Sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 ottobre e il 31 ottobre 2015 (dalla n. 440 alla n. 504)

64) continua la pubblicazione dell'elenco sommario delle decisioni (sentenze e ordinanze collegiali) pronunciate dal Tar Umbria; la pubblicazione, ha cadenza mensile.
 Dal mese di febbraio 2013 la pubblicazione - alla quale si provvede sulla base di quanto risulta dal "Registro dei Provvedimenti Collegiali" conservato nella Segreteria Generale del Tar, Ufficio pubblicazione - è curata dalla redazione di “Avvocati Amministrativisti in Umbria".

Tar Umbria, 7 ottobre 2015 n. 440, sull’illegittimità del giudizio di mancata ammissione di un alunno, destinatario delle speciali previsioni di cui alla L. 170 del 2010, alla classe superiore laddove lo stesso si estrinsechi nella mera barratura di caselle prestampate e, oltretutto, non presenti l’integrale compilazione di alcuni quadri indispensabili per una corretta valutazione;

 

Tar Umbria, 7 ottobre 2015 n. 441, sull’insussistenza, in caso di accesso documentale finalizzato alla cura o difesa di interessi giuridici del richiedente, della pretesa all’acquisizione dei nominativi dei soggetti contemplati nei documenti ostesi, anche alla luce della necessità di salvaguardare la riservatezza degli interessati da azioni, ancorché proponibili solo in via astratta, potenzialmente discriminatorie;

 

Tar Umbria, 7 ottobre 2015 n. 443 (decreto collegiale), sull’inidoneità dell’avviso via pec al solo avvocato domiciliatario a far decorrere il termine di 180 giorni di cui all’art. 82 c.p.a. per il deposito dell’istanza di fissazione d’udienza dopo la comunicazione dell’avviso di perenzione, laddove quest’ultimo sia relativo ad un ricorso che è stato notificato prima dell’entrata in vigore del D.L. 185/2008 (che ha imposto per i professionisti esercenti attività legali di dotarsi di un indirizzo PEC) e dell’art. 1 del D. Lgs. 195/2011 (che ha imposto l’obbligo per i difensori di indicare nel primo atto un indirizzo PEC), non essendo al riguardo condivisibile il diverso orientamento espresso dalla sentenza n. 33 del 10.12.2014 dell’Adunanza Plenaria;

 

Tar Umbria, 7 ottobre 2015 n. 444, sulla sussistenza, in materia di emersione del lavoro irregolare, di una duplice alternativa, alla stregua del quale è solo possibile accogliere la domanda per la presenza ininterrotta del lavoratore nel territorio dello Stato o respingerla per la sua assenza nel periodo di riferimento; sulle circostanze rilevanti ai fini della formazione del convincimento del Giudice in ordine alla presenza o meno del lavoratore nel territorio dello Stato alle scadenze prestabilite;

 

Tar Umbria, 2015 n. 445, sull’insussistenza dell’obbligo di notifica degli atti diretti all’ANAS presso l’Avvocatura dello Stato, stante l’inesistenza di norme che dispongano in tal senso; sull’insussistenza della violazione dell’art. 38, comma 2 bis, del Codice dei Contratti Pubblici (e, comunque, sulla necessità di applicare, eventualmente, il soccorso istruttorio) laddove l’aggiudicatario di una gara pubblica, pur avendo depositato lo schema-tipo di una polizza fideiussoria non sottoscritta, abbia allegato un’appendice separata, sottoscritta da un agente di assicurazione, che ne costituisce parte integrante pur se da essa materialmente separata, altresì depositando in giudizio una dichiarazione sostitutiva dello stesso agente di assicurazione che certifichi la sussistenza dei propri poteri rappresentativi all’emissione del contratto di garanzia.

 

TAR Umbria, 7 ottobre 2015, n. 446, sulla gara informale ex art. 30, D.Lgs. 12 aprile 2006 n. 163, che costituisce un modulo procedimentale caratterizzato da alto grado di speditezza, nonché da amplissima discrezionalità dell’amministrazione nella fissazione delle regole selettive, con conseguente non soggezione alle regole interne e comunitarie dell’evidenza pubblica, con la sola eccezione dei principi desumibili dal Trattato e dei principi generali di trasparenza, adeguata pubblicità, non discriminazione, parità di trattamento, mutuo riconoscimento, proporzionali (che nel caso di specie sono stati rispettati); sullo stretto legame tra il modulo della gara informale quale preludio all’affidamento diretto, anch’esso sottoposto a regole di legalità che impongono alla P.A. di agire in conformità ai principi di trasparenza e pubblicità; sulla verifica dell’integrità dei plichi che non esaurisce la sua funzione nella constatazione che gli stessi non abbiano subito manomissioni o alterazioni, ma garantisce che il materiale documentario trovi correttamente ingresso nella procedura di gara, giacché la pubblicità delle sedute risponde all’esigenza di tutela, non solo della parità di trattamento dei concorrenti, ma anche dell’interesse pubblico alla trasparenza ed all'imparzialità dell'azione amministrativa, le cui conseguenze negative sono difficilmente apprezzabili ex post una volta rotti i sigilli ed aperti i plichi, in mancanza di un riscontro immediato;

 

TAR Umbria, 7 ottobre 2015, n. 447, motiva in fatto sull’inammissibilità del ricorso volto ad ottenere l’annullamento dell’ordinanza di archiviazione del procedimento di demolizione, poiché, all’esito della verificazione, si è stabilito che la demolizione comprometterebbe la resistenza sismica del fabbricato, risultando operazione estremamente invasiva e costosa;

 

TAR Umbria, 7 Ottobre 2015, n. 449, sulla violazione di una disposizione comunitaria da parte di un atto amministrativo che dà luogo ad un vizio di illegittimità, con conseguente onere d’impugnazione dello stesso provvedimento nel termine decadenziale previsto dall’art. 29 C.P.A.; sulla non disapplicabilità della norma interna (art. 1, comma 4-bis, D.L. n. 536 del 1996), quand’anche, assunta in carenza di potere per contrasto con la Direttiva comunitaria (art. 5, Direttiva 2001/83/CE), nel caso in cui l’Autorità che ha adottato quella norma non sia destinataria del ricorso; sulla giudizio relativo all’equivalenza di diversi principi attivi, cui è subordinata la possibilità di porre in competizione farmaci diversi che compete allo Stato, non essendo ammissibile una disciplina differenziata per singola Regione e non potendo le singole Regioni incidere autonomamente nel merito delle scelte terapeutiche, anche alla stregua del riparto di competenze di cui all’art. 117 Cost.;

 

TAR Umbria, 7 ottobre 2015, n. 450, sul provvedimento di perdita di grado che è conseguenza della sanzione accessoria della rimozione, irrogata in seguito ad una sentenza di condanna penale che, connotandosi alla stregua di atto vincolato, rende inutile l’apporto collaborativo (avvio del procedimento) anche ai sensi dell’art. 21-octies della L. 8 agosto 1990 n. 241;  sull’esclusione di applicabilità del capo III, L. n. 241 del 1990 ai sensi dell’art. 1349, comma 3 del Codice dell’Ordinamento Militare; sul provvedimento di perdita di grado che, ai sensi degli art. 29 e 33 del Codice Penale Militare, comporta sempre la cessazione del servizio permanente effettivo, sussistendo un’ontologica incompatibilità tra perdita del grado e possibilità di rimanere in servizio permanente; sulla manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale posta con riferimento alla disciplina della c.d. destituzione automatica; sulla portata dell’art. 867, comma 5, Codice Ordinamento Militare che non si applica al personale della Guardia di Finanza; sulla non autonoma impugnabilità della comunicazione di avvio del procedimento in quanto atto emesso nell’ambito di un iter suscettibile di definizione non necessariamente sfavorevole nei confronti dell’interessato;

 

TAR Umbria, 7 ottobre 2015, n. 451, sulla riunione del ricorso di cognizione e di quello per l’ottemperanza del giudicato in base all’esigenza di simultaneus processus con precedenza di trattazione delle questioni poste con l’azione di cognizione; sulla circostanza che, pur non coincidendo sotto il profilo contenutistico l’accertamento dei giudicati contenuti nella sentenza del TAR e in quella del Consiglio di Stato, la seconda ha un ambito oggettivo che assorbe quello della prima e può escludere, come in effetti fa, l’illegittimità del permesso di costruire in sanatoria che in precedenza il TAR aveva annullato e da cui erano scaturiti più provvedimenti di concessione edilizia per; sulla improcedibilità dei motivi aggiunti per incompatibilità logico-giuridica con la sopravvenuta sentenza del Consiglio di Stato nella misura in cui tendono a rimettere in discussione permessi in sanatoria conseguenti ad una complessa attività rinnovatoria svoltasi in più fasi, che non avrebbe dovuto esserci, in ragione della accertata legittimità del primo provvedimento in sanatoria;

 

TAR Umbria, 7 ottobre 2015, n. 452, sull’inammissibilità del ricorso per difetto di giurisdizione del G.A., sussistendo la giurisdizione ordinaria nelle controversie in materia di impugnativa della decadenza dall’assegnazione dell’alloggio di edilizia residenziale in quanto, ai sensi dell’art. 133 C.P.A., nella materia dell’edilizia residenziale pubblica, ricompresa per la finalità sociale che connota in quella dei servizi pubblici, la giurisdizione del giudice amministrativo non è configurabile nella fase successiva al provvedimento di assegnazione, giacché detta fase è segnata dall’operare dell’Amministrazione non quale autorità che esercita poteri pubblici, ma nell’ambito di un rapporto privatistico di locazione, tenuto conto che i provvedimenti adottati non costituiscono espressione di una ponderazione tra l’interesse pubblico e quello privato, ma si configurano come atti di valutazione  del rispetto, da parte dell’assegnatario, di obblighi assunti al momento della stipula del contratto.

 

Tar Umbria, 7 ottobre 2015, n. 455, sulla decorrenza del termine di 120 giorni per la proposizione dell’azione di condanna, di cui all’art. 30, comma 3, c.p.a., dalla data di emanazione del provvedimento tardivo, ove il ritardo nell’adozione del provvedimento stesso assuma valenza causale nella produzione dell’evento dannoso; sull’applicabilità del termine di decadenza di cui all’art. 30, comma 3, c.p.a. alle fattispecie in cui, pur essendo stata presentata istanza in data anteriore all’entrata in vigore del Codice, il termine naturale di conclusione del procedimento sarebbe comunque scaduto in data posteriore a detta entrata in vigore; sulla manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 30, commi 3 e 4, c.p.a., nella parte in cui ha introdotto un regime decadenziale rispetto a quello prescrizionale, in relazione al diritto di difesa, in quanto lo stesso è posto a presidio dell’esigenza di certezza dei rapporti giuridici;

 

Tar Umbria, 7 ottobre 2015, n. 457, sulla sussistenza della giurisdizione del G.A. in ordine alle procedure selettive, interne od esterne, per il conferimento di incarichi a tempo determinato, anche nell’ipotesi in cui il bando preveda unicamente la valutazione dei titoli posseduti dai candidati, senza lo svolgimento di alcuna prova, essendo in tali casi l’azione diretta alla tutela dell’interesse legittimo al corretto espletamento del concorso; sulla sussistenza dell’interesse al ricorso anche nell’ipotesi in cui il ricorrente non abbia chiesto di essere incluso nella graduatoria ovvero la revoca del conferimento dell’incarico, permanendo l’interesse al risarcimento del danno derivato dall’illegittimo espletamento della procedura; sull’obbligo dell’amministrazione, ai sensi dell’art. 7, comma 6, lett. b), d.lgs. n. 165/2001, di verificare, antecedentemente all’indizione della procedura esterna, l’assenza di professionalità interne in possesso dei requisiti per il conferimento dell’incarico; sulla necessità della predeterminazione dei criteri per la valutazione dell’offerta economica proposta dal professionista; sulla necessaria pubblicità della seduta di apertura delle buste contenenti le offerte; sulla necessità che il ricorrente fornisca puntuale prova delle occasioni lavorative perdute in ordine al risarcimento della c.d. perdita di ciance; sulla sussistenza di un contrasto giurisprudenziale in ordine alla risarcibilità del danno curricurale; sulla liquidazione in via equitativa, di detto danno curricurale, in quanto richiesto in ragione del mancato svolgimento di una prestazione lavorativa, unitamente al danno morale ed all’impoverimento della capacità professionale;

 

Tar Umbria, 7 ottobre 2015, n. 458, (ricorso elettorale) sul difetto di legittimazione passiva dell’Ufficio centrale elettorale e del Ministero dell’Interno nel giudizio di impugnazione del verbale di proclamazione degli eletti e delle operazioni di ripartizione dei seggi; sulla necessità di includere, nel computo dei voti validamente espressi nell’intera circoscrizione, quelli attribuiti al solo candidato a Presidente della Giunta regionale, ai sensi dell’art. 15 comma 6, della legge n. 108 del 17 febbraio 1968, così come recepito e modificato dalla legge regionale dell’Umbria n. 4/2015; sulla diretta riferibilità ex lege del singolo voto dato esclusivamente al candidato della Presidenza della Giunta anche alle singole liste riunite nella coalizione che sostiene quest’ultimo o comunque alle singole liste ad esso collegate; sull’insussistenza, nell’attuale normativa in materia di elezione dei componenti del Consiglio regionale, di una ratio volta a garantire un’adeguata rappresentanza alle liste di minoranza all’interno della coalizione, essendo invece particolarmente garantita la stabilità del governo regionale;

 

Tar Umbria, 8 ottobre 2015, n. 459, sulla sussistenza dell’interesse all’impugnazione dell’esclusione da procedura selettiva per l’accesso al pubblico impiego, anche in ipotesi di non superamento della prova di resistenza per il posizionamento quale vincitore nella graduatoria, in virtù del persistente interesse al collocamento, quale idoneo, nella graduatoria stessa ai fini del futuro scorrimento; sulla non necessità di un impulso processuale di parte per la coltivazione della controversia in ipotesi di rinvio della trattazione della causa a data da destinarsi, contrariamente che nell’ipotesi della cancellazione della stessa dal ruolo; sulla natura di atto pubblico, facente fede fino a querela di falso, del verbale delle operazioni di concorso; sulla automatica qualificazione quale rinunciatario del concorrente non presente presso la sede nell’orario fissato per l’espletamento delle prove; sulla vincolatività delle norme previste dalla lex specialis, che non possono essere interpretate sulla base di un criterio di ragionevolezza, ove contrastante con il dato letterale;

 

Tar Umbria, 9 ottobre 2015, n. 469, (sentenza breve) sull’inidoneità, ai sensi dell’art. 65 del d.lgs. n. 82/2005, di una semplice e-mail, non certificata, a far decorrere i termini per la formazione del silenzio assenso dell’amministrazione; sulla necessità che il consenso all’espletamento di attività di didattica frontale da parte del personale ricercatore del comparto universitario sia esternato in forma scritta; sulla necessità di idonea motivazione in ordine al rigetto dell’istanza del personale universitario volta all’ottenimento di un periodo di aspettativa per l’espletamento di incarichi di didattica e ricerca presso istituzioni universitarie estere;

 

Tar Umbria, 9 ottobre 2015, n. 470, (sentenza breve) sulla parificazione del diploma magistrale ad indirizzo linguistico con il diploma magistrale tout court ai fini della partecipazione ai concorsi per l’insegnamento nelle scuole primarie;

 

Tar Umbria, 9 ottobre 2015, n. 471, (sentenza breve) sulla parificazione del diploma magistrale ad indirizzo linguistico con il diploma magistrale tout court ai fini della partecipazione ai concorsi per l’insegnamento nelle scuole primarie;

 

Tar Umbria, 9 ottobre 2015, n. 472, sulla natura del diploma di maturità sperimentale “ad indirizzo linguistico” conseguito presso gli Istituti Magistrali di cui all’art. 4, D.P.R. 31 maggio 1974, n. 419 che va considerato, ai fini della partecipazione ai concorsi per l’insegnamento nelle scuole primarie, alla stessa stregua del diploma di maturità magistrale tout court (accoglie il ricorso con cui la ricorrente aveva censurato l’esclusione postuma dalla graduatoria e la conseguente risoluzione del contratto per mancanza del titolo necessario);

 

Tar Umbria, 9 ottobre 2015, n. 473, sul principio generale ad impossibilia nemo tenetur, applicabile anche in materia di accesso alla documentazione amministrativa, secondo cui, in tali, casi l'esercizio del relativo diritto e/o l'ordine d'esibizione impartito dal Giudice non può riguardare, per evidenti ragioni di buon senso, documenti non esistenti o mai formati, ma solo quelli effettivamente esistenti;

 

Tar Umbria, 9 ottobre 2015, n. 474, sulla verifica della legittimità del provvedimento amministrativo che deve avvenire in base a fatti e documenti avuti dall’Amministrazione nel corso del procedimento, non sulla base di allegazioni emerse solo nella fase giudiziale, dovendosi escludere, per tale via, che possa svolgersi un giudizio “sul rapporto” tra l’interessato e l’Autorità Amministrativa; sull’inidoneità ai fini dell’annullamento del provvedimento di diniego del permesso di soggiorno di un’allegazione documentale o, comunque, di fatto, relativa agli oneri di produzione che le norme in tema di permesso di soggiorno configurano a carico dell’interessato;

 

Tar Umbria, 9 ottobre 2015, n. 480, sulla dichiarazione di emersione del lavoro irregolare la cui fondatezza è idonea a far conseguire il permesso di soggiorno al lavoratore straniero (respinge l’eccezione di irricevibilità del ricorso avverso al dichiarazione di emersione del lavoro irregolare, fondata sulla sopravvenienza del diniego del permesso di soggiorno al lavoratore); sulla dichiarazione di cui all’art. 5, D.Lgs. 16 luglio 2012, n. 109 che si configura come dichiarazione di scienza con cui il datore di lavoro attesta la sussistenza dei presupposti per accedere alla sanatoria e per la quale, anche volendo riconoscerne valore negoziale unilaterale, non si può escludere il diritto di rettifica di cui all’art. 1324 Cod. Civ., qualora l’errore commesso sia essenziale e riconoscibile; sull’obbligo della P.A. di effettuare gli indispensabili approfondimenti istruttori in caso emergano, in seno al procedimento, circostanze rilevanti per l’emanazione del provvedimento finale;  sulle dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà che, benché non abbiano alcun valore sul piano probatorio, in sede processuale assumono valore specie quando l’Amministrazione non fornisca elementi in grado di evidenziare una diversa rappresentazione dei fatti;

 

Tar Umbria, 21 ottobre 2015, n. 492, sulle modalità di presentazione dell’istanza per l’autorizzazione all’istallazione degli impianti pubblicitari di cui all’art. 53 D.P.R. 16 dicembre 1992, n. 445; sull’obbligo per l’istante di allegare alla domanda la prova dell’avvenuto versamento degli oneri economici (imposta di bollo e diritti di segreteria), il cui mancato rispetto comporta necessariamente il rigetto dell’istanza, non essendo consentito di condizionare il versamento all’esito favorevole della stessa; sull’applicazione dell’imposta di bollo anche alle istanze inviate tramite poste elettronica certificata; sul confine tra divieto di motivazione postuma del provvedimento amministrativo in sede processuale e semplice specificazione dei motivi di non assentibilità dello stesso;

 

Tar Umbria, 21 ottobre 2015, n. 493, sul concetto di prodotto equivalente che, in materia di fornitura di beni e servizi di cui all’art. 125 D.Lgs. 12 aprile 2006, n. 163, trova limite nella possibilità di utilizzare il prodotto o l’apparecchiatura alla stesse esatte condizioni di quelle previste dal disciplinare di gara, non potendo la Stazione appaltante adagiarsi sull’acquisto di un prodotto similare rispetto a quello richiesto; sulla prova dell’identità delle prestazione del prodotto che spetta all’offerente, essendo suo l’interesse alla vendita del prodotto considerato equivalente e non potendo il criterio del prezzo sopperire alla non identità delle specifiche tecniche con quelle richieste dall’Amministrazione acquirente;

 

Tar Umbria, 22 ottobre 2015, n. 495, sulla dichiarazione di inammissibilità dei motivi aggiunti che, ai sensi dell’art. 43 C.P.A., devono introdurre ragioni a sostegno delle domande già proposte o proporne di nuove attraverso l’impugnazione di atti sopravvenuti in corso di giudizio, purché connessi con quello impugnato nel ricorso principale; sulla mancata impugnazione del provvedimento di approvazione del P.R.G. che non comporta l’improcedibilità del ricorso in quanto l’ipotetico annullamento della delibera di adozione esplica effetti caducanti e non meramente vizianti sul successivo provvedimento di approvazione nella parte in cui conferma le previsioni contenute nel piano adottato e fatto oggetto di impugnativa; sull’esenzione dall’obbligo di motivazione degli atti a contenuto generale (nel caso di specie P.R.G.) secondo quanto expressis verbis sancito dall’art. 3, comma 2, L. n. 241/1990; sulla necessità di rappresentare in maniera circostanziata le censure di disparità di trattamento e di ingiustizia manifesta; sulla natura ordinatoria e non perentoria del termine previsto dall’art. 7 della L.R. 31 del 1997, così come modificato dall’art. 1 della L.R. 30 agosto 2004, n. 34;

 

Tar Umbria, 22 ottobre 2015, n. 496, sul dies a quo per la proposizione di impugnativa in relazione agli atti di cui non sia richiesta la notificazione individuale che decorre dal giorno in cui sia scaduto il termine della pubblicazione come attualmente recita l’art. 41 C.P.A. (il caso di specie riguarda la pubblicazione nell’albo pretorio della delibera di adozione del P.R.G.); sulla facoltà di impugnazione della delibera di adozione del P.R.G. con la conseguenza che è ammissibile quella della sola delibera di approvazione del piano; sulla possibilità di impugnare il Piano Regolatore in relazione ad ogni vizio ipotizzabile anche se determinatosi nella fase dell’adozione e, quindi, anche da chi aveva già acquisito piena conoscenza della delibera comunale di adozione, atteso che l’approvazione dello strumento urbanistico dà vita ad un atto formalmente e sostanzialmente nuovo rispetto al piano solo adottato; sulla violazione od elusione del giudicato la quale ricorre allorché l’Amministrazione con l’atto a mezzo del quale si sia nuovamente determinata va ad alterare l’assetto degli interessi stabilito dal Giudice con la sentenza di cui si chiede l’esecuzione, ponendosi in contrasto con quanto statuito nel giudizio di merito ed esercitando nuovamente la medesima potestà pubblica, già illegittimamente esercitata; sulla natura ordinatoria del termine previsto dall’art. 9, comma 5, L.R.U. n. 31 del 1997, a seguito dell’abrogazione intervenuta con l’art. 73, comma 1, lett. g) della L.R.U. n. 11 del 2005 e la sostituzione della predetta disposizione con l’art. 15, comma 10, della predetta Legge regionale; sulla violazione di un termine qualificato come perentorio da parte di un’Autorità sovraordinata che non può ragionevolmente viziare ex post la legittimità di una delibera comunale la quale risulterebbe altrimenti contraddittoriamente travolta dall’inazione della Provincia;

 

Tar Umbria, 22 ottobre 2015, n. 497, sull’azione di condanna pubblicistica (la c.d. azione di esatto adempimento) tesa ad una pronuncia che, per le attività vincolate, costringa l’Amministrazione ad adottare il provvedimento satisfattorio che è ricavabile dai principi costituzionali e comunitari in materia di pienezza ed effettività della tutela giurisdizionale ed è enucleabile dal combinato disposto dell’art. 30, comma 1, e dell’art. 34, comma 1, lett. c) C.P.A.; sulla natura di una convenzione urbanistica quale istituto di complessa ricostruzione a causa della convergenza di profili di stampo pubblicistico e contrattuale, che è, tuttavia, riconducibile nell’alveo degli accordi (tendenzialmente sostitutivi) tra Amministrazione e privati, disciplinati in via generale dall’art. 11 L. 241/1990, con conseguente applicabilità alla stessa dei principi generali del Codice Civile in materia di obbligazioni e contratti, tra cui rientra l’art. 1453 C.C.; sull’inapplicabilità dell’art. 30, comma 3, C.P.A. che prevede il termine perentorio di 120 giorni per proporre azione di risarcimento per lesione degli interessi legittimi, ad un illecito anteriore all’entrata in vigore del codice; sull’omessa attivazione degli strumenti di tutela nel caso di azione di risarcimento del danno ai sensi dell’art. 30, comma 3, C.P.A. che, nel comportamento complessivo delle parti, è valutabile, alla stregua dei principi di buona fede e di solidarietà, come elemento che incide sulla sussistenza e consistenza del pregiudizio; sull’azione di risarcimento del danno per inadempimento contrattuale che presuppone la configurabilità dell’inadempimento e sull’impossibilità sopravvenuta per causa non imputabile al debitore (Comune) che costituisce ai sensi dell’art. 1256 c.c. un modo di estinzione dell’obbligazione diverso dall’adempimento;

 

Tar Umbria, 22 ottobre 2015, n. 498, sulla giurisdizione del G.O. in ordine all’impugnativa di un’ordinanza comunale di alloggio di edilizia residenziale da parte di un soggetto che, pur non originario assegnatario, deduce di avere diritto al subentro in quanto inserito nel nucleo familiare (in relazione ad impugnativa di ordinanza di rilascio di un alloggio di edilizia residenziale pubblica); sulla giurisdizione del G.A. ai sensi dell’art. 133 C.P.A. in materia di edilizia residenziale pubblica, ricompresa in quella dei servizi pubblici, fino al provvedimento di assegnazione, giacché la fase successiva è segnata dall’operare dell’Amministrazione non quale autorità che esercita poteri pubblici, ma nell’ambito di un rapporto privatistico di locazione, tenuto conto che i provvedimenti variamente definiti di revoca, decadenza, risoluzione non costituiscono espressione di una ponderazione tra interesse pubblico e quello privato, ma si configurano come atti di valutazione del rispetto da parte dell’assegnatario di obblighi assunti al momento della stipula del contratto, ovvero si sostanziano in atti di accertamento del diritto vantato dal terzo al subentro sulla base dei requisiti richiesti dalla Legge;

 

Tar Umbria, 22 ottobre 2015, n. 499, sulla necessità ai sensi dell’art. 6, comma 2, del D.M. n. 269 del 2010 di un rapporto di lavoro dipendente con il titolare della licenza prevista dagli artt. 133 o 134 del T.U.L.P.S. (decreto di guarda giurata particolare); sulla compatibilità della norma regolamentare di cui al predetto articolo con gli artt. 133 e 134 T.U.L.P.S., la cui ratio è quella di instaurare un rapporto stabile e non occasionale di una guardia giurata particolare con l’Istituto di vigilanza; sulla compatibilità del predetto Regolamento ministeriale anche con la libertà di prestazione dei servizi sancita dal trattato FUE, in quanto ciò che è richiesto è essenzialmente la garanzia della par condicio con l’imprenditore o prestatore di lavoro italiano, allorché vengano in giuoco esigenze specifiche di sicurezza; sulla legittimità del provvedimento di revoca del decreto di guardia giurata particolare motivato con riferimento al venir meno del rapporto di lavoro dipendente; sulla natura del giudicato cautelare quale provvedimento interinale che subisce le sorti del giudizio nel cui ambito è emanato, ma soprattutto non produce l’effetto preclusivo tipico del giudicato per cui la sospensione dell’efficacia di un atto impugnato non estende i suoi effetti ad atti ulteriori e con differente corredo motivazionale; sulla vigenza in materia di detenzione di armi della regola generale di divieto sancito, tra l’altro, dall’art. 699 C.P. che è suscettibile di rimozione in presenza di specifiche ragioni ed in assenza di rischi anche solo potenziali a seguito di autorizzazione di polizia; sulla natura urgente del provvedimento prefettizio; 

 

Tar Umbria, 22 ottobre 2015, n. 500, (sentenza in forma semplificata), sull’insussistenza dell’onere di allegare da parte del richiedente il parere dell’organismo di cui all’art. 87, comma 4, D.Lgs. n. 259 del 2003 necessario ai fini dell’attivazione dell’impianto di una stazione radio base, ma non per il rilascio della relativa autorizzazione alla realizzazione.

 

*   *   *

 

le sentenze e ordinanze relative a giudizi di ottemperanza a seguito di decreto della Corte di appello in materia di Equa Riparazione nel mese di settembre 2015 sono le seguenti: n. 460, n. 461, n. 462, n. 463, n. 464, n. 465, n. 466, n. 467, n. 468, n. 477, n. 481, n. 483, n. 484, n. 485, n. 486, n. 487, n. 488, n. 489, n. 490, n. 494, n. 502, n. 503, n. 504.

 

 

le sentenze di improcedibilità per cessata materia del contendere e sopravvenuta carenza di interesse pubblicate nel mese di ottobre sono le seguenti: n. 448, n. 453, n. 454, n. 475, n. 478, n. 479, n. 491, n. 501.

 

 

nel mese di ottobre sono state emanate due ordinanze interlocutorie (n. 442 e n. 456), una sentenza per l’esecuzione del giudicato formatosi su D.I. (n. 476) ed un’ordinanza di correzione dell’errore materiale (n. 482).

 

 

si segnalano per la rilevanza ovvero per la novità delle questioni trattate le decisioni numeri 441, 443, 445, 446, 450, 452, 455, 457, 458, 474, 492, 493, 495 e 499

 

per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 settembre e il 30 settembre 2015

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per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 novembre ed il 30 novembre 2015

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per gli elenchi delle decisioni degli anni 2010 - 2011 - 2012 - 2013 – 2014 - 2015

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per reperire le decisioni nel sito istituzionale della g.a.

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