecnica ai sensi del c.p.a. (rigetta il ricorso in esito alle valutazioni tecniche effettuate dall’organismo verificatore);

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 259, dichiara improcedibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse;

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 260, dichiara la cessazione della materia del contendere;

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 261, sull’estensione della giurisdizione del G.A. in materia di servizi pubblici, ivi compresa l’edilizia residenziale pubblica, ex art. 133 c.p.a.; sul difetto di giurisdizione del G.A. in ordine all’ordinanza sindacale di rilascio di alloggio di edilizia residenziale pubblica;

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 262, dichiara improcedibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse;

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 263, dichiara improcedibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse (condannando i ricorrenti alla refusione delle spese di giudizio in base al principio della soccombenza virtuale);

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 264, dichiara improcedibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse (condannando la ricorrente alla refusione delle spese di giudizio in base al principio della soccombenza virtuale);

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 265, dichiara improcedibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse;

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 266, dichiara la cessazione della materia del contendere;

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 267, dichiara improcedibile il ricorso per sopravvenuto difetto di interesse;

 

Tar Umbria, 15 maggio 2014, n. 268, sull’impossibilità che parte ricorrente sia gravata dell’onere della prova in ordine all’effettività del danno subendo in forza del diritto di difesa sancito dall’art. 24 Cost.; sull’applicabilità dei limiti di distanza sanciti dalla delibera del Comitato dei Ministri per la tutela delle acque dall’inquinamento del 4.2.1977 (a prescindere dalla sua permanenza in vigore) alla sola realizzazione ex novo di impianti di depurazione delle acque e non anche all’ampliamento di quelli esistenti; sulla legittimità della circostanza che l’apporto partecipativo del privato al procedimento amministrativo si concentri in sede di conferenza di servizi per l’approvazione del progetto esecutivo dell’impianto; sulla necessità che l’autorizzazione paesaggistica, unitamente agli ulteriori prescritti pareri, siano acquisiti unicamente in sede di conferenza di servizi per l’approvazione del progetto esecutivo dell’impianto; sulla non necessità di sottoposizione a V.I.A. dei progetti relativi a impianti di depurazione di capacità inferiore a 10.000 abitanti equivalenti;

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 269, dichiara estinto il giudizio per sopravvenuta carenza di interesse;

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 270, dichiara estinto il giudizio per sopravvenuta carenza di interesse;

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 271, sulla piena conoscenza del provvedimento di revoca dalla quale decorre il termine decadenziale d’impugnazione (dichiara l’irricevibilità del ricorso notificato tardivamente);

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 272, sulla mancata contestazione dell’eccezione (proposta dal Comune resistente) di acquiescenza ad una delibera con la quale si sono consolidate definitivamente le destinazioni impresse ad un area privata dalla variante al P.R.G. che, in forza del principio di non contestazione, oggi disciplinato positivamente dall’art. 64, comma 2 C.P.A., determina la sopravvenuta carenza di interesse all’annullamento;

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 273, sui criteri di motivazione del provvedimento preventivo di rimpatrio con foglio di via obbligatorio che deve dare atto di concreti comportamenti indice di pericolosità per la pubblica sicurezza desumibili anche da valutazioni indiziarie fondate su circostanze di portata generale e di significato tendenziale; sulla legittimità di tale misura di prevenzione, qualora si basi sulla scarsa affidabilità alla guida e l’uso di sostanze stupefacenti;

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 274, sul momento iniziale della decorrenza del termine di impugnazione che nelle gare di appalto si realizza unicamente con la comunicazione dell’aggiudicazione definitiva ai sensi dell’art. 79, comma 5, lett. a), D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163; sull’informativa ex art. 243-bis del Codice che in quanto strumento di risoluzione alternativo delle controversie non determina alcuna conseguenza preclusiva alla tutela del soggetto non aggiudicatario, considerando la decorrenza del termine per impugnare dalla piena conoscenza delle cause di illegittimità; sull’esclusione dell’onere di immediata impugnazione delle clausole del bando (o della lettera d’invito) che non incidono direttamente od immediatamente sull’interesse del soggetto a partecipare alla gara il cui pregiudizio è valutabile unicamente all’esito negativo della procedura; sull’onere della Commissione di gara di esprimere, al momento dell’esame dei progetti, un giudizio dal quale sia possibile risalire all’iter logico-giuridico seguito; sulla portata del divieto di integrazione postuma in sede processuale della motivazione; sui casi in cui l’attribuzione dei punteggi può avvenire in forma numerica, e - in particolare -  sulla possibilità di ricorrervi esclusivamente quando nella lex specialis, o comunque nei criteri, si sia provveduto ad individuare le “sottovoci” da utilizzare in modo sufficientemente analitico, sì da delimitare il giudizio della commissione nell’ambito di un minimo ed un massimo, essendo altrimenti necessaria una congrua motivazione;   

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 275, sull’interesse a ricorrere che in caso di impugnazione dell’aggiudicazione definitiva sussiste in conseguenza della richiesta del ricorrente di subentrare nella posizione dell’aggiudicataria per insostenibilità della sua offerta, anche qualora il punteggio totale ottenuto dallo stesso ricorrente, con l’aggiunta del maggior punteggio tecnico derivante dall’accoglimento della relativa censura, non sia sufficiente a superare quella dell’aggiudicataria; sulla correttezza delle valutazione delle offerte tecniche tramite la sola indicazione numerica dei punteggi; sull’obbligo per la Commissione di gara di dare atto nel verbale quantomeno dell’effettuazione dell’esame comparativo dei giudizi dei singoli commissari sui progetti dell’offerta tecnica onde evitare che, tramite la sola indicazione numerica dei giudizi, l’operato della Commissione diventi insindacabile in spregio dei criteri di trasparenza cui l’ordinamento deve conformarsi in materia di pubbliche gare;

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 276, dichiara la cessazione della materia del contendere;

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 277, dichiara la cessazione della materia del contendere;

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 278, dichiara la cessazione della materia del contendere;

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 279, dichiara la cessazione della materia del contendere;

 

Tar Umbria, 27 maggio 2014, n. 280 (ordinanza), dispone incombenti istruttori;

 

Tar Umbria, 28 maggio 2014, n. 281, sugli effetti delle dimissioni infra dimidium dei membri del consiglio di amministrazione di un’Azienda pubblica dei servizi alla persona; sulla non applicabilità in via analogica, in caso di silenzio dello statuto della A.S.P., della disciplina prevista nell’art. 141 del T.U.E.L. n. 267/2001, mancando nella legge di delega n. 328 del 2000 e nelle norme delegate di cui al decreto legislativo n. 328/2000, alcun rinvio alla disciplina in materia ivi contenuta;

 

Tar Umbria, 28 maggio 2014, n. 282 (sentenza breve), sulla necessità che le dichiarazioni ex art. 38 del decreto legislativo n. 163 del 2006 in ordine alla sussistenza in capo agli amministratori muniti di rappresentanza e ai direttori tecnici dei requisiti di ammissione ad una gara, intervenga singolarmente per ciascuno degli interessati non essendo sufficiente quella collettiva rimessa dal legale rappresentante all’atto della richiesta di partecipazione alla gara; sulla rilevanza, funzione e limiti del c.d. “dovere di soccorso istruttorio” ex art.  46, comma 1, del decreto legislativo n. 163 del 2006; sulla necessità, coerentemente al principio della par condicio, di consentire la regolarizzazione postuma delle dichiarazioni allorché la loro mancanza, oltre a non essere sanzionata con l’esclusione, sia dipesa dall’ambiguità di una clausola del disciplinare di gara;

 

Tar Umbria, 30 maggio 2014, n. 283 (ordinanza), dispone incombenti istruttori;

 

Tar Umbria, 30 maggio 2014, n. 284 (ordinanza), dispone incombenti istruttori.

 

si segnalano per la rilevanza ovvero per la novità delle questioni trattate le decisioni numeri 232233, 235, 238239, 241244, 248, 250, 251, 253, 257272, 274, 275281 e 282

 

per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 aprile  e il 30 aprile 2014

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per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 giugno e il 30 giugno 2014

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per gli elenchi delle decisioni degli anni 2010 - 2011 - 2012 - 2013 - 2014

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