Sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 novembre e il 30 novembre 2015 (dalla n. 505 alla n. 552)

 65) continua la pubblicazione dell'elenco sommario delle decisioni (sentenze e ordinanze collegiali) pronunciate dal Tar Umbria; la pubblicazione, ha cadenza mensile.
 Dal mese di febbraio 2013 la pubblicazione - alla quale si provvede sulla base di quanto risulta dal "Registro dei Provvedimenti Collegiali" conservato nella Segreteria Generale del Tar, Ufficio pubblicazione - è curata dalla redazione di “Avvocati Amministrativisti in Umbria".

Tar Umbria, 4 novembre 2015, n. 505, sulla legittimazione processuale delle Autorità d’ambito territoriale che, ai sensi dell’art. 201 del D.lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Codice dell’ambiente), sono strutture dotate di personalità e cioè enti pubblici atipici obbligatori e con competenze pervasive in materia di gestione dei rifiuti titolari in via esclusiva (per ragioni di differenziazione ed adeguatezza ex art. 118, comma 1, Cost.) di tutte le funzioni amministrative prima individualmente spettanti agli enti locali, oltre che autorità di regolazione; sull’acquiescenza nei confronti di un provvedimento amministrativo che sussiste solo nel caso in cui ci si trovi in presenza di atti, comportamenti o dichiarazioni univoci, posti “liberamente” in essere dal destinatario dell’atto, che dimostrino la chiara ed incondizionata volontà dello stesso di accettarne gli effetti e l’operatività; sulla competenza, alla luce della normativa regionale, degli A.T.I. a deliberare la tariffa di conferimento riscossa dal gestore (T.I.A.), sulla determinazione della quale incidono anche la Regione ed il Piano regionale; sulle ipotesi di modificabilità delle tariffe del sistema regionale di smaltimento dei rifiuti consentite dalla normativa vigente in materia; sul giudizio di validità degli accordi di programma di cui all’art. 15 della L. 7 agosto 1990, n. 241 (sussumibili nel genus di quelli di cui all’art. 11 L. n. 241/1990 cit.) che deve essere condotto non solo sulla base di eventuali vizi propri dell’accordo stesso, bensì deve essere esteso ai vizi derivanti dalla determinazione preliminare di cui l’accordo costituisce attuazione, ovvero secondo i consolidati parametri pubblicistici in tema di illegittimità in via derivata degli atti amministrativi;

 

Tar Umbria, 5 novembre 2015, n. 506 (ordinanza), sulla competenza territoriale del T.A.R. Lazio, sede di Roma, in ordine alle controversie aventi ad oggetto, seppur in via residuale, un Bando del Ministero dello Sviluppo Economico per la attribuzione di contributi alle emittenti televisive locali (nel caso di specie il ricorso aveva ad oggetto sia la circolare Co.Re.Com. Umbria di esclusione dalla graduatoria che il Bando del Ministero dello Sviluppo Economico);

 

Tar Umbria, 5 novembre 2015, n. 513, sui presupposti per l’esercizio del diritto di accesso che va garantito qualora sia funzionale a qualunque forma di tutela (sia giudiziale che stragiudiziale) anche prima ed indipendentemente dall’effettivo esercizio di un’azione giudiziale; sull’interesse all’accesso che deve essere valutato in astratto, senza che possa essere operato alcun appezzamento in ordine alla fondatezza o all’ammissibilità della domanda giudiziale che gli interessati potrebbero eventualmente proporre sulla base dei documenti acquisiti mediante l’accesso stesso;

 

Tar Umbria, 10 novembre 2015, n. 514, sulla sussistenza dell’interesse concreto ed attuale ad impugnare disposizioni di un regolamento a carattere specifico e concreto, idonee ad incidere direttamente nella sfera giuridica degli interessati; sulla necessità che, ai fini dell’obbligo di notifica, i controinteressati siano individuati o individuabili sulla base del provvedimento gravato ed abbiano un interesse al mantenimento dello stesso; sulla sussistenza di una base legale rispetto alla norma regolamentare regionale in materia di modalità di reperimento dei fondi per l’indennizzo dei danni provocati dalla specie cinghiale e dalla relativa attività venatoria; sulla ragionevolezza di una speciale disciplina regolamentare per i danni provocati nell’ambito del territorio di competenza provinciale atteso che in tali aree (costituenti ambiti protetti) non è possibile la caccia; sulla possibilità che, ai sensi dell’art. 14 della l. n. 157/1992, le Regioni istituiscano forme di partecipazione economica dei cacciatori ai fondi; sull’insussistenza di un obbligo motivazionale in ordine agli atti normativi e generali; sulla necessità che la censura di disparità di trattamento sia fondata sulla identità delle situazioni sostanziali sottostanti; sulla manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell’art. 3, comma 3, della l.r. n. 17/2009 per violazione dell’art. 117 Cost. in quanto la compartecipazione degli ATC al pagamento degli indennizzi dei danni causati dalla fauna selvatica e dall’attività venatoria non costituisce un tributo ovvero una prestazione patrimoniale imposta, ma gestione di un servizio di organizzazione della caccia controllata;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 518, sulla possibilità per il controinteressato di proporre atto di motivi aggiunti c.d. improprio (anziché ricorso autonomo) per l’impugnazione di provvedimenti connessi a quelli impugnati dal ricorrente, anche in virtù dei principi di equivalenza delle forme e di conservazione degli atti che impediscono una pronuncia di inammissibilità per vizio di forma; sulla unicità del rapporto sostanziale regolato dai provvedimenti complessivamente impugnati che costituisce condizione di ammissibilità della proposizione di motivi aggiunti da parte del controinteressato, in quanto realizza quella connessione oggettiva che avrebbe consentito la riunione dei ricorsi e dunque legittima la proposizione di motivi aggiunti da parte di soggetti diversi dal ricorrente; sulla necessità che tali motivi aggiunti siano notificati, ai sensi dell’art. 43 c.p.a. e 170 c.p.c., presso il procuratore costituito in giudizio; sull’ammissibilità del motivo volto a censurare la concessione edilizia anche nell’ipotesi in cui non siano stati gravati i pareri della Soprintendenza e della Commissione per la qualità architettonica ed il paesaggio, in quanto atti prodromici ed endoprocedimentali; sull'impugnabilità della S.C.I.A. nell’ipotesi in cui il Comune abbia espressamente ammesso che il relativo procedimento si era concluso, concretando tale ammissione un diniego di provvedere che legittima l’impugnazione diretta del progetto senza necessità di gravare il  silenzio rifiuto formatosi sulla diffida a provvedere; sulla sussistenza di un rapporto di autonomia tra il piano di risanamento acustico ed i titoli edilizi rilasciati per la realizzazione del piano stesso, di modo che la mancata indicazione del complesso degli interventi compresi nel piano nei titoli edilizi non determina l’illegittimità di questi ultimi; sull’applicabilità delle soglie di rumore differenziale di cui all’art. 6, comma 2, del D.P.C.M. 1 marzo 1991 anche nel caso in cui il Comune non abbia provveduto alla suddivisione del territorio comunale nelle “classi di destinazione d'uso del territorio” definitive prescritta dall'art. 6, comma 1, lettera a) della legge n. 447/1995; sulla sopravvenuta carenza di interesse all’esame delle censure riguardanti l’assenza dei presupposti per l’adozione di un’ordinanza sindacale e sull’omesso esame delle osservazioni endoprocedimentali del destinatario nell’ipotesi in cui lo stesso si sia spontaneamente adeguato all’ordine comunale;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 519 (sentenza breve), sulla equiparabilità, ai fini dell’ammissione nella graduatoria permanente provinciale aggiornata ed integrata per il profilo di Collaboratore Scolastico, della prestazione di attività nel profilo professionale di “bidello cuciniere” alle dipendenze di Enti locali tenuti a fornire alle scuole statali personale ATA con quella di collaboratore scolastico oggetto di concorso ai sensi della «tabella A di equiparazione dei profili professionali della scuola e degli enti locali» contenuta nell’accordo ARAN/OO.SS del 20 luglio 2000;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 526, sulla necessità che l’edificio esistente di cui all’art. 33, comma 4, della l.r. n. 29/2003 (legge-casa) sia ultimato alla data del 31.03.2009 non solo a livello strutturale ma anche per quanto attiene finiture e impianti, in quanto tale articolo rinvia espressamente ai soli commi 1 e 3 dell’art. 22 della l.r. n. 1/2004 e non anche al comma 2 del medesimo articolo in base al quale è necessaria (e sufficiente) «la presenza delle opere strutturali, tali da rendere bene individuabile la consistenza dell’edificio stesso»; sulla conferma di tale esegesi rinvenibile nella locuzione, contenuta nell’art. 22, comma 2, “ai fini di cui al comma 1”, che specifica la rilevanza della disposizione ai fini della disciplina di attuazione della l.r. n. 1 del 2004 e non anche della l.r. n. 29/2003; sulla sufficienza, in ordine all’obbligo di esame delle memorie e dei documenti difensivi presentati dagli interessati nel corso del procedimento amministrativo, di un’esternazione motivazionale che renda, nella sostanza, percepibile la ragione del mancato adeguamento dell’azione amministrativa alle deduzioni partecipative;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 527, sul difetto di legittimazione passiva del Ministro dell’Economia e delle Finanze nella cause aventi ad oggetto l’impugnazione del provvedimento di diniego del riconoscimento della dipendenza dell’infermità da causa di servizio, poiché il parere del Comitato di Verifica delle Cause di Servizio costituisce un mero atto endoprocedimentale, in quanto tale privo di autonoma capacità lesiva; sull’eccesso di potere per vizio di motivazione nel caso in cui la P.a pretenda la dimostrazione dell’esistenza del rapporto eziologico tra infermità e causa di servizio con grado di certezza assoluta a fronte dell’impossibilità di stabilire un nesso diretto di causa/effetto sulla base delle attuali conoscenze scientifiche;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 528, sull’inammissibilità dei motivi di ricorso avverso un provvedimento adottato a seguito di ricorso gerarchico non proposti nella predetta sede contenziosa amministrativa, a meno che non sia ancora decorso il termine per ricorrere avverso l’originario provvedimento impugnato; sulla presunzione di scarsa affidabilità nell’uso delle armi a seguito della contestazione del reato di omessa custodia di armi di cui all’art. 20-bis L. n. 110/1975 in quanto fattispecie penale incriminatrice di mera condotta;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 529, sulla natura meramente confermativa del provvedimento amministrativo la cui motivazione consiste nel richiamo ad un precedente provvedimento, senza che vi sia stata una rivalutazione degli interessi pubblici e privati all’esito di ulteriore attività istruttoria; sull’insussistenza dell’obbligo di comunicare l’avvio del procedimento amministrativo in caso di procedimento sanzionatorio di repressione dell’abusivismo edilizio, stante la natura vincolata del potere repressivo della P.A.;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 530, sull’utilizzabilità della memoria di replica ex art. 73 C.p.a. quando controparte abbia depositato memoria conclusionale o comunque un atto ulteriore rispetto a quelli di risposta alle iniziative processuali di parte ricorrente al fine di garantire la par condicio tra le parti;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 531, sull’eccezione di inammissibilità per carenza di interesse di un ricorso avverso un avviso pubblico finalizzato a creare un elenco di idonei cui attingere nel caso di sostituzioni temporanee e non a ricoprire posti resisi vacanti nella pianta organica nel caso di vigenza di precedente graduatoria concorsuale; sulla valutazione della legittimità e ragionevolezza dell’indizione di un nuovo avviso per il conferimento di eventuali incarichi a posti di collaboratore professionale sanitario-tecnico della prevenzione durante la vigenza di una graduatoria per il conferimento dello stesso tipo di incarico in cui il ricorrente è inserito come idoneo; sulla rimozione dei limiti alle assunzioni dei dipendenti del Servizio Sanitario Nazionale ai sensi dell’art. 1, comma 565, della L. n. 296 del 2006 (norma confermata dall’art. 2 commi 71-73 della L. n. 191 del 2009 e dall’art. 15, comma 21, del d.l. n. 95 del 2012) con il mantenimento dell’obbligo di riduzione della spesa complessiva del personale confermata dall’art. 31 della L.R. Umbria n. 3 del 1998 che sottopone alla preventiva autorizzazione della Giunta Regionale la copertura dei posti vacanti in organico riferito alle posizioni funzionali apicali e alle posizioni funzionali del ruolo amministrativo ma non al ruolo di tecnico non dirigente (come nella fattispecie sottoposta al TAR); sull’esclusione in tali ipotesi in capo all’Azienda U.S.L. delle limitazioni alle assunzioni con conseguente inapplicabilità della normativa speciale (di ordine finanziario) prevedente la proroga dell’efficacia triennale delle graduatorie dei pubblici concorsi;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 532, (Sentenza non definitiva), sull’azione di condanna al risarcimento del danno patrimoniale conseguente all’illegittima occupazione conseguente ad un decreto di requisizione dei terreni e al pagamento dell’indennità di requisizione a seguito dell’annullamento dei provvedimenti con sentenza emessa dal Consiglio di Stato, nonché al risarcimento in forma equitativa di quello non patrimoniale connesso allo stravolgimento della serenità della vita; sulla prescrizione del diritto al risarcimento del danno causato dall’attività illegittima della pubblica amministrazione che inizia a decorrere dal passaggio in giudicato della sentenza amministrativa che dichiara l’illegittimità degli atti produttivi di danno per le fattispecie non assoggettate al regime di cui all’art. 30 c.p.a.; sull’ammissibilità del ricorso nel caso di mancata impugnazione del decreto prefettizio che dispone la requisizione dal momento che è stata definitivamente superata nell’ordinamento la teoria della pregiudiziale amministrativa rilevando quale circostanza al fine di escludere il risarcimento del danno; sul difetto di giurisdizione del G.A. della domanda relativa al pagamento dell’indennità di requisizione; sulla diversa natura della domanda di corresponsione dell’indennità di requisizione e quella di risarcimento del danno, l’una indennitaria e l’altra risarcitoria che si basano su diversi presupposti di fatto ed in particolare sull’emanazione del decreto di requisizione la prima e sull’illegittima occupazione del bene la seconda; sulla legittimazione passiva della Prefettura poiché ha adottato i provvedimenti di requisizione annullati ed in ragione anche del criterio generale di ripartizione delle competenze in materia di requisizione formatosi essenzialmente nell’ermeneusi dell’art. 7 della L. n. 2248 del 1865, All. E, che riconduce il potere allo Stato, e, per esso, al Prefetto, e solo in via sussidiaria al Sindaco; sulla necessità di dimostrare il dolo e la colpa quali elementi costitutivi del diritto al risarcimento dell’Autorità che ha emanato il provvedimento illegittimo non essendo sufficiente per la genesi dell’obbligazione risarcitoria il solo annullamento dell’atto lesivo; sulla natura di indice presuntivo della colpevolezza dell’Amministrazione dell’illegittimità del provvedimento impugnato; sull’onere gravante sull’Amministrazione di provare l’assenza di colpa mediante la deduzione di circostanze integranti gli estremi dell’errore scusabile; sulla natura dell’errore scusabile che può riconoscersi nel caso di presenza di un contrasto giurisprudenziale sull’interpretazione di una norma, di un fatto altamente complesso o dell’influenza di altri soggetti; sulla natura del termine finale della requisizione (non parametrabile alla durata dello stato di emergenza) funzionale alla tutela della proprietà privata che può essere incisa per finalità di pubblico interesse ma nel minimo indispensabile; sull’applicabilità anche alle azioni risarcitorie proposte prima dell’entrata in vigore del processo amministrativo della regola della non risarcibilità dei danni evitabili con l’impugnazione del provvedimento la quale costituisce una regola ricognitiva dei principi già inferibili alla stregua di un’interpretazione evolutiva dell’art. 1227, comma 2, c.c. (nel caso di specie non era stato impugnato il provvedimento prefettizio con il quale era stato revocato il decreto di requisizione di alcuni terreni e veniva contemporaneamente disposta la requisizione di altre aree); dispone la verificazione tecnica per la valutazione del danno; sulla richiesta di danno non patrimoniale che è risarcibile ai sensi dell’art. 2059 c.c. anche quando non sussiste un fatto di reato, a tre condizioni: a) che l’interesse leso, e non il pregiudizio sofferto abbia rilevanza costituzionale, b) che la lesione dell’interesse sia grave, nel senso che l’offesa superi un soglia minima di tollerabilità, c) che il danno non sia futile vale a dire che non consista in meri disagi o fastidi; sulla necessità di allegare e dimostrare puntualmente nella sua consistenza, anche mediante il ricorso a presunzioni, il danno non patrimoniale;  

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 547, sulla legittimazione ad agire del concorrente escluso dalla fase di valutazione dell’offerta economica, che avendo diretto le censure avverso la stessa fase della procedura (valutazione delle offerte tecniche) in cui la partecipazione alla gara ha subito un arresto, in funzione della “simmetria escludente” e del numero dei concorrenti (n. 2),  conserva un interesse strumentale (anche in funzione della rinnovazione della gara); motiva in fatto sulla conformità alla disciplina di gara dell’offerta presentata dalla controinteressata;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 548, sulla natura del giudizio di ottemperanza che è limitato alla stretta esecuzione del giudicato del quale si chiede l’attuazione esulando dal suo ambito la cognizione di qualsiasi altra domanda, comunque correlata al giudicato; sulla posizione processuale delle parti nel giudizio di ottemperanza che rimane quella che avevano in quello terminato con la pronuncia da ottemperare;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 549, sul rimedio esperibile avverso il diniego opposto ad istanza di accesso agli atti relativi ad un giudizio già pendente, ed in particolare sul rapporto tra la proposizione di automa azione ex art. 116 c.p.a. ed il ricorso allo strumento processuale dell'esibizione istruttoria ai sensi dell’art. 116, comma 2, c.p.a.; sulla contrapposizione tra diritto di accesso ai documenti amministrativi e tutela della riservatezza nel caso di dati c.d. "supersensibili";

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 550, sulla facoltà dell'amministrazione locale di ricorrere allo scorrimento di graduatorie già formatesi per l'assunzione di nuovo personale in luogo dell'indizione di un pubblico concorso; sul peculiare onere motivazionale sussistente a carico dell'amministrazione che ricorre al sistema del pubblico concorso in presenza di una graduatoria efficace cui attingere per l'assunzione di nuovo personale;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 551, sulla natura di atto endoprocedimentale, instabile e ad effetti interinali, dell'aggiudicazione provvisoria di un appalto pubblico e sulla fisiologica conseguente possibilità che la stessa non sia seguita dal provvedimento di aggiudicazione definitiva; sulla inidoneità del provvedimento di aggiudicazione provvisoria ad ingenerare forme di affidamento tutelabili sotto il profilo risarcitorio; sulla inapplicabilità della disciplina dettata dagli artt. 21-quinquies e 21-nonies della Legge n. 241 del 1990 nei riguardi del provvedimento di aggiudicazione provvisoria; sulla facoltà per la stazione appaltante di procedere alla revoca in autotutela dell'aggiudicazione provvisoria della gara in caso di sopravvenute esigenze di contenimento della spesa pubblica;

 

Tar Umbria, 19 novembre 2015, n. 552, sulle ipotesi di ampliamento previste dall’art. 35 della Legge regionale n. 11 del 2005 e sulla nozione di aderenza tra edifici presupposta dalla predetta norma; sulla natura discrezionale della valutazione compiuta dall'amministrazione in ordine alla sussistenza di un unicum edilizio tale da legittimare il ricorso alle ipotesi di ampliamento suddette; sulla sottrazione di tale valutazione al sindacato del Giudice Amministrativo in tutte le ipotesi in cui non si ravvisi un macroscopico travisamento dei fatti o di difetto di istruttoria, ovvero nei casi in cui tale valutazione non sia manifestamente illogica, arbitraria o totalmente inattendibile.

*   *   *

Si segnala che le sentenze e/o ordinanze relative a giudizi di ottemperanza a seguito di decreto della Corte di appello in materia di Equa Riparazione nel mese di novembre 2015 sono: n. 507, n. 508, n. 509, n. 510, n. 511, n. 512, n. 515, n. 516, n. 517, n. 520, n. 521, n. 522, n. 523, n. 524, n. 525, n. 534, n. 535, n. 536, n. 537, n. 538, n. 539, n. 540, n. 541, n. 542, n. 543, n. 544, n. 545, n. 546;

 

si segnala che le sentenze di improcedibilità per cessata materia del contendere e/o sopravvenuta carenza di interesse sono: n. 533.

 

si segnalano per la rilevanza ovvero per la novità delle questioni trattate le decisioni numeri 505, 518, 527, 528, 530, 531, 532, 549, 551.

 

per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 ottobre e il 31 ottobre 2015

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per il sommario delle decisioni pubblicate tra il 1 dicembre e il 31 dicembre 2015

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per gli elenchi delle decisioni degli anni 2010 - 2011 - 2012 - 2013 – 2014 - 2015

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per reperire le decisioni nel sito istituzionale della g.a.

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