Sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 maggio e il 31 magio 2016 (dalla n. 394 alla n. 475)

 71) continua la pubblicazione dell'elenco sommario delle decisioni (sentenze e ordinanze collegiali) pronunciate dal Tar Umbria; la pubblicazione, ha cadenza mensile.
 Dal mese di febbraio 2013 la pubblicazione - alla quale si provvede sulla base di quanto risulta dal "Registro dei Provvedimenti Collegiali" conservato nella Segreteria Generale del Tar, Ufficio pubblicazione - è curata dalla redazione di “Avvocati Amministrativisti in Umbria".

Tar Umbria, 10 maggio 2016 n. 394; sulla natura concorsuale del procedimento finalizzato all’attribuzione della responsabilità della direzione di una Struttura Complessa di un’Azienda Ospedaliera in quanto consistente in una valutazione di titoli ed in un’attribuzione di punteggi, e, comunque, in un’effettiva comparazione del merito; sulla conseguente affermazione della giurisdizione del Giudice Amministrativo alla luce della prospettata natura concorsuale della selezione; sull’insindacabilità dei criteri di valutazione di una procedura concorsuale se non per la loro palese irragionevolezza o non pertinenza rispetto alle materie oggetto della selezione; sulla legittimità dell’introduzione, da parte della Commissione, di criteri di valutazione non previsti dal bando prima della concreta espressione dei giudizi; sull’irrilevanza dello slittamento dell’orario di svolgimento della prova orale e sulla legittimità del divieto di far assistere il singolo candidato alla prova orale di altro candidato; sull’insussistenza di un obbligo di motivazione specifico da parte del Direttore Generale di un’Azienda Ospedaliera laddove venga proposto, per la designazione alla direzione di una Struttura Complessa, il candidato collocato nella prima posizione della graduatoria;

Tar Umbria, 10 maggio 2016 n. 395; sulla natura di atto soggettivamente ed oggettivamente amministrativo del parere di congruità sulle parcelle professionali rese dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati; sull’applicabilità delle tariffe professionali vigenti al momento della effettiva decisione della controversia; sull’insussistenza di un obbligo di motivazione specifica laddove la liquidazione effettuata sia contenuta tra i parametri minimi e massimi, costituendo invece onere del professionista provare che la liquidazione in concreto effettuata prescinde dall’effettiva realtà delle prestazioni rese; sulla natura di mera proposta del parere di liquidazione del compenso espresso dal responsabile del procedimento e poi disatteso dal Consiglio dell’Ordine, organo collegiale cui compete la decisione finale;

Tar Umbria, 10 maggio 2016 n. 396; sulla non necessità della presenza del destinatario di un divieto di partecipazione a manifestazioni sportive nelle immediate vicinanze del luogo ove si è svolto l’evento sportivo quale condizione di legittimità del divieto stesso;  sulla valenza probatoria dei rapporti di polizia giudiziaria; sulla natura preventiva del DASPO; sulla sua applicabilità anche laddove venga solo ipotizzata una lesione dell’ordine pubblico e senza che venga necessariamente accertato uno specifico atto di violenza da parte di ognuno dei componenti del gruppo;

Tar Umbria, 10 maggio 2016 n. 397;  sulla non necessità della presenza del destinatario di un divieto di partecipazione a manifestazioni sportive nelle immediate vicinanze del luogo ove si è svolto l’evento sportivo quale condizione di legittimità del divieto stesso;  sulla valenza probatoria dei rapporti di polizia giudiziaria; sulla natura preventiva del DASPO; sulla sua applicabilità anche laddove venga solo ipotizzata una lesione dell’ordine pubblico e senza che venga necessariamente accertato uno specifico atto di violenza da parte di ognuno dei componenti del gruppo;

Tar Umbria, 10 maggio 2016 n. 399; sulla circostanza autonomamente ostativa della condanna penale, passata in giudicato, per contraffazione di prodotti destinati al commercio ai fini del rilascio o del rinnovo del permesso di soggiorno; sull’irrilevanza di una precedente, favorevole valutazione, pur se posteriore alla condanna penale, laddove nel pregresso giudizio non sia stato possibile tener conto della sentenza a causa dalla sua mancata menzione nel certificato del casellario giudiziario per un errore nella trascrizione della data di nascita; sulla non vincolatività, ai fini dell’adozione di un nuovo provvedimento, di una precedente decisione di segno diverso cagionata da un errore;

Tar Umbria, 10 maggio 2016, n. 400 (sentenza in forma semplificata), sul divieto di rilascio di porto d’armi in presenza di una condanna per furto aggravato ai sensi dell’art. 43 TULPS; sull’assenza di qualsivoglia discrezionalità amministrativa; sull’inidoneità dell’estinzione del reato ai sensi dell’art. 445 c.p.p. a determinare il venir meno del divieto stesso;

Tar Umbria, 10 maggio 2016, n. 402, sul difetto di giurisdizione del giudice amministrativo in materia di risarcimento del danno da interruzione di energia elettrica; sull’insussistenza della giurisdizione esclusiva in materia di servizi pubblici nell’ipotesi in cui il soggetto gestore non agisca mediante l’esercizio di poteri autoritativi, ma attraverso atti e comportamenti meramente privatistico/contrattuali;

Tar Umbria, 10 maggio 2016, n. 403, sulla sufficienza di valutazioni probabilistiche e di elementi di fatto assistiti da un fumus circa la capacità di abuso del soggetto destinatario a legittimare il provvedimento di revoca del porto d’armi; sulla natura eccezionale, rispetto al generale divieto, del provvedimento di porto d’armi, che può quindi essere rilasciato solo in presenza di situazioni che non lascino alcun dubbio circa l’idoneità del soggetto a far buon uso delle armi stesse; sulla sindacabilità delle motivazioni sottese ai provvedimenti di revoca del porto d’armi solo nei limiti della manifesta illogicità o irragionevolezza; sulla sufficienza della mera denuncia penale, grave e attendibile, a determinare la revoca del porto d’armi; sulla natura urgente in re ipsa dei provvedimenti di revoca del porto d’armi, con conseguente inapplicabilità dell’art. 7 della L. n. 241/1990;

Tar Umbria, 10 maggio 2016, n. 404, (sentenza parzialmente oscurata ai sensi  del D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196) sulla sufficienza di valutazioni probabilistiche e di elementi di fatto assistiti da un fumus circa la capacità di abuso del soggetto destinatario a legittimare il provvedimento di revoca del porto d’armi; sulla natura eccezionale, rispetto al generale divieto, del provvedimento di porto d’armi, che può quindi essere rilasciato solo in presenza di situazioni che non lascino alcun dubbio circa l’idoneità del soggetto a far buon uso delle armi stesse; sulla sindacabilità delle motivazioni sottese ai provvedimenti di revoca del porto d’armi solo nei limiti della manifesta illogicità o irragionevolezza;

Tar Umbria, 10 maggio 2016, n. 405, (sentenza parzialmente oscurata ai sensi  del D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196), sulla giurisdizione del G.O. nelle controversie relative all’iscrizione nelle liste dei disoccupati e la permanenza in esse che, non comportando alcun apprezzamento dell’interesse pubblico e, quindi, l’esercizio di un potere da parte della Pubblica Amministrazione, costituiscono oggetto di diritti soggettivi dei privati (il collegio esclude l’esercizio del potere discrezionale con riferimento ad un’attività di certazione che coinvolge solo aspetti di discrezionalità tecnica anche nel caso l’Amministrazione eserciti i propri poteri di autotutela in riferimento agli avviamenti già disposti);

Tar Umbria, 11 maggio 2016, n. 412, sulla giurisdizione del G.A. nelle controversie che investono la valutazione circa il corretto esercizio del potere organizzativo concernente scelte discrezionali di politica delle risorse umane del Servizio Sanitario e, dunque, relativo all’organizzazione ed alle modalità di attuazione di un servizio pubblico regolato dall’art. 33 D.Lgs. 31 marzo 1998 n. 80, il quale nella materia dei pubblici servizi, attribuisce al G.A. la giurisdizione ove si sia in presenza dell’esercizio di potestà pubblicistiche; sul trasferimento delle funzioni dei servizi sanitari prestati all’interno degli istituti penitenziari dal Ministero di Grazia e Giustizia al Servizio Sanitario Nazionale, con contestuale passaggio dal sistema del “ricorso diretto” ai medici libero professionisti (previa gara) al “ricorso mediato”, ossia per il tramite del S.S.N., a medici in rapporto di lavoro autonomo convenzionato (alla luce del D.Lgs. 22 giugno 1999 n. 230 e del D.P.C.M. 1° aprile 2008);

Tar Umbria, 25 maggio 2016, n. 456, sull’obbligo di concludere un procedimento con un atto espresso che, ai sensi dell’art. 2, L. 7 agosto 1990 n. 241 (nel testo antecedente l’entrata in vigore della legge 6 novembre 2012 n. 190 “anticorruzione”), pur sussistendo in astratto, risulta mancante in concreto, quando si sia in presenza di reiterate istanze aventi il medesimo contenuto, che siano già state respinte con atti rimasti in oppugnati e non siano stati rappresentati elementi o fatti nuovi idonei a potere diversamente indirizzare la determinazione della P.A. (mentre ai sensi del vigente testo dello stesso art. 2 cit. l’obbligo di provvedere sulle istanze sussiste anche laddove la pretesa sia manifestamente inaccoglibile); sull’inammissibilità di un ricorso volto all’accertamento dell’illegittimità del silenzio rifiuto,esclusivamente strumentale alla tutela di una posizione sostanziale manifestamente infondata;

Tar Umbria, 25 maggio 2016, n. 457, sulla sussistenza della giurisdizione del solo Giudice Amministrativo alla luce dell’art. 133, comma 1, lett. b, c.p.a. (tenuto conto dei principi costituzionali di cui agli artt. 3, 24 e 111 Cost.), nei giudizi avverso i provvedimenti, comunque denominati, di revoca e/o ritiro e/o di decadenza di pubbliche sovvenzioni che siano riconducibili contemporaneamente al momento genetico ed al momento funzionale del rapporto (si discosta motivatamente dall’indirizzo maggioritario espresso, da ultimo, dal Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria n. 6/2014);

Tar Umbria, 25 maggio 2016, n. 458, sull’accertamento del diritto di accesso alle dichiarazioni rese dai dipendenti agli ispettori del lavoro in merito alle riscontrate violazioni della normativa in materia di lavoro subordinato, di rilevanza oltre che amministrativa anche penale; sul contemperamento in subiecta materia del diritto di difesa (art. 24, comma 7, legge 7 agosto 1990, n. 241) con la tutela di altri diritti tra cui quello alla riservatezza dei lavoratori che hanno reso dichiarazioni in sede ispettiva (art. 2, comma 1, lett. c) D.M. 4 novembre 1994, n. 757) allo scopo di prevenire eventuali ritorsioni o indebite pressioni da parte delle società datrici di lavoro o di quelle obbligate in solido con le medesime e per preservare l’interesse generale ad un compiuto controllo della regolare gestione dei rapporti di lavoro; sulla rilevanza ai fini della tutela della riservatezza dei dichiaranti dell’elemento della permanenza o meno del rapporto di lavoro alla data dell’istanza di accesso, poiché in caso negativo risulterebbe prevalente nel bilanciamento degli interessi quello alla tutela giurisdizionale del datore di lavoro; sulla sottrazione all’accesso agli atti ai sensi dell’art. 24 della legge 241/1990 degli atti compiuti dagli ispettori ministeriali che ricadono nell’ambito di applicazione dell’art. 329 c.p.p.;

Tar Umbria, 25 maggio 2016, n. 459, sull’illegittimità di un’ordinanza sindacale e del presupposto parere di ARPA con cui è stato ordinato al destinatario di mettere in atto tutti gli accorgimenti tecnici necessari affinché un impianto di compostaggio assolva alla funzione di trasformare l’effluente liquido in effluente palabile che rispetti i limiti di umidità previsti dal D.Lgs. 29 aprile 2010 n. 75 e dalla d.G.R. n. 1492 del 2006 nel caso in cui le Amministrazioni abbiano desunto il superamento dei valori limite da verifiche non più attuali e comunque non idonee a comprovare l’effettivo stato di umidità del compost;

Tar Umbria, 25 maggio 2016, n. 464, (sentenza in forma semplificata), sulla legittimità del rigetto della richiesta di rilascio o rinnovo del permesso di soggiorno in presenza di condanna penale per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, a causa del grave disvalore che il legislatore attribuisce a tali reati ai fini della tutela della sicurezza pubblica; sull’assenza di discrezionalità dell’Amministrazione in ipotesi di condanna penale per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti;

Tar Umbria, 25 maggio 2016, n. 465, sulla legittimità della revoca del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo ai sensi dell’art. 9, comma 4 D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, al quale fa rinvio anche il successivo comma 7, lett. c), in presenza di condanne (seppure non definitive) per i reati previsti dall’art. 380 c.p.p.; sulla necessità che, nel provvedimento di diniego al rilascio di permesso di soggiorno (ovvero di revoca dello stesso) il Questore tenga conto anche della durata del soggiorno nel territorio nazionale e dell’inserimento sociale, familiare e lavorativo dello straniero;

Tar Umbria, 25 maggio 2016, n. 466, sull’ampia discrezionalità riconosciuta all’Amministrazione in punto di valutazione dell'affidabilità del soggetto richiedente il titolo di abilitazione al porto d’armi di farne buon uso e sul pericolo di abusi da parte dei soggetti con cui ha relazioni familiari o personali; sulla necessità che tale valutazione sia fondata su un giudizio prognostico che possa dirsi ben sorretto da adeguata istruttoria e motivato da ragionevoli presupposti, tanto più nel caso in cui il soggetto richiedente, a norma dell’art. 55, comma 4, del R.D. n. 773 del 1931, necessiti del porto d’armi per svolgere la propria attività imprenditoriale, in quanto l'eventuale revoca potrebbe incidere sulla capacità lavorativa dell'interessato e quindi sulla sua possibilità di produrre reddito e di reperire risorse per il sostentamento proprio e della propria famiglia;

Tar Umbria, 25 maggio 2016, n. 467, sulla illegittimità di una sanzione disciplinare in assenza di prova circa l’effettiva sussistenza dei fatti materiali contestati; sull’inidoneità di una relazione di servizio sottoscritta dallo stesso soggetto che assume di avere subìto il contegno scorretto, neppure sorretta da prove testimoniali che consentirebbero almeno riscontri indiretti, a fondare tale prova;

Tar Umbria, 26 maggio 2016, n. 473, (ordinanza), sulla competenza funzionale inderogabile del T.A.R. della Lombardia, sede di Milano, nelle controversie relative ai poteri esercitati dall’A.E.E.G. ai sensi dell’art. 14, comma 2, c.p.a., anche quando il provvedimento è impugnato “per quanto occorrer possa e per quanto d’interesse”, poiché tale competenza, in caso di ricorso cumulativo, attrae a sé per connessione anche la cognizione degli atti applicativi; sull’irrilevanza in senso contrario dell’omessa notificazione del ricorso all’A.E.E.G., in quanto ciò che radica la competenza è l’atto impugnato, e non già la corretta instaurazione del contraddittorio; sulla necessità che anche la pronuncia in limine litis sia adottata dal giudice che è titolare della potestas iudicandi;

Tar Umbria, 26 maggio 2016, n. 475, sull’obbligo di cessione gratuita delle aree al Comune da parte dei cittadini aderenti ad una convenzione urbanistica ricalcante sostanzialmente lo schema e la causa tipica delle convenzioni di lottizzazione di cui all’art. 28, L. n. 1150 del 1942; sul permanere dell’obbligazione di ultimazione dell'esecuzione delle opere di urbanizzazione una volta decorso il termine di dieci anni assegnato dalla convenzione di lottizzazione per la conclusione dei lavori, poiché tale diritto, assieme a quello di ottenere dai privati lottizzanti la cessione di aree destinate ad opere di urbanizzazione, diventa esigibile da parte del Comune proprio da tale momento, dal quale inizia a decorrere l'ordinario termine decennale di prescrizione; sulla discrezionalità tecnico-amministrativa dell'ente locale, come tale non censurabile in sede giurisdizionale, se non per gravi vizi di irrazionalità, in ordine alla scelta di ritenere maggiormente rispondente all’interesse pubblico la cessione delle aree necessarie per la realizzazione delle opere di urbanizzazione secondaria, ovvero la loro monetizzazione.

 

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Si segnala che le sentenze e/o ordinanze relative a giudizi di ottemperanza a seguito di decreto della Corte di Appello in materia di Equa Riparazione nel mese di maggio 2016 sono: dalla n. 406 alla n. 411, dalla n. 413 alla n. 453, dalla n. 468 alla n. 472;

si segnala che le sentenze di improcedibilità per cessata materia del contendere e/o sopravvenuta carenza di interesse sono: n. 398, n. 401, n. 454, n. 455, n. 463;

infine, sono state emanate anche un’ordinanza interlocutoria (n. 474) e tre sentenze dichiarative dell’interruzione (n. 460, n. 461 e n. 462).

Si segnalano per la rilevanza ovvero per la novità delle questioni trattate le decisioni numeri 394402 e 456


per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 aprile e il 30 aprile 2016

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per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 giugno e il 30 giugno 2016

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per gli elenchi delle decisioni degli anni 2010 - 2011 - 2012 - 2013 – 2014 - 2015 - 2016

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