Sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 marzo e il 31 marzo 2016 (dalla n. 211 alla n. 296)

 69) continua la pubblicazione dell'elenco sommario delle decisioni (sentenze e ordinanze collegiali) pronunciate dal Tar Umbria; la pubblicazione, ha cadenza mensile.
 Dal mese di febbraio 2013 la pubblicazione - alla quale si provvede sulla base di quanto risulta dal "Registro dei Provvedimenti Collegiali" conservato nella Segreteria Generale del Tar, Ufficio pubblicazione - è curata dalla redazione di “Avvocati Amministrativisti in Umbria".

Tar Umbria, 1 marzo 2016, n. 213, sull’onere d’immediata impugnazione dei bandi di gara che - secondo orientamento giurisprudenziale del tutto pacifico - è delimitato alle clausole impeditive (c.d. escludenti) dell’ammissione dell’interessato alla selezione o a quelle che impongono, ai fini della partecipazione, “oneri assolutamente incomprensibili o manifestamente sproporzionati” e che comportino l'impossibilità, per l'interessato, di accedere alla procedura ed il conseguente arresto procedimentale; sull’impugnazione dei bandi di gara che, di regola, vanno impugnati unitamente agli atti che di essi fanno applicazione, dal momento che sono questi ultimi ad identificare in concreto il soggetto leso dal provvedimento ed a rendere attuale e concreta la lesione della situazione soggettiva dell'interessato (il Collegio dichiara il ricorso inammissibile per carenza di interesse, non avendo ravvisato la concretezza e l’attualità della lesione dalla clausola ritenuta illegittima dalla ricorrente);

 

Tar Umbria, 1 marzo 2016, n. 214, sull’onere d’immediata impugnazione dei bandi di gara che - secondo orientamento giurisprudenziale del tutto pacifico - è delimitato alle clausole impeditive (cc.dd. escludenti) dell’ammissione dell’interessato alla selezione o a quelle che impongono, ai fini della partecipazione, “oneri assolutamente incomprensibili o manifestamente sproporzionati” e che comportino l'impossibilità, per l'interessato, di accedere alla procedura ed il conseguente arresto procedimentale; sull’impugnazione dei bandi di gara che, di regola, vanno impugnati unitamente agli atti che di essi fanno applicazione, dal momento che sono questi ultimi ad identificare in concreto il soggetto leso dal provvedimento ed a rendere attuale e concreta la lesione della situazione soggettiva dell'interessato (il Collegio dichiara il ricorso inammissibile per carenza di interesse, non avendo ravvisato la concretezza e l’attualità della lesione dalla clausola ritenuta illegittima dalla ricorrente);

 

Tar Umbria, 1 marzo 2016, n. 215, sull’onere d’immediata impugnazione dei bandi di gara che - secondo orientamento giurisprudenziale del tutto pacifico - è delimitato alle clausole impeditive (c.d. escludenti) dell’ammissione dell’interessato alla selezione o a quelle che impongono, ai fini della partecipazione, “oneri assolutamente incomprensibili o manifestamente sproporzionati” e che comportino l'impossibilità, per l'interessato, di accedere alla procedura ed il conseguente arresto procedimentale; sull’impugnazione dei bandi di gara che, di regola, vanno impugnati unitamente agli atti che di essi fanno applicazione, dal momento che sono questi ultimi ad identificare in concreto il soggetto leso dal provvedimento ed a rendere attuale e concreta la lesione della situazione soggettiva dell'interessato (il Collegio dichiara il ricorso inammissibile per carenza di interesse, non avendo ravvisato la concretezza e l’attualità della lesione dalla clausola ritenuta illegittima dalla ricorrente);

 

Tar Umbria, 1 marzo 2016, n. 216, sul regime di decadenza dall’ufficio di professore universitario in ipotesi di mancata cessazione di situazioni di incompatibilità di cui all’art. 15, D.P.R. 11 luglio 1980, n. 382 che costituisce norma speciale in seno all’ordinamento universitario a tutela dell’esclusività del rapporto lavorativo in funzione della valorizzazione e della migliore utilizzazione  dell’attività dei docenti ed è espressione di un potere vincolato; sulla corretta interpretazione dell’art. 6, comma 11 della L. 30 maggio 2010, n. 240 in relazione alle pretese del ricorrente; sull’istituto del silenzio assenso che, pur se eletto a regola generale dall’art. 20, L. 7 agosto 1990, n. 241 come rimedio in ipotesi di procedimenti ad istanza di parte, non è invocabile per i provvedimenti di natura concessoria, quali anche il rilascio di aspettative per ragioni personali del dipendente, riferendosi lo stesso a provvedimenti di natura autorizzatoria;

 

Tar Umbria, 1 marzo 2016, n. 217, sulla portata dell’art. 53, comma 8, D.Lgs.  30 marzo 2001, n. 165, che dispone la nullità del conferimento di incarichi assegnati a dipendenti senza previa autorizzazione dell’Amministrazione di provenienza, solo per gli incarichi retribuiti e non già anche quelli gratuiti (liberalizzati) ai sensi del comma 6, per i quali il nullaosta, ove ritenuto necessario, risulta al più finalizzato alla sola comunicazione al Dipartimento della Funzione Pubblica (il Collegio ha ritenuto infondata la censura con cui il ricorrente ha lamentato la lesione del proprio interesse strumentale alla riedizione della gara deducendo quale motivo principale la violazione della suindicata norma); sul momento di perfezionamento dell’atto amministrativo in riferimento alla data ivi apposta; sulla pretestuosità di una censura diretta contro una mera questione formale, alla luce dell’attuale contesto normativo in materia di appalti pubblici, volto al ripudio dell’eccessivo formalismo degli oneri documentali, a sua volta correlato al più ampio principio di strumentalità delle forme e di utile per inutile non vitiatur, ovvero di conservazione dell’attività amministrativa (art. 21-octies, Legge 7 agosto 1990 n. 241);

 

Tar Umbria, 11 marzo 2016, n. 222, (sentenza parzialmente oscurata ai sensi  del D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196), sui procedimenti per il riconoscimento della dipendenza da causa di servizio di una determinata infermità, per i quali il parere del Comitato di verifica, è vincolante per l’Amministrazione procedente; sul diniego dell’equo indennizzo che non richiede l’adempimento procedimentale di cui all’art. 10-bis  L. 7 agosto 1990, n. 241, sia perché il relativo procedimento è ricompreso tra quelli di natura previdenziale, sia perché ricorrono le condizione previste dall’art. 21-octies della citata Legge, dato che il giudizio espresso dal Comitato di Verifica è vincolante; sulla motivazione del provvedimento amministrativo che, ai sensi dell’art. 3, comma 3, L. 7 agosto 1990, n. 241, può risultare anche da altro atto dell’Amministrazione in esso richiamato, purché sia comunque disponibile insieme con il provvedimento finale che ad esso richiama; sui giudizi resi dagli organi medico-legali (sulla dipendenza dell’infermità) per i quali, essendo connotati da discrezionalità tecnica, il sindacato giurisdizionale deve intendersi limitato ai profili di irragionevolezza, illogicità o travisamento dei fatti, trattandosi, quindi, di limite che permette al G.A. una valutazione esterna di congruità e sufficienza del giudizio di non dipendenza, (cioè sulla mera esistenza di un collegamento logico tra gli elementi accertati e le conclusioni che da essi si ritiene di trarre), mentre l'accertamento del nesso di causalità tra la patologia insorta ed i fatti di servizio, che sostanzia il giudizio sulla dipendenza o meno dal servizio, costituisce tipicamente esercizio di attività di merito tecnico riservato all'organo medico”;

 

Tar Umbria, 11 marzo 2016, n. 223, (sentenza parzialmente oscurata ai sensi del D.Lgs. 30 giugno 2003 n. 196) sul giudizio di ottemperanza che ai sensi dell’art. 112, comma 2, lett. c), C.P.A. può essere promosso anche nei confronti delle sentenze passate in giudicato del Giudice Ordinario, purché siano sentenze di condanna specifica e non generica; sui limiti del giudizio di ottemperanza con il quale non è possibile riconoscere un diritto nuovo ed ulteriore rispetto a quello riconosciuto in sentenza, atteso che il suo il suo oggetto è rappresentato dalla puntuale verifica dell’esatto adempimento dell’obbligo dell’Amministrazione di conformarsi al giudicato per far conseguire concretamente all’interessato l’utilità o il bene della vita riconosciutogli in sede di cognizione; sulla c.d. astreinte che  può essere disposta solo ove non risulti iniqua, ovvero ove non sussistano altre ragioni ostative;

 

Tar Umbria, 11 marzo 2016, n. 224, accoglie la domanda di ottemperanza in relazione a giudicato formatosi di fronte al G.O. e nomina commissario ad acta;

 

Tar Umbria, 11 marzo 2016, n. 251, sulla necessità che il partecipante a concorso pubblico dimostri il possesso dei requisiti previsti dal bando entro il termine previsto per la presentazione delle domande di ammissione; sulla ragionevolezza e proporzionalità del principio per cui è onere del concorrente dare prova del possesso dei requisiti; sull’operatività dell’istituto dell’integrazione documentale, nel settore delle selezioni per l’accesso al lavoro alle dipendenze delle P.A., unicamente in relazione a carenze formali, in ossequio al principio di par condicio dei partecipanti; sull’inerenza della valutazione dei requisiti al procedimento concorsuale, con conseguente adottabilità del provvedimento di esclusione sino alla conclusione delle operazioni di concorso e non necessità di comunicazione ai sensi dell’art. 7 della L. n. 241 del 1990; sulla legittimità dell’esclusione del concorrente in precedenza erroneamente ammesso;

 

Tar Umbria, 11 marzo 2016, n. 253, sulla proponibilità delle azioni di accertamento degli oneri concessori di fronte al G.A., in sede di giurisdizione esclusiva, nel termine ordinario di prescrizione; sulla necessità, ai fini dell’esenzione dal pagamento del contributo di costruzione di cui all’art. 17, comma 3, lett. c), del D.Lgs. n. 380/2001, che l’opera di urbanizzazione secondaria realizzata sia puntualmente imposta dallo strumento urbanistico e non concorra ad arricchire il patrimonio del richiedente il permesso di costruire;

 

Tar Umbria, 11 marzo 2016, n. 254, sulla legittimità del rigetto di dichiarazione di emersione del lavoro irregolare fondato sulla mancata prova della sussistenza del rapporto di lavoro alla data fissata dal legislatore per l’ammissione alla sanatoria;

Tar Umbria, 11 marzo 2016, n. 255, sulla non assimilabilità della rinunzia alla concessione demaniale (nella specie cimiteriale) alla decadenza dalla stessa, presupponendo quest’ultima un inadempimento del concessionario; sulla natura di atto unilaterale recettizio della rinuncia, che assume efficacia sin dal momento della sua conoscenza da parte della P.A., senza necessità di alcun provvedimento amministrativo; sull’inapplicabilità al rapporto concessorio della normativa sopravvenuta successivamente alla rinuncia; sull’illegittimità, per violazione dell’art. 23 Cost., della prestazione patrimoniale imposta in assenza di una specifica norma di legge;

 

Tar Umbria, 11 marzo 2016, n. 257, sulla non necessità da parte dell'Amministrazione di procedere alla comunicazione di avvio del procedimento nei casi di sospensione della licenza di porto di fucile; sui necessari presupposti per la concessione ed il mantenimento del porto d’armi; sull'ampia discrezionalità amministrativa nella valutazione circa l'affidabilità o meno del soggetto destinatario dei provvedimenti inibitori della detenzione e dell'uso di armi; sui presupposti per l’assunzione dei provvedimenti di divieto di detenzione di armi e munizioni e di quello di sospensione del porto di fucile;

 

Tar Umbria, 11 marzo 2016, n. 258 (sentenza breve), sull'applicabilità anche alle ipotesi di mero rinnovo del patentino per la vendita di generi di monopolio del requisito della distanza minima di 100 metri tra esercizio e rivendita più vicina, di cui al Decreto Ministeriale n. 38 del 2013; sull'equivalenza tra le ipotesi di rinnovo del provvedimento amministrativo autorizzatorio e le ipotesi di “nuovo rilascio” dello stesso;

 

Tar Umbria, 11 marzo 2016, n. 259, sulla natura decadenziale del termine di trenta giorni previsto dall’art. 116 del c.p.a., relativo alla proposizione del ricorso avverso il diniego o il silenzio sull’istanza di accesso; sulla preclusione,  in caso di mancata impugnazione del silenzio serbato su di una istanza di accesso, alla reiterabilità dell’istanza stessa ed alla conseguente impugnazione del successivo comportamento omissivo, laddove questo sia meramente confermativo del primo;

 

Tar Umbria, 23 marzo 2016, n. 261, sulla domanda di accertamento del diritto al trasferimento di aree e opere di urbanizzazione ex art. 1932 c.c.; sulla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, ex art. 133 del c.p.a., nelle controversie aventi ad oggetto l'esecuzione di obbligazioni derivanti da una convenzione di lottizzazione, quale strumento di pianificazione di tipo attuativo del piano regolatore, rientrante tra gli accordi sostitutivi di provvedimento ex art. 11 della legge n. 241 del 1990;

 

Tar Umbria, 23 marzo 2016, n. 262, sul provvedimento di diniego alla realizzazione di un impianto di distribuzione carburanti; sull'inammissibilità dell'integrazione motivazionale postuma del provvedimento amministrativo; sugli interessi pubblici coinvolti nel procedimento di autorizzazione alla realizzazione di siffatti impianti anche in relazione alle disposizioni contenute nelle NTA del piano regolatore comunale;

 

Tar Umbria, 23 marzo 2016, n. 263, sui presupposti della revisione della patente di guida di cui all’art. 128 Codice della Strada; sulla necessità di una puntuale ed esauriente motivazione nell’indicazione delle ragioni per cui è sorto il dubbio sulla persistenza dei requisiti per il possesso della patente di guida attesa la sfera di ampia discrezionalità che caratterizza il provvedimento di revisione;

 

Tar Umbria, 23 marzo 2016, n. 264, sulla nozione di controinteressato in materia di provvedimenti sanzionatori di violazioni edilizie; sull’inammissibilità del ricorso per impugnazione della sanzione amministrativa prevista dall’art. 9, primo comma, della legge regionale Umbria 28 novembre 1989, n. 40 senza previa impugnazione dei provvedimenti di sospensione dei lavori e di inizio del procedimento sanzionatorio ex art. 13, legge regionale Umbria 3 novembre 2004, n. 21;

 

Tar Umbria, 23 marzo 2016, n. 265, sulle ordinanze contingibili e urgenti in materia di allontanamento di capi suini presenti all’interno di stalle e di divieto di immissione di nuovi capi; sulla natura delle ordinanze contingibili e urgenti utilizzabili solo in via provvisoria, straordinaria e sussidiaria quando la norma non preveda un atto amministrativo tipico e una specifica competenza ad adottarlo; sulla natura delle ordinanze previste dall’art. 191 D.lgs. 3 aprile 2006 n. 152 le quali consentono il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti che va effettuata garantendo un elevato livello di tutela della salute e dell’ambiente; sulla necessità di adottare tali ordinanze su parere degli organi tecnici o tecnico-sanitari locali, che si esprimono con specifico riferimento alle conseguenze ambientali; sull’illegittimità di un’ordinanza contingibile e urgente concernente lo stoccaggio di rifiuti speciali in assenza dei  pareri tecnici specifici ovvero nel caso in cui non risulti sufficientemente evincibile la ragione per cui gli effluenti possano, così come stoccati, rappresentare un reale o potenziale pericolo per la pubblica incolumità; sull’illegittimità dell’ordinanza contingibile e urgente nella quale non risultano esplicitati i presupposti per la sua adozione e difetti una congrua ed esaustiva motivazione; 

 

Tar Umbria, 23 marzo 2016, n. 266, sulla legittimazione attiva di un comitato spontaneo di cittadini ad impugnare provvedimenti ritenuti lesivi di interessi comuni solo se dimostra di avere un collegamento stabile con il territorio ove svolge l’attività di tutela degli interessi stessi, se la sua attività si protrarrà nel tempo e se, quindi, il comitato non nasce in funzione della impugnazione di singoli atti e provvedimenti; sulla necessità di indicare nello statuto di un comitato ambientale la residenza dei sottoscrittori, in assenza della quale non è dato desumere il grado di rappresentatività e stabilità adeguato a perseguire in modo non occasionale gli obiettivi di tutela ambientale richiesto alle persone giuridiche non comprese nell’elenco delle associazioni a carattere nazionale individuate dal Ministero dell’Ambiente ai sensi dell’art. 13, legge 8 luglio 1986, n. 349; sulla mancanza di legittimazione ad agire di un comitato o di altra associazione spontanea costituiti in funzione dell’impugnazione di singoli atti e provvedimenti; sulla legittimazione ad agire di un soggetto privato uti singulus proprietario di immobili situati nelle immediate vicinanze di un impianto a biogas; sulla legittimazione ad agire che non è subordinata alla produzione di una prova puntuale della concreta pericolosità dell’impianto, reputandosi sufficiente una prospettazione delle temute ripercussioni su un territorio collocato nelle immediate vicinanze; sull’obbligo nell’individuare i progetti da sottoporre a VIA regionale o provinciale ed a verifica di assoggettabilità regionale o provinciale di non tenere in considerazione soltanto criteri dimensionali, risultando necessario valutare sulla scorta dei principi generali espressi dalla sentenza della Corte Costituzionale 22 maggio 2013 n. 93, in applicazione dell’Allegato III alla direttiva 13 dicembre 2011 n. 2011/92/Ue, caso per caso, in via sistematica, anche gli altri criteri prescritti negli allegati alla citata direttiva come imposto dall’art. 4, par. 3; sull’applicazione del principio di precauzione di cui all’art. 174 del Trattato istitutivo dell’Unione Europea il quale comporta che, ogni qual volta non siano conosciuti con certezza i rischi indotti da un’attività potenzialmente pericolosa, l’azione dei pubblici poteri debba tradursi in una prevenzione anticipata rispetto al consolidamento delle conoscenza scientifiche, anche nei casi in cui i danni siano poco conosciuti o solo potenziali; sul principio di precauzione che non può legittimare un'interpretazione delle disposizioni normative, tecniche ed amministrative vigenti in un dato settore che ne dilati il senso fino a ricomprendervi vicende non significativamente pregiudizievoli, e che non può essere invocato per il miglioramento delle condizioni ambientali dei corpi idrici anziché per l'esigenza della prevenzione di danni ambientali in tutti i casi in cui difetti il requisito della stretta necessità della misura agognata;

 

Tar Umbria, 23 marzo 2016, n. 268, sulla legittimità del provvedimento inibitorio delle manifestazioni sportive di cui all’art. 6 L. n. 401/1989 pur quando non venga accertato uno specifico atto di violenza da parte di ciascun componente del gruppo, poiché i comportamenti sanzionati sono possibili proprio in quanto collettivi; sulla configurabilità del DASPO come misura di prevenzione e di polizia, come tale utilizzabile non solo a fronte di una lesione accertata, ma anche a fronte di un pericolo di lesione dell’ordine pubblico

 

Tar Umbria, 24 marzo 2016, n. 271, sulla competenza territoriale del TAR Lazio con riferimento all’impugnazione degli esiti dell’interpello nazionale in base al quale il Dipartimento Amministrazione Penitenziaria gestisce il processo di mobilità interna dei proprio dipendenti, in quanto la graduatoria finale non limita i suoi effetti nell’ambito regionale del TAR Umbria.

 

Tar Umbria, 25 marzo 2016, n. 280, sulla natura cautelare e preventiva dell’istituto di cui all’art. 8 D.L. 11/2009, in quanto finalizzato a fare in modo che gli atti persecutori posti in essere contro la persona non siano più ripetuti e non cagionino esiti irreparabili; sulla necessità per il Questore di valutare la pericolosità sociale del presunto stalker sulla base dei fatti narrati dalla presunta vittima, le controdeduzioni dell’ammonendo, le informazioni fornite dagli organi investigativi e le dichiarazioni rese dalle persone informate sui fatti, stante la necessità di assicurazione la partecipazione del soggetto da ammonire nel procedimento di cui al D.L. 11/2009.

 

Tar Umbria, 25 marzo 2016, n. 281, sulla non necessità di instaurare un formale contraddittorio procedimentale a fronte dell’adozione di un’ordinanza contingibile ed urgente da parte del Sindaco; sul concetto di pubblica incolumità intesa come sicurezza di tutti i cittadini senza determinazione e limitazione di persone contro i danni fisici personali derivanti da fenomeni naturali oppure da attività materiali umane.

 

Tar Umbria, 25 marzo 2016, n. 282, sull’onere di effettuare una tempestiva ed autonoma impugnazione degli atti endoprocedimentali direttamente ed immediatamente pregiudizievoli per il ricorrente; sull’onere di impugnare tempestivamente ed autonomamente il provvedimento comunale di qualificazione edilizia dell’intervento rispetto al quale viene chiesto il finanziamento, in quanto atto endoprocedimentale astrattamente idoneo ad influenzare in modo sostanzialmente sfavorevole per il ricorrente i successivi scrutini, ad opera dell’amministrazione regionale, ai fini del finanziamento stesso.

 

Tar Umbria, 25 Marzo 2016, n. 283,  sulla capacità processuale e sulla legittimazione attiva di una società cancellata dal registro delle imprese, con conseguente successione nel processo ex art. 110 C.p.c. da parte dei soci; sulle differenze tra rivendite speciali di tabacchi e patentini, desumibili dalla normativa vigente (Legge n. 1293/57, D.P.R. n. 1074/1958); sul D.L. 6 luglio 2011 n. 98 che ha reso possibile l’esercizio della rivendita di tabacchi in tutti gli impianti di distribuzione carburanti aventi superficie minima di 500 mq, purché nel rispetto delle disposizioni di cui agli artt. 22 e 23 della L. 14 ottobre 1958 n. 1074 ed in presenza di ulteriori requisiti tecnici previsti dall’art. 28, comma 8 lett. d) dello stesso D.L. n. 98/2011; sul dibattito giurisprudenziale in materia ed in particolare sulla giusta ratio dell’art. 28, comma 8 lett. d) cit.; sulle rivendite di tabacchi che non possono qualificarsi imprese equiparabili a tutti gli effetti alle altre attività economiche suscettibili della più ampia liberalizzazione, considerando che si tratta pur sempre di esercizi che cooperano all’espletamento di un servizio pubblico, che coinvolge interessi sensibili della comunità;

 

Tar Umbria, 25 Marzo 2016, n. 284, sulla revoca dell’autorizzazione del porto d’armi, quale atto con finalità di prevenzione di fatti lesivi della pubblica sicurezza che può essere sufficientemente sorretta da valutazioni della capacità di abuso, fondate su considerazioni probabilistiche e su circostanze di fatto, assistite da meri elementi di "fumus"; sul principio in base al quale il porto d’armi non costituisce un diritto assoluto ma rappresenta, invece, un’eccezione al normale divieto di portare armi e, pertanto, il giudizio prognostico di pericolosità per l’ordine pubblico effettuato dall’Amministrazione, concretatosi in possibili abusi nell’uso delle armi, risulta legittimo e, comunque, non manifestamente illogico né irragionevole, non sindacabile in sede di giurisdizione generale di legittimità; sulla semplice denuncia di reato all’Autorità Giudiziaria che in subiecta materia  può assurgere di per sé  a giustificazione del giudizio di complessiva inaffidabilità, in ipotesi di estrema gravità dei fatti denunziati e dell’attendibilità dei medesimi; sui provvedimenti in materia che, essendo preordinati alla salvaguardia dell’incolumità delle persone, hanno il carattere dell’urgenza e per i quali può anche essere omessa la comunicazione di avvio del procedimento prevista dall’art. 7, L. 7 agosto 1990, n. 241;

 

Tar Umbria, 25 Marzo 2016, n. 285, sull’inammissibilità della memoria di replica depositata dall’Amministrazione resistente, essendo essa prodotta in assenza di una memoria ex art. 73 comma 1, C.P.A. cui effettivamente replicare; sulla necessità derivante direttamente dal Codice dei contratti che nella fase di verifica del possesso dei requisiti (sia in sede di controllo a campione, che in sede di controllo nei confronti del primo e secondo classificato), i concorrenti forniscano la documentazione probatoria vera e propria, proveniente da enti pubblici e privati, non essendo più sufficiente l’autocertificazione, né essendo prescritto che le stazioni appaltanti acquisiscano d’ufficio la documentazione probatoria dei requisiti di capacità tecnico economica, differenza di quanto avviene, invece, nella fase di presentazione delle domande di partecipazione e delle offerte; sull’art. 48 del Codice che, laddove fissa un termine di dieci giorni - di carattere pacificamente perentorio - entro cui i concorrenti devono fornire la prova dei requisiti dichiarati, non impone alcun onere sproporzionato o esorbitante; sull’istituto del soccorso istruttorio che si innesta nel sub procedimento di ammissione dei concorrenti e non già nella fase della verifica a campione (o del primo e secondo classificato) ai sensi dell’art. 48 del D.lgs. 163/2006, laddove è invece onere del concorrente produrre la documentazione nella sua esclusiva disponibilità nel termine di dieci giorni; sull’impossbilità di riconoscere qualsivoglia efficacia alle direttive non ancora recepite, che introducono nell’ordinamento un istituto nuovo che, come tale, esige una compiuta disciplina normativa interna, necessariamente riservata in tutti i suoi aspetti al Legislatore nazionale;

 

Tar Umbria, 25 Marzo 2016, n. 286, sul riparto di giurisdizione in merito alle controversie relative alla computabilità dell’indennità di amministrazione nel trattamento pensionistico, per cui occorre distinguere tra il caso della domanda proposta nel corso del rapporto di lavoro e diretta all’accertamento della computabilità dell’emolumento nella base contributiva ed il caso della domanda proposta dal dipendente in quiescenza (la giurisdizione della Corte dei Conti si estende alle controversie riguardanti l’an e il quantum della pensione, ma resta esclusa da ogni questione connessa con il rapporto di pubblico impiego, quale la determinazione della base pensionabile e dei relativi contributi da versare che rientra nella giurisdizione del G.A.); sulla corretta interpretazione della Legge 11 dicembre 1962, n. 1746 al fine di stabilire se il servizio prestato per conto dell’ONU nelle zone di intervento determinate dallo Stato Maggiore della Difesa possa equipararsi o meno alle c.d. “campagne di guerra” ai fini del riconoscimento dei termini e delle condizioni per il calcolo del beneficio della supervalutazione del servizio prestato dai combattenti di cui all’art. 3, Legge 24 aprile 1950 n. 390; sull’inapplicabilità di tale legge trattandosi di normativa il cui ambito di operatività risultava temporalmente delimitato alle sole campagne di guerra del periodo 1940-1945 (contra: T.A.R. Friuli Venezia Giulia, 28 agosto 2014, n. 450; T.A.R. Lombardia, sez. I, 7 maggio 2014, n. 1168);

 

Tar Umbria, 25 Marzo 2016, n. 287, sull’inammissibilità della richiesta, avanzata solo oralmente ed in udienza pubblica, di riesame del provvedimento adottato dalla competente Commissione di diniego del beneficio del gratuito patrocinio oltre i termini previsti dall’art. 99, comma 1, del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 (20 gg.) per la proposizione dell’apposito ricorso; sul provvedimento di rimpatrio e foglio di via obbligatorio emanato nei confronti di soggetto esercente l’attività di parcheggiatore abusivo, sanzionata esclusivamente sul piano amministrativo, nell’ipotesi in cui tale condotta abbia determinato, nella fattispecie, turbamento dell’ordine e della sicurezza pubblica; sulla necessità che il giudizio di pericolosità si basi sui concreti comportamenti dell’interessato che, ancorché non integranti reato, rendano probabile, secondo il prudente apprezzamento dell’Autorità di polizia, che il soggetta possa in futuro commettere reati;

*   *   *

Si segnala che le sentenze e/o ordinanze relative a giudizi di ottemperanza a seguito di decreto della Corte di Appello in materia di Equa Riparazione nel mese di marzo 2016 sono: dalla n. 225 alla n. 250, dalla n. 272 alla n. 279 e dalla n. 288 alla n. 296;  

si segnala che le sentenze di improcedibilità per cessata materia del contendere e/o sopravvenuta carenza di interesse sono: n. 211, n. 212, n. 218, n. 252, n. 256;

 

infine, sono stati emanati anche una sentenza con cui si da atto della rinunzia al ricorso (n. 260), un’ordinanza di sospensione del giudizio (n. 219), un’ordinanza di integrazione del contraddittorio (doc. 269) e tre decreti di liquidazione del compenso (n. 220, n. 221 e n. 270).


 

Si segnalano per la rilevanza ovvero per la novità delle questioni trattate le decisioni numeri 213, 216217283285 e 286.

 

per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 febbraio e il 29 febbraio 2016

clicca qui

per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 aprile e il 30 aprile 2016

clicca qui

 

per gli elenchi delle decisioni degli anni 2010 - 2011 - 2012 - 2013 – 2014 - 2015 - 2016

clicca qui

 

per reperire le decisioni nel sito istituzionale della g.a.

clicca qui

Visualizzazioni: 79

Commento

Devi essere membro di Osservatorio degli Avvocati Amministrativisti in Umbria per aggiungere commenti!

Partecipa a Osservatorio degli Avvocati Amministrativisti in Umbria

© 2021   Creato da Osservatorio degli A.A.U..   Tecnologia

Badge  |  Segnala un problema  |  Termini del servizio